Alla GAM di Milano Letizia Cariello presenta ‘Parnassus’, installazione site-specific che trasforma la Sala del Parnaso in uno spazio attraversabile di luce, tempo ed energia. La nostra intervista.

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Una stanza dentro un’altra stanza. È da questa immagine, tanto concreta quanto mentale, che prende forma Παρνασσός Parnassus, l’intervento site-specific di Letizia Cariello (in arte LETIA) alla GAM Galleria d’Arte Moderna. Dal 14 aprile al 5 luglio 2026, la storica Sala del Parnaso si trasforma così in uno spazio attraversabile, sospeso tra architettura, tempo e percezione, in cui l’opera non si impone ma si innesta.

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All’interno dell’ex sala da pranzo della Villa Reale – dominata dall’affresco neoclassico di Andrea Appiani dedicato ad Apollo e alle Muse – Cariello costruisce una struttura leggera, in alluminio dorato, che si offre allo sguardo senza mai chiudersi. Una geometria aperta, attraversabile visivamente e fisicamente, che dialoga con le finestre, con il giardino e con la stratificazione storica dello spazio, senza mai sovrastarla.

Il lavoro si sviluppa come un organismo in equilibrio tra calendari scritti a mano – segni ricorrenti nella ricerca dell’artista – e un globo sospeso, realizzato con materiali che rimandano alla risonanza sonora. Il tempo, qui, non è una misura lineare ma una materia viva, da attraversare. Mentre la luce, filtrata e riflessa, diventa un dispositivo percettivo.

View of Παρνασσός 2024-2026 golden epoxy cotated aluminium structure six Calendars of different diameters and one Globe golden tassel red trimming cord overall dimensions cm350 x 520 x 338 Courtesy dell’Artista

Non è, dunque, un’installazione da osservare, ma una dimensione da abitare per cui il visitatore è chiamato a muoversi, a cambiare punto di vista, a entrare in relazione con ciò che accade tra pieni e vuoti. In questo senso, Parnassus si configura come un’esperienza più che come un oggetto: una soglia continua tra dimensioni.

Proprio suono e musica troveranno un’estensione nel concerto del 21 maggio, quando la Sala del Parnaso sarà attraversata dalle esecuzioni de Le Dimore del Quartetto: un momento in cui musica e spazio si fonderanno, amplificando la percezione dell’opera e trasformandola in un ambiente ancora più immersivo e dinamico.

Intervista a Letizia Cariello

Quali sono state le difficoltà maggiori nel realizzare quest’installazione in dialogo con la classicità?
«Questo progetto è stato molto complesso per diversi motivi. Il primo, evidente, è la forza di questo luogo, che ha ancora oggi un’identità energetica molto potente: l’affresco di Appiani, la dimensione, la struttura, i colori, l’essenza stessa dello spazio architettonico. È stato difficile anche perché questa è una stanza “senza muri”, quindi bisognava intervenire senza risultare né episodici né parassitari.

Trovare un dialogo tra epoche diverse, tra opere d’arte lontane nel tempo, senza creare uno squilibrio è rarissimo. Spesso il contemporaneo finisce per vampirizzare lo storico – che ha già una sua forza – oppure per combatterlo. In altri casi, invece, è il contenitore stesso, così potente, ad assorbire tutto ciò che accoglie».

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Che cosa l’aiutata nel trovare il giusto equilibrio?
«Per me è stato fondamentale pensare a un dialogo che funzionasse come in un’orchestra: strumenti diversi, suonati da maestri diversi, che insieme producono un’energia superiore. L’unico esempio che ricordo in questo senso è una mostra straordinaria al Museo di Capodimonte, curata da Antonio Spinosa, con le opere di Louise Bourgeois: lì il dialogo avveniva proprio a livello energetico. Anche qui succede questo e l’installazione è una stanza dentro una stanza, un luogo che ospita presenze interpretabili in moltissimi modi. L’unica costante è la dinamica dell’attraversamento».

LETIA – Letizia Cariello, CALENDARIO QUANTICO 2025 scrittura ad inchiostro su lenzuolo elementi vegetali essiccati dipinti con oro e ricamo con filo d’oro ø cm 160 Courtesy dell’Artista Ph. Michele Nastasi

Quali sono gli elementi simbolici della sua opera?
«La struttura è stata progettata considerando aspetti numerologici, di proporzione e di armonia. È un lavoro che mette in gioco chi lo attraversa: non offre una risposta letterale, ma una risposta di pancia. Da quella reazione nasce una visione, e da quella visione il progetto. Così, questa struttura può sembrare una casa, un gazebo, una gabbia, una giostra – ed è tutte queste cose insieme, ma anche nessuna. Il suo effetto è quello di risultare familiare, ma è una familiarità solo apparente: ogni interpretazione apre lo spazio, non lo chiude».

