Dal tema ‘Essere progetto’ al ritorno del tangibile: Patrick Abbattista di DesignWanted spiega i trend della Milano Design Week 2026 e i dieci progetti da non perdere.
Con l’arrivo di aprile, Milano inaugura ufficialmente il conto alla rovescia per uno degli eventi più attesi dell’anno. Sulla scia del MIA Photo Fair che inaugura idealmente la stagione meneghina dedicata alle arte, la città si prepara infatti ad accogliere professionisti, appassionati e semplici curiosi in materia di design e arti applicate. Due gli eventi cruciali in calendario, la Milano Art Week (dal 17 al 19 aprile 2026) e la Milano Design Week (dal 20 al 26 aprile 2026), con gli appuntamenti diffusi del FuoriSalone e il Salone del Mobile negli spazi fieristici di Rho (dal 21 al 26 aprile).
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Una settimana che chi frequenta Milano conosce bene per l’affluenza che si registra anche nel centro cittadino. Proprio alla luce delle proposte di allestimento, installazioni site-specific e mostre temporanee inserite nel programma ufficiale. Così, per capire come destreggiarsi per non perdersi in code senza fine – magari solo per recuperare il gadget del momento – e scoprire che cosa vale davvero la pena vedere, abbiamo chiesto a Patrick Abbattista, Founder & CEO di DesignWanted, brand internazionale di riferimento per il design contemporaneo e futuro.
Il countdown è cominciato, dicevamo, ma la Milano Design Week 2026 conferma globalmente un periodo di grande centralità per il capoluogo. A partire dai Giochi Olimpici Invernali. «Per quanto riguarda il mondo del design, Milanoè da sempre il luogo ideale da cui partire e a cui arrivare al termine dei dodici mesi che seguono – o che precedono – aprile. E questo è un anno in cui, almeno da quello che stiamo rilevando, ci sarà un ritorno al tangibile. Non che il design non lo sia già di suo, ma c’è proprio una voglia sottesa di esperienze più fisiche. Ed è il tratto che, come DesignWanted, stiamo rilevando», spiega Abbattista.
Indice
- Il tema della Milano Design 2026 : cosa significa Essere progetto
- Muoversi tra Salone e FuoriSalone
- Dieci iniziative da non perdere nell’edizione 2026
- Alcova – Ospedale Militare a Baggio
- Alcova – Villa Pestarini
- USM × Snøhetta – Renaissance of the Real
- MoscaPartners Variations – Palazzo Litta Spazio storico
- Masterly – Ten Years of Rising Talents
- 6AM – Over and Over and Over and Over
- Gaggenau – Presence
- Polish Modernism – A Struggle for Beauty
- Rick Tegelaar – OASIS
- DEORON
Il tema della Milano Design 2026: cosa significa Essere progetto
A confermare il trend ci pensa già il tema dell’edizione, ovvero Essere progetto, «che si declina in due aspetti», prosegue. «Il primo è la centralità dell’individuo come agente trasformativo, perché è evidente soprattutto nel design che sono gli individui, con le loro idee e i loro processi, a innescare meccanismi di trasformazione. Dall’altro, ha anche a che fare con l’idea che il design sia progettualità, cioè che c’è un percorso evolutivo continuo in cui si costruisce in virtù del passato. Ma con una grande sensibilità rivolta al presente e al futuro, specie di questi tempi».

In questo senso, dunque, «la progettualità è qualcosa che si sente spesso nel mondo del design. E quando c’è un percorso con un progetto solido alle spalle, lo si vede anche nei prodotti finali, che incarnano in sé sia la parte tecnologica e tecnica, sia lo storytelling che ha dato loro vita. Questo succede sia con i designer indipendenti, sia con i brand, sia con i grandi studi. È qualcosa che accomuna tutti nella qualità del risultato, al di là dell’estetica, che chiaramente resta soggettiva».
Così, diventa ancora più importante saper selezionare nel mare magnum degli eventi, in modo da identificare le iniziative più interessanti. Con buona pace di una mappatura generale che si rivelerebbe «di fatto impossibile e non aiuterebbe neppure a identificare il rumore rispetto al suono. Quindi vogliamo fare un po’ di cut through the noise».
La parola chiave, diventa, quindi selezionare e prima ancora educare, nel senso di formare e informare. «Credo che il valore del design dovrebbe essere qualcosa di assolutamente condiviso e spiegato», riflette ancora Abbattista. «Ovvero, le persone andrebbero educate al tema del progetto, che va ben oltre il solo settore del design. Per esempio, nei Paesi scandinavi, è frequente vedere laboratori di design già in tenera età, dove si spiega il valore della progettazione e l’impatto che i prodotti hanno sul vivere quotidiano. Da un punto di vista sociale, culturale e ambientale».
Muoversi tra Salone e FuoriSalone
La dimensione collettiva e la partecipazione di grandi masse ha reso «il FuoriSalone non solo un momento legato all’industria, ma anche un grande momento culturale della città. E quindi succede che ci siano tantissimi progetti in giro e tantissime persone più o meno addentro al settore. È chiaro che questo crea molto rumore ma probabilmente aiuterebbe costruire una sorta di cruscotto condiviso dagli operatori che permetta alle persone di capire cosa sia davvero rilevante per loro.
Altrimenti il rischio è andare in giro a zonzo, vedere cose, incontrare gente, ma senza cogliere il valore profondo di ciò che si osserva. Questo vale soprattutto per il pubblico generalista. Gli addetti ai lavori invece sanno già esattamente dove andare, perché andarci e con chi andarci».
