‘TechXplore’ racconta Milano Cortina, Paul Carter: «Tecnologia e cultura possono convivere»

Andrà in onda sabato 21 febbraio su BBC News un episodio speciale di TechXplore – popolare programma di tecnologia – durante il quale il conduttore Paul Carter racconterà come le tecnologie stiano sostenendo i Giochi Olimpici Invernali di scena a Milano Cortina. Carter esplorerà l’impatto dell’innovazione tecnologica sugli atleti, sulle competizioni e sulle sedi di gara, oltre all’eredità che queste tecnologie lasceranno ben oltre la conquista delle medaglie.

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Tra le sue tappe, il laboratorio di cronometraggio olimpico di Omega in Svizzera, ma anche la Triennale per una mostra dedicata a sport, stile e tecnologia, e il Milano Innovation District, dove Paul ha incontrato gli studenti della scuola di restauro artistico di Botticino, che utilizzano la tecnologia per restaurare opere storiche in occasione delle Olimpiadi Invernali. TechXplore: Italy’s Winter Games è commissionato da BBC Studios e prodotto da Electric Eel Studios. La regia è a cura di Joe Briffaì, la produzione è di Kitty Knowles, mentre Simon Hancock e Talia Franco sono i produttori esecutivi.

TechXplore: Italy’s Winter Games: intervista a Paul Carter

Vorrei iniziare da TechXplore: come nasce il format e quali sono le principali tematiche che affronta?
«È sempre difficile spiegare esattamente cosa sia TechXplore, ma direi che è un ibrido tra tecnologia e viaggio. L’idea alla base del programma è quella di andare in un luogo e cercare di entrarci davvero dentro, per capire un po’ la sua cultura attraverso gli occhi della tecnologia. La tecnologia è vista come uno strumento per scoprire qualcosa su un posto specifico o su un evento che accade lì. E lo facciamo incontrando persone davvero molto interessanti: innovatori, imprenditori e persone che sono sulla frontiera della creatività e della tecnologia, che stanno sviluppando tutte queste nuove idee incredibili».

Che tipo di atmosfera hai percepito a Milano? Spero che siamo stati accoglienti.
«Oh, al mille per cento! Mi è piaciuta tantissimo. Sono stato in Italia diverse volte prima, ma mai a Milano. È stata un’esperienza nuova per me ed è stata meravigliosa. Oltre a questo, essere lì all’inizio dei Giochi e trovarmi intorno al Duomo e nella fan zone, con persone provenienti da tutto il mondo e gli atleti ovunque, ha davvero aggiunto una dimensione in più.

Abbiamo realizzato episodi di TechXplore attorno a grandi eventi sportivi anche in passato: l’anno scorso ne abbiamo fatti un paio sulle Olimpiadi di Parigi e ho appena terminato un programma sulle Deaflympics a Tokyo. Ciò che amo è che ognuno di questi eventi ha sempre un sapore unico, legato al luogo in cui si svolge, e quel senso di cultura emerge davvero in modo fortissimo. A Milano si percepisce ancor di più: sembrava un’Olimpiade fatta in modo decisamente italiano, ed è stato davvero bello poterne fare parte».

Le nuove tecnologie che stanno cambiando lo sport

Hai notato, in queste Olimpiadi, tecnologie che stanno davvero cambiando il mondo dello sport?
«Per lo sport in sé è sempre tutto in evoluzione. Siamo andati al laboratorio di Swiss Timing, in Svizzera, ovviamente con Omega. Ci siamo stati l’anno scorso prima dei Giochi di Parigi per vedere alcune delle tecnologie legate al timing. E anche tra allora e adesso — non ricordo esattamente quanto tempo sia passato, la matematica non è il mio forte — già sono state introdotte nuove tecnologie. Molte delle innovazioni in realtà riguardano la trasmissione televisiva, cioè il modo in cui le persone vivono i Giochi da casa. È un aspetto che è cambiato molto, soprattutto per questi Giochi invernali.

Ci sono tante cose dietro le quinte che non si vedono, come il cloud broadcasting, ma anche elementi molto visibili: se avete seguito le Olimpiadi invernali probabilmente avrete notato spesso le telecamere in stile Matrix, che sono una novità. Abbiamo fatto anche una piccola dimostrazione di replay a 360 gradi, davvero impressionante. Insomma, si cerca continuamente di spingere un po’ più in là i limiti per gli spettatori. Per quanto riguarda lo sport, invece, è sempre in continua evoluzione. Penso soprattutto agli sport ad alta velocità, come il bob o lo skeleton, che sono sempre all’avanguardia. Abbiamo mostrato anche questo nel programma».