In che modo Parnassus rientra nella sua ricerca artistica?
«Il dialogo con il mio lavoro si basa soprattutto sulla relazione tra interno ed esterno, su cui lavoro da sempre, e sulle dimensioni energetiche. Il mio obiettivo è mettere le persone in una condizione in cui possano attivare autonomamente le proprie competenze emotive, intuitive e visive, attraverso una risposta energetica. Quando guardiamo, quando immaginiamo, entriamo in una dimensione ulteriore – una sorta di quarta dimensione – dove operano intuizione e immaginazione. È quella dimensione in cui “sappiamo” qualcosa senza poterlo spiegare: una persona, un paesaggio, una situazione ci chiamano. È una capacità che appartiene a tutti noi ed è legata al rapporto tra tempo, spazio ed energia».

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Se dico che l’opera non avrebbe potuto esistere altrove, sbaglio?
«Quando mi è stata proposta questa sala, l’installazione mi è apparsa immediatamente. Ho “visto” il progetto, l’ho disegnato – perché io penso disegnando – e da lì ho sviluppato tutto, anche a livello produttivo. È stata una realizzazione molto complessa e faticosa: basti pensare che ogni calendario grande richiede circa tre mesi di lavoro. Per questo progetto ce ne sono voluti sette o otto. È stato un lavoro estremamente impegnativo, anche dal punto di vista energetico».

E poi c’è il dialogo con l’ambiente esterno.
«Ho voluto le finestre aperte, perché la luce e la visione dell’esterno generano spontaneamente un movimento: si guarda, si gira intorno, si entra in relazione. Non solo: al centro c’è un globo costruito con stecche di legno di risonanza, lo stesso usato per gli strumenti musicali. La musica è fondamentale nella mia ricerca. Questo legno ha venature sottili e parallele che fanno rimbalzare il suono, quindi le onde: onde di luce, di energia, di spazio.

Che cosa rappresentano, invece, i calendari e come sono realizzati?
«I calendari che si vedono qui sono la parte più riconoscibile del mio lavoro. Non sono riproducibili, perché sono profondamente identitari. Non segnano il tempo passato, ma quello che deve arrivare. Nascono da sessioni di scrittura in cui entro in relazione con la dimensione del tempo. Sono scritti su lenzuola, poi intelaiati: li realizzo interamente a mano, dalla scrittura con la penna fino al ricamo. Qui ce ne sono sei coppie, e contribuiscono a creare questa idea di movimento, di attraversamento nello spazio».

Viviamo immersi in un campo di onde – qualcosa che i mistici hanno sempre affermato e che oggi anche la fisica quantistica conferma. Quando pensiamo, entriamo in questa dimensione. Le stecche possono essere piegate senza spezzarsi e formano lo scheletro della struttura, rivestita con una carta in fibra di vetro su cui è serigrafato il calendario. Per tornare all’ambiente circostante, ho inserito anche delle rose del giardino della GAM, proprio per rafforzare questo continuo scambio tra interno ed esterno – non solo a livello fisico, ma anche concettuale ed energetico».

LETIA -Letizia Cariello working on Παρνασσός GAM- Milano foto Michele Nastasi

Rispetto, invece, al mito come si confronta?
«C’è una dimensione ludica: qui non c’è solo Piermarini o Appiani, ma anche l’idea di attraversamento. Il Parnaso è il luogo di passaggio verso l’ultramondo, che per i Greci era qualcosa di molto concreto. Nell’Ade si incontravano i parenti, si veniva rimproverati: una dimensione molto umana, che ritroviamo anche in Dante. Questo ultramondo ci riguarda profondamente, e ha a che fare con il movimento circolare.

Accanto a tutto questo, c’è anche il riferimento a Melotti, che ha lavorato molto sul gioco. Per me è importante che questa leggerezza sia fatta di luce, spazio e attraversamento, ma anche di gioco. Ed è una condizione fondamentale della creatività, è ciò che ci porta in quella quarta dimensione».

Παρνασσός Parnassus
di LETIA – Letizia Cariello
GAM Galleria Arte Moderna Milano

Orari
Da martedì a domenica: 10.00 – 17.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura) / Lunedì chiuso / 1° maggio chiuso
Biglietti
Intero € 5,00 – Ridotto € 3,00

Immagini: Courtesy l’Artista Ph. Michele Nastasi

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