Massimiliano Messina: «Monumenti Aperti, da Cagliari a tutta l’Italia»

Dal 18 aprile all’8 novembre 2026 torna Monumenti Aperti, che celebra la sua trentesima edizione con un programma diffuso in tutta Italia: oltre 800 siti in 18 regioni, tra città e borghi, aperti gratuitamente grazie al coinvolgimento diretto delle comunità. Nato a Cagliari nel 1997, il progetto si è trasformato in una delle più longeve pratiche di valorizzazione partecipata del patrimonio culturale. Un modello che oggi coinvolge l’intero Paese, come sottolinea Massimiliano Messina, presidente di Imago Mundi.

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«Siamo arrivati alla trentesima edizione di Monumenti Aperti, un’edizione importante, speciale, una tappa per noi. – commenta – Quasi non ci sembra vero. Non possiamo dire che non ce ne siamo accorti, perché questi anni sono stati segnati da tanto impegno, tanta passione, tanto entusiasmo, ma anche tanta pazienza, costanza, perseveranza. E questo ci ha portato a sviluppare un progetto che è nato a Cagliari e svilupparlo prima a livello regionale, a farlo consolidare in Sardegna, radicare nella nostra isola e poi ci ha portato a oltrepassare il mare, a sbarcare nello stivale e quest’anno possiamo dire in tutte e 20 le regioni».

Il progetto nato a Cagliari che oggi attraversa tutta Italia

Il calendario si sviluppa in due momenti: primavera, con partenza a Cagliari il 18 e 19 aprile e un focus sulla Sardegna a maggio, e autunno, tra fine settembre e novembre, quando si concentra la dimensione nazionale.

«Arrivare quest’anno ad avere tutte le regioni coinvolte è motivo per noi di grande orgoglio. – continua il Presidente – Sarà un viaggio molto lungo… le città importanti, da quelle più grandi ai borghi più piccoli, saranno veramente tante e metteranno in mostra in diversi casi monumenti poco conosciuti, poco fruibili» È proprio qui il cuore del progetto: aprire ciò che normalmente resta chiuso, attivando un racconto collettivo del patrimonio.

«Questo è lo spirito che ci anima e speriamo sia spirito vitale, creativo. – conclude Messina – Speriamo che questo ci sostenga ancora per diverso tempo. Che dire, ad maiora».