Arte, restauro e innovazione: il progetto di Botticino

Ho visto poi una tua foto davanti al Duomo. Sei stato anche nell’Innovation District di Milano. Sei rimasto colpito?
«Come si fa a non restare impressionati dal Duomo? Purtroppo non siamo riusciti a riprenderlo con la telecamera, ma abbiamo preso il tram. Alloggiavamo lì vicino, abbiamo girato l’angolo lungo una stradina e all’improvviso ci siamo trovati davanti la Cattedrale: wow, è davvero mozzafiato. Credo di aver scattato circa duecento foto solo in quella piazza. È un posto incredibile. Come dicevi, poi, abbiamo cercato di girare Milano il più possibile e non restare soltanto intorno al Duomo: siamo andati a vedere anche alcuni murales dipinti in città, ed è stato fantastico. Poi siamo stati all’Innovation District e siamo andati a Botticino, che probabilmente è stata la mia parte preferita di tutto il programma. Quel servizio che abbiamo fatto sul restauro artistico a Botticino è stato incredibile».

E in Triennale com’è andata?
«L’esposizione che avevano lì, Casa Italia, era fantastica. E ancora una volta, che posto incredibile! Speravamo di tornarci l’ultimo giorno per visitarla senza riprese, semplicemente per viverla come normali visitatori, ma purtroppo quel giorno c’era il Primo Ministro, quindi non siamo riusciti».

Pensi che la tecnologia stia cambiando e migliorando anche questa parte del viaggio legata all’arte e al modo in cui si vivono questi spazi?
«Sì, direi di sì. Ovviamente sono consapevole che la tecnologia abbia due lati, c’è sempre luce e ombra. Noi cerchiamo di concentrarci sugli aspetti positivi e penso che, per quanto riguarda l’esperienza dell’arte e della cultura, un po’ come dicevo prima per il broadcasting, uno dei grandi vantaggi della tecnologia sia quello di rendere il mondo più piccolo. Non è più necessario andare fisicamente a tutte le mostre per poterle vedere: oggi puoi scoprirle anche dal computer, con tour virtuali e percorsi digitali. Credo che questo sia un grande beneficio, soprattutto in termini di accessibilità. Non tutti possono sempre raggiungere certi luoghi e il potere della tecnologia di rendere queste esperienze più vicine alle persone è qualcosa di cui possiamo godere tutti».

Quale aspetto ti è piaciuto di più delle nostre Olimpiadi?
«L’ho accennato prima, ma ho davvero amato il fatto che tutto sembrasse fatto in modo molto italiano, e allo stesso tempo autentico. Nulla dava l’impressione di essere forzato o eccessivo. Credo che l’incontro tra storia e cultura da una parte e modernità e tecnologia dall’altra possa essere complicato, ma a Milano non ho percepito questa difficoltà: sembrava quasi che ci fosse un abbraccio tra i due. Penso, per esempio, alla Triennale o al fatto che Botticino stia collaborando con le Olimpiadi per restaurare alcune opere d’arte.

Questo dimostra che grandi eventi come questi possono essere organizzati in modo da unire tutto in maniera positiva, senza trasformarsi in un enorme evento monolitico che arriva e prende il sopravvento su tutto il resto. Inoltre porta dentro elementi che magari non ti aspetteresti: non penseresti mai che il restauro artistico possa far parte dei Giochi Olimpici Invernali. Ed è proprio questo l’aspetto che ho amato di più: ho avuto davvero l’impressione che l’Italia abbia detto Faremo questi Giochi e li faremo a modo nostro, che vi piaccia o no. E sai una cosa? A me è piaciuto moltissimo. E credo che piacerà anche al resto del mondo».

Intelligenza artificiale tra opportunità e regolamentazione

Ultima domanda: hai detto che la tecnologia ha luci e ombre. Negli ultimi anni c’è stato molto dibattito pubblico, soprattutto sull’intelligenza artificiale. Vorrei sapere il tuo punto di vista. Ovviamente ci sono aspetti positivi e negativi, ma è difficile dire di no al progresso quando esiste, quindi forse dobbiamo solo imparare a usarlo. Cosa ne pensi?
«Sì, penso che tu abbia perfettamente ragione, ed è proprio questo il punto: è una questione di adattamento. Credo che stiamo affrontando una nuova rivoluzione, un po’ come è stata la rivoluzione industriale: ora stiamo vivendo la rivoluzione dell’IA. E da questo processo ci saranno sicuramente vincitori e perdenti, sia tra le industrie sia per quanto riguarda l’impatto sull’occupazione e su vari ambiti della società. Penso che sia una curva di apprendimento per tutti. Non credo che qualcuno abbia davvero tutte le risposte. Magari avessi una bacchetta magica per prevedere come andrà!

Posso solo guardare a ciò che vediamo nel nostro lavoro e notare come l’IA stia influenzando molte cose in modo positivo. Per esempio le tecnologie di tracciamento utilizzano molto l’IA per funzionare. Dal punto di vista sportivo, credo che la direzione sia una sola e che dovremo adattarci sempre di più. Con la tecnologia — e soprattutto con l’IA — spesso c’è uno scontro tra innovazione e regolamentazione, perché a volte la tecnologia avanza molto più velocemente delle norme che dovrebbero disciplinarla. E penso, onestamente, che questo sarà il problema principale nell’immediato futuro: capire come regolamentare tutto e garantire che venga usato in modo sicuro e corretto. E per fortuna non vengo pagato abbastanza per prendere queste decisioni!».