Lo sport paralimpico negli scatti di Jacopo Di Cera: «Una mostra per cambiare il punto di vista»

Forme, luce e ombre. Sono questi gli strumenti ‘parlanti’ al centro della mostra Shapes, progetto artistico e culturale inaugurato a Milano nello spazio IsolaSET di Palazzo Lombardia, dove fino al 7 aprile 44 immagini compongono un atlante visivo dedicato all’universo paralimpico. Immagini che non chiedono di essere guardate soltanto ma di essere attraversate con l’ambizione di invitarci a cambiare il modo in cui siamo abituati a vedere.

Sfondi bianchi – amplificati dalle sale che ospitano l’allestimento – raccontano una geografia umana del corpo in azione, secondo lo sguardo zenitale del fotografo Jacopo Di Cera. Una prospettiva che cristallizza ma non immobilizza e restituisce una grammatica essenziale  che esalta il dinamismo. Ogni atleta emerge, così, dentro un vuoto quasi astratto, che annulla il contesto e concentra l’attenzione sul gesto che diventa coreografia.

A curare l’esposizione è Maria Vittoria Baravelli all’interno del progetto Campioni Ogni Giorno, promosso da Procter & Gamble in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico. L’obiettivo? Raccontare lo sport paralimpico senza partire dalla disabilità, ma dal gesto.

Inaugurazione SHAPES FORME – SOTTO LA STESSA LUCE / Foto via ufficio stampa

Le parole dell’artista Jacopo Di Cera

Mentre White Entropya Malpensa si avvia alla conclusione, si inaugura nel cuore della città Shapes/ Forme. Come è nata questa mostra?
«Shapes / Forme nasce in collaborazione con P&G all’interno del progetto Campioni ogni giorno e ha un obiettivo molto preciso: cambiare il punto di vista, cambiare prospettiva. Abbiamo raccontato 44 atleti e 44 discipline del mondo delle Paralimpiadi attraverso un punto di vista diverso, quello zenitale: una visione dall’alto che annulla le prospettive tradizionali, mette tutti sullo stesso piano e crea una forma di uguaglianza visiva. Perché i veri protagonisti sono gli atleti e le loro ombre. Ombre che vogliono raccontare, svelare, a tratti amplificare aspetti più intimi di ogni atleta: la forza, l’energia, la resilienza, ma anche le fragilità e le debolezze».

Nel titolo, infatti, si parla di forme e luce ma è anche l’ombra a parlare in queste immagini.
«Sì, perché come dice proprio il sottotitolo del progetto siamo tutti sotto la stessa luce. Questa uguaglianza è stata cercata volutamente per raccontare in modo diverso un tema molto importante. L’ombra, in questo caso, è uno strumento narrativo: ci permette di vedere aspetti che una fotografia tradizionale, frontale, spesso non riesce a restituire Non è un elemento che nasconde, al contrario: svela, racconta, cita, ispira. Ha forse una dimensione più romantica, a tratti più poetica».

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Com’è stato il confronto umano con gli atleti coinvolti nel progetto?
«È stato un viaggio molto intenso e molto importante. Mi ha permesso di incontrare storie diverse, anime diverse, tutte molto forti. Ma la cosa più evidente è stata ritrovare, attraverso tutti e 44 gli scatti, la stessa energia. Lo sport, in questo caso, è una sorta di stella polare: un elemento che per tutti loro rappresenta una forza, una direzione, una motivazione profonda. E spero che questo progetto riesca a trasmettere proprio questa ricerca».

Ci sono stati scatti particolarmente difficili da realizzare?
«In realtà sono stati tutti complessi, perché l’obiettivo era raccontare ogni atleta attraverso il suo gesto atletico. Alcuni sport erano più immediati, altri molto meno. Per esempio, ricreare in studio un ambiente credibile per discipline lontane dal loro contesto naturale – come nel caso di un nuotatore fotografato su un set con cemento bianco – richiedeva un lavoro molto particolare. Paradossalmente proprio gli sport più difficili da trasportare fuori dal loro ambiente sono diventati poi i più interessanti da fotografare».

I tempi sono stati molto stretti: quanto tempo avete avuto per realizzare tutto?
«Il primo incontro con Riccardo Calvi di P&G, da cui è nata la scintilla, risale a prima di Natale ma concretamente tutto è partito il 9 gennaio. Da quel momento a oggi siamo riusciti a realizzare 44 scatti, sei sessioni di shooting, tutta la post-produzione, l’editing curatoriale e l’allestimento finale. Il tutto con le Paralimpiadi in mezzo. È stato un lavoro molto intenso».

Che messaggio vuole lasciare questo allestimento? E quanto l’arte può sensibilizzare in materia di disabilità?
«L’arte ha un dovere enorme: scuotere. Scuotere le menti, scuotere gli animi e, a volte, dare anche pugni nello stomaco. Perché è proprio da quella scossa che nasce una nuova consapevolezza. Con questo progetto vogliamo raccontare un mondo che ha bisogno di attenzione, priorità, accessibilità, investimenti e cura. Bisogna prendersene cura davvero. Perché lo sport è un faro, un punto di riferimento per chi cerca nuove strade, nuove possibilità di vita».

È un mondo che deve uscire dall’ombra.
«Perché siamo tutti sotto la stessa luce».

Inaugurazione SHAPES FORME – SOTTO LA STESSA LUCE / Foto via ufficio stampa

Shapes / Forme – Sotto la stessa luce
Mostra di Jacopo Di Cera a cura di Maria Vittoria Baravelli
dal 25 marzo al 7 aprile 2026
Palazzo Lombardia – Spazio IsolaSET (Via Galvani 27, Milano)

Ingresso gratuito

Foto courtesy dell’artista via ufficio stampa