Alla Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze l’installazione immersiva ‘Rotta’ di Giuseppe Lo Schiavo affronta il tema delle migrazioni nel Mediterraneo. La curatrice Serena Tabacchi spiega il progetto e il suo significato.

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Fino al 29 marzo, la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze ospita Rotta, il progetto site-specific dell’artista visivo Giuseppe Lo Schiavo, a cura di Serena Tabacchi. Un’installazione immersiva che intreccia video, suono e scultura per riflettere sulla tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo, trasformando uno degli spazi storici più simbolici della città in un luogo di ascolto e responsabilità condivisa.

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Serena Tabacchi: «Un’opera immersiva che omaggia le vite perdute nel Mediterraneo»

Al centro dell’opera c’è il Mediterraneo, mare di civiltà e scambi ma anche confine liquido dove storia e cronaca si intrecciano con la perdita. Come spiega la curatrice Serena Tabacchi, Rotta nasce proprio dal desiderio di dare forma a questa assenza: «È un’opera immersiva site-specific realizzata appositamente per la Sala d’Arme, che dura diciotto minuti e raccoglie in forma documentaristica l’esperienza di viaggio che molti migranti affrontano partendo dalle coste del Mediterraneo per raggiungere quelle italiane».

Giuseppe Lo Schiavo Rotta

L’installazione prende forma attraverso una sequenza audiovisiva che attraversa diversi registri emotivi. «L’artista ha voluto omaggiare le vite di tutte quelle persone che spesso non riescono nemmeno a essere contate come numeri, perché rimangono intrappolate in un limbo che è il Mediterraneo. – continua Tabacchi – Il percorso parte da una dimensione quasi cerimoniale, con dei requiem, e si trasforma progressivamente in qualcosa di più intenso e coinvolgente, con visioni glitch e una musica che richiama quasi un rave. L’obiettivo è coinvolgere il pubblico e scuotere gli animi».

L’installazione tra requiem, immagini glitch e partecipazione del pubblico

La scelta della Sala d’Arme di Palazzo Vecchio non è casuale. Lo spazio, storicamente legato alla difesa e alla protezione della città, diventa qui il luogo di una riflessione contemporanea sul ruolo dell’arte e sulla sua capacità di interrogare la coscienza collettiva.

«Giuseppe Lo Schiavo ha voluto presentare quest’opera in uno spazio simbolo della storia di Firenze e del Rinascimento. – spiega la curatrice – Una sala che un tempo custodiva armi e che oggi è diventata uno spazio espositivo aperto al pubblico. Attraverso questo progetto vogliamo avvicinare le persone alla funzione dell’arte, che può riportarci alla consapevolezza e all’empatia verso ciò che accade nel nostro mare».

In questo senso, Rotta non si limita a raccontare una tragedia contemporanea. L’opera invita piuttosto a interrogarsi sul rapporto tra memoria, responsabilità e patrimonio, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza che è al tempo stesso estetica e etica.

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