Il Mudec di Milano propone la mostra ‘Il senso della neve’, curata da Alessandro Oldani e Sara Rizzo: oltre 150 opere tra arte, scienza ed etnografia per riflettere su cultura e clima.

loading

La notizia in breve. Durante i Giochi Invernali di Milano, il Mudec – Museo delle Culture presenta Il senso della neve, mostra etnografica inserita nel programma dell’Olimpiade Culturale. Accolti dall’installazione The Moment the Snow Melts di Chiharu Shiota, i visitatori intraprendono un percorso che esplora la neve come fenomeno naturale ma anche simbolico.

L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura

Nei giorni in cui Milano ospita i Giochi Invernali, il Mudec – Museo delle Culture inaugura la mostra etnografica Il senso della neve, nuovo capitolo del percorso dedicato all’Olimpiade Culturale. Accolti da The Moment the Snow Melts, l’imponente installazione di Chiharu Shiota nell’Agorà del museo, i visitatori possono così immergersi in un percorso che racconta la neve. Intesa come fenomeno naturale, simbolico, artistico e antropologico.

La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, è aperta con ingresso libero dal 12 febbraio al 28 giugno 2026 proponendo oltre 150 opere e oggetti che raccontare stori. E attraversano la scienza, l’arte, la cultura, la storia con la loro eterogeneità. Ci sono, infatti, dipinti, fotografie, video e installazioni contemporanee, ma anche reperti antichi e ritrovamenti curiosi. Per un viaggio che va dalla geometria dei cristalli di neve all’immaginario artistico europeo e giapponese, fino agli impatti del cambiamento climatico e dell’overtourism montano.

Il senso della neve, allestimento / Foto di Jule Hering da Ufficio Stampa

Come sottolinea l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi «con Il senso della neve, il Mudec contribuisce in modo originale al programma dell’Olimpiade Culturale. La neve, nelle sue infinite forme, diventa qui una lente attraverso cui leggere i cambiamenti del nostro tempo e le culture che l’hanno attraversata. Questa mostra amplia lo sguardo e coinvolge una rete nazionale di istituzioni museali. Confermando il ruolo del Mudec come laboratorio di ricerca e di dialogo internazionale».

A raccontarci il cuore del progetto è quindi il curatore Alessandro Oldani. «Abbiamo voluto costruire un percorso interdisciplinare e cross-culturale, in linea con la mission del museo, che è appunto un museo delle culture. Siamo partiti dal tema delle Olimpiadi invernali a Milano, ma solo come spunto».

LEGGI ANCHE: — David LaChapelle porta ‘The Second Coming’ a Roma

«Abbiamo deciso, infatti, di concentrarci sulla neve e su come diverse culture abbiano sviluppato un rapporto profondo con questi territori. Allo stesso tempo – prosegue – abbiamo voluto mostrare come il tema della neve, dei ghiacci, del permafrost e delle trasformazioni climatiche stia oggi interessando scienziati e artisti, in relazione al cambiamento ambientale. La mostra mette quindi in dialogo passato, presente e futuro, intrecciando arte contemporanea, scienza ed etnografia».

Popoli artici e memorie a rischio

Uno dei nuclei più significativi è dedicato alle popolazioni del Nord e della Terra del Fuoco. Spiega il co-curatore mostrando alcune delle opere che svelano «una panoramica dedicata ai diversi popoli: Inuit, Sami e altre comunità del Nord. Un elemento molto importante è la documentazione di due popolazioni estinte o quasi estinte: gli Yagan e i Selknam della Terra del Fuoco.

Gli Yagan sono effettivamente estinti; i Selknam sono stati dichiarati tali, ma esistono ancora loro rappresentanti. E ci hanno inviato un messaggio per riaffermare la loro identità e la loro esistenza. […] Molti dei manufatti provengono da musei della rete MIPAM – Musei Italiani con Patrimonio dal Mondo, istituita nel 2025 e promossa dal Mudec, che riunisce oltre 25 musei italiani con collezioni extraeuropee.

Il senso della neve, allestimento / Foto di Jule Hering da Ufficio Stampa

L’allestimento, prosegue Oldani, è pensato per far vivere un’esperienza coinvolgente. «C’è poi una sezione dedicata allo sciamanesimo, inserita in un allestimento immersivo firmato da Studio Grace, che ricrea la sensazione di trovarsi in un ambiente innevato. E accanto alla parte etnografica, l’arte contemporanea dialoga con queste culture e ne raccoglie l’eredità».

Quindi, «una sezione curiosa è quella dedicata ai souvenir con palle di neve provenienti dalla collezione privata di un collezionista milanese, qui riprodotta in una grande vetrina. A casa ne possiede cinque volte tanto. È un’introduzione apparentemente giocosa, ma che invita a riflettere: con il cambiamento climatico la neve rischia di diventare un souvenir, un ricordo. Nell’Artico le temperature si stanno alzando anche solo di pochi gradi, ma nel lungo periodo questo può comportare lo scioglimento di ghiacci e nevi perenni, con conseguenze enormi».

Il contemporaneo da Shimabuku a Niedermayr

L’ultima sala è dedicata all’arte contemporanea. Qui, «tra le opere più suggestive c’è quella dell’artista giapponese Shimabuku, che ha visitato in Texas un gruppo di scimmie originariamente provenienti dall’isola di Hokkaido, deportate per esperimenti scientifici. L’artista ha portato loro neve e ghiaccio per osservare se esistesse ancora una memoria di quell’ambiente. Oggi quegli animali vivono nutrendosi di cactus e convivendo con serpenti: per questo in mostra compaiono anche fichi d’India, in un contesto che parla di neve».

«Molto delicato è il trittico dell’artista argentina Rene Coppelman, che ha lavorato per anni sui ghiacciai svizzeri realizzando disegni eterei, alcuni dei quali sono diventati sculture in porcellana. In mostra è esposto anche un puzzle di 400 pezzi in porcellana, ricostruito con grande pazienza». E ancora, «tra i nomi più noti figura Walter Niedermayr, con i suoi celebri dittici sull’overtourism e sullo sfruttamento intensivo delle aree alpine, oltre a lavori che mostrano il cambiamento di un ghiacciaio austriaco nel corso degli anni, evidenziando l’impoverimento dell’ambiente naturale»

Oldani chiude con due opere emblematiche. «La prima è il dipinto di un ghiacciaio del 1912 di Emilio Longoni, proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna: un’immagine che restituisce l’idea di un paesaggio incontaminato, puro. La seconda è un rarissimo arazzo bianco su bianco di Alighiero Boetti con la frase: Sciogliersi come neve al sole. Un’opera poetica e potentissima, che riassume il senso profondo dell’intera mostra».

Il senso della neve, allestimento / Foto di Jule Hering da Ufficio Stampa

Revenews