Del resto, la Milano Design Week è anche l’occasione per capire quali sono i cambiamenti in atto nel settore. Cambiamenti che finiranno per entrare nelle case di tutti: «è indubbio che il design abbia un ruolo nella vita di chiunque, sia di chi ne è consapevole sia di chi lo è meno – riflette ancora il CEO di DesignWanted. – Per questo penso che dovrebbe esserci un interesse genuino anche da parte del pubblico generalista nel capire come vengono concepiti certi prodotti».
«Anche perché l’abitare sta cambiando: prima la cucina la pensavi in un modo, oggi in un altro, mentre il salotto assume funzioni diverse dal momento che si vivono gli spazi in modo molto più fluido. Sono tante situazioni che si stanno evolvendo, soprattutto nel post Covid. E quindi, se si approccia il design da questo punto di vista, può diventare una chiave di lettura utile anche per chi ne sa poco. Un modo per interpretarlo in funzione della propria vita quotidiana. Se invece l’approccio è da professionista del settore, chiaramente si entra in un livello di profondità diverso e si cercano informazioni di altra natura».
A riprova di un terreno in costante evoluzione, «quest’anno viene presentato per la prima volta il Salone Raritas, dedicato al mondo del collectible design. Avrà la capacità di mettere in dialogo icone storiche, edizioni limitate e manifattura contemporanea. Sarà, quindi, un’ottima occasione per scoprire un mondo che sta crescendo sotto traccia da molti anni in uno spazio più istituzionale che per la prima volta dà voce a questo trend».
Dieci iniziative da non perdere nell’edizione 2026
Ecco, allora, quali sono le dieci proposte da non perdere al FuoriSalone durante la Milano Design Week 2026 secondo Patrick Abbattista e DesignWanted:
Alcova – Ospedale Militare a Baggio
Lo spazio dismesso viene riattivato grazie ad Alcova che trasforma chiese, archivi storici e cortili in palcoscenico per ricerca materiale e installazioni site-specific di studi indipendenti internazionali. Apprezzabile, in particolare, «la ricerca sui materiali e la dimensione culturale del design, dove la contaminazione si può toccare con mano. Probabilmente sarà il luogo più denso e più imprevedibile della settimana. Ed è anche un grande ritorno».
Alcova – Villa Pestarini
L’unica residenza milanese di Franco Albini sarà aperta al pubblico per la prima volta. «È un luogo che è già di per sé un manifesto del razionalismo italiano e che entrerà in dialogo con una serie di interventi contemporanei. La cosa interessante è proprio la possibilità di accesso a un’architettura normalmente non visibile al pubblico».
USM × Snøhetta – Renaissance of the Real
La collaborazione tra un brand iconico come USM e uno studio come Snøhetta «rende già interessante l’iniziativa». Insieme propongono un’installazione multisensoriale che «coinvolge tatto, suono e visione, sottolineando l’ esigenza di ritornare a esperienze più reali in un mondo iperconnesso».
MoscaPartners Variations – Palazzo Litta Spazio storico
L’esposizione trasforma Palazzo Litta in laboratorio di metamorfosi grazie a «un’installazione site-specific firmata da Lina Ghotmeh, che è una delle progettiste più seguite del momento».
Masterly – Ten Years of Rising Talents
La retrospettiva curata da Lidewij Edelkoort ha come scopo quello di «accendere i riflettori su dieci anni di talenti olandesi emergenti per provare a capire dove andrà il design europeo nei prossimi anni».
6AM – Over and Over and Over and Over
L’installazione alla Piscina Romano mette al centro il vetro ed è frutto di «una ricerca forte sui materiali. Può essere considerato uno dei progetti più radicali da un punto di vista concettuale per il luogo insolito che lo ospita e per la sua riflessione critica, perché il vetro viene approcciato come grammatica della serialità».
Gaggenau – Presence
Il padiglione di vetro a Villa Necchi Campiglio è, invece, teatro di un’esposizione in cui «gli elettrodomestici diventano elementi architettonici integrali. Da un lato l’idea è mostrare una precisione formale, dall’altro incrociarla con un abitare intenzionale. Siamo, infatti, in un tempo in cui spesso ci troviamo ad abitare case in cui siamo di passaggio, e quindi il concetto di porre l’accento sull’intenzionalità significa costruire spazi funzionali non solo rispetto all’abitare, ma anche rispetto alla dimensione più emotiva delle persone».
Polish Modernism – A Struggle for Beauty
Al 16° piano di Torre Velasca, Federica Sala cura un allestimento che rilegge il design come atto di resistenza culturale. «Sarà importante vedere la profondità con cui viene raccontato il progetto, in questo caso dedicato al design polacco».
Rick Tegelaar – OASIS
Il designer olandese, che presenta anche una nuova collezione di illuminazione, dedica la sua prima personale a Milano a oggetti in movimento e macchinari autocostruiti. «È un’iniziativa particolarmente interessante per tutti i professionisti che pongono un’attenzione speciale al design process oriented, cioè a un processo che genera e accompagna il risultato finale».
DEORON
A chiudere la selezione è un’iniziativa che verrà attivata in un capannone industriale e coinvolgerà oltre cinquanta designer internazionali. «È un evento ibrido dove convivono prodotto seriale e design collezionabile. Uno dei pochi format in cui suono, sperimentazione e attivazioni culturali convivono in modo estremamente contemporaneo e innovativo».
Menzione a margine per il SaloneSatellite, osservatorio privilegiato che quest’anno raccoglie oltre 700 designer under 35 provenienti da più di 43 Paesi. «È qui che si scoprono nuovi prodotti, ma anche nuovi approcci culturali al design contemporaneo», conclude Abbattista.
Copertina: Credits to iF Design Hannover