Zhanna Kadyrova: «L’Ucraina è viva e continua a creare cultura»

Scarti di missili e resti di granate che diventano un organo, conchiglie che si trasformano in visioni di paesaggi distrutti, cancelli che mostrano i luoghi in cui non possiamo più andare: a San Gimignano, presso Galleria Continua, la mostra Instrument di Zhanna Kadyrova si fa portavoce della cultura contemporanea ucraina e, nello stesso tempo, fotografa terribili e violenti tempi di guerra.

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Artista ucraina affermata a livello internazionale, Zhanna Kadyrova intreccia nel suo lavoro memoria personale e storia collettiva, trasformando l’esperienza quotidiana della guerra in un linguaggio artistico che parla di resistenza, speranza e umanità. Premiata nel 2025 con il Premio Nazionale Taras Shevchenko e l’Her Art Prize, Kadyrova rappresenterà l’Ucraina alla 61ª Biennale di Venezia con Security Guarantees, portando in scena un’arte che nasce dall’orrore ma si fa testimonianza civile e strumento di responsabilità condivisa. 

Instrument: dai missili alla musica

A San Gimignano, intanto, troviamo esposte alcune tracce di quest’arte: le opere Instrument (fino al 19 aprile), Behind the Fence e Maps trasformano resti di guerra, barriere e territori in dispositivi visivi e simbolici che riflettono sulla distruzione, sulla memoria e sulla possibilità di resistenza, mostrando come l’arte possa convertire l’esperienza del conflitto in un atto di testimonianza e di cura collettiva. «Per me – ci dice Zhanna Kadyrova – i materiali sono una parte importante delle opere d’arte, ma ovviamente prima di tutto c’è il concetto. Quando creo un’idea, guardo i media e il materiale e penso a quale possa essere il migliore per la realizzazione di questo concetto». Da tre anni e mezzo – precisa l’artista – il concetto da rappresentare è «la situazione contemporanea ucraina, la guerra».

Instrument, vedi dida in fondo

«Vedo con i miei occhi – continua Zhanna – materiali come gli involucri metallici delle granate o resti di missili: è la mia realtà oggi. Cerco di mettere insieme questi artefatti e quest’organo ne è un esempio».

Scultura, strumento, condivisione

Instrument è nato come idea proprio nel 2022 per essere poi realizzato nel 2024. «Ero a Kiev – racconta l’artista – in prima linea il primo giorno di occupazione. C’erano tante granate esplose, le ho trovate perfette per queste forme. Mi hanno ricordato alcuni elementi barocchi e ho cominciato a pensare a come fosse possibile che la violenza potesse apparire come un patrimonio artistico. Volevo confrontare la cultura passata alla violenza odierna. L’organo è uno strumento antico, europeo, e ha un richiamo formale con i missili per la loro forma: sono felice che il progetto si sia trasformato, perché nella prima mostra lo abbiamo solo presentato come scultura con qualche piccola attivazione».

Oggi l’organo funziona e – proprio a San Gimignano, nel giorno dell’inaugurazione – è stato suonato da Chiara Saccone. Un rimando – anche solo concettuale – con quanto accaduto a Leopoli non molto tempo fa: «Nella stazione ferroviaria – racconta Zhanna – abbiamo installato l’organo e organizzato una serie di concerti con più di 20 artisti diversi provenienti da diversi paesi. Lavorare nello spazio pubblico con un concerto gratuito per il pubblico dà all’opera un significato completamente diverso, che rende questo progetto più ricco e più forte secondo me». 

Concerti e riflessioni

L’attivazione di Instrument – il suo trasformarsi da scultura a strumento musicale – è dunque importantissima. «Non invito solo musicisti ucraini e non invito solo musicisti. – dice Zhanna – Chiunque può suonare questo organo. È una proposta di pensare alla situazione, di dire qualcosa. E questo è sufficiente perché abbiamo un confronto, componiamo insieme, facciamo esperimenti elettronici. È un lavoro in corso».

Instrument – installazione centrale della mostra – fu commissionata dal Pinchuk Art Centre di Kiev nel 2024 e presentata per la prima volta nella mostra From Ukraine: Dare to Dream, evento collaterale della 60ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (2024). Dopo l’anteprima veneziana, è stata installata nella stazione ferroviaria di Leopoli fino all’estate 2025. Le registrazioni dei concerti confluiscono oggi in un nuovo video realizzato dall’artista e presentato in occasione della mostra di San Gimignano. 

Palianytsia: pane, identità e resistenza

Dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022, Zhanna Kadyrova è stata costretta ad abbandonare il proprio studio di Kiev per stabilirsi in un piccolo villaggio nei Carpazi, una zona montuosa priva di qualsiasi infrastruttura. Senza strumenti di lavoro e materiali tradizionali, ha iniziato a osservare il paesaggio locale.

A San Gimignano, troviamo esposto anche il frutto di questa osservazione: il progetto Palianytsia. Qui Zhanna Kadyrova trasforma i ciottoli dei fiumi dei Carpazi in pagnotte simboliche, ispirandosi alla forma del pane tradizionale ucraino osservata durante l’esilio forzato dopo l’invasione russa. La parola palianytsia, difficile da pronunciare per i russi e divenuta uno shibboleth per distinguere amici e nemici, assume così un valore identitario e politico: le tavole imbandite di pietre evocano condivisione e abbondanza, mentre il progetto si configura come iniziativa umanitaria a sostegno degli artisti impegnati nella difesa dell’Ucraina, con oltre 550.000 euro raccolti e devoluti in tre anni.

Zhanna Kadyrova, PALIANYTSIA. UKRAINE, 2022, pietra di fiume, dimensioni variabili. Courtesy: l’artista e GALLERIA CONTINUA. Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Voglio solo portare, attraverso la mia arte, alcune informazioni di verità. – dice l’artista – C’è molta propaganda, molte notizie false: la Russia ogni giorno mente, mentre il mio lavoro parla attraverso una persona che ha vissuto questa esperienza direttamente. Dico innanzi tutto che siamo vivi, continuiamo a lavorare, continuiamo a creare la cultura contemporanea ucraina. A volte nella propaganda russa dicono che non siamo diversi da loro, che siamo una sola nazione. Non è vero: l’Ucraina ha una cultura indipendente e continuiamo a crearla in tempo di guerra. Il mio lavoro prova che viviamo come una cultura nazionale». 

Confini e territori perduti: Maps e Behind the Fence

In un altro spazio di Galleria Continua troviamo infine le opere Maps e Behind the Fence. La serie Behind the Fence (2014) nasce dall’esperienza diretta dell’artista nella penisola di Biryuchyy, sul Mar d’Azov, area prospiciente la Crimea e occupata dall’esercito russo già dal 2014. In queste opere, Kadyrova utilizza elementi di vecchie recinzioni sovietiche per costruire installazioni che evocano con forza i concetti di separazione, chiusura e violenza, traducendo fisicamente il linguaggio del confine e dell’esclusione.

Questa ricerca sul territorio e sulla perdita si estende in Maps, dove la mappa non è più semplice strumento di orientamento ma diventa dispositivo poetico e politico: spazio mentale, memoria frammentata e traccia di luoghi ormai inaccessibili. In dialogo con Behind the Fence, Maps restituisce un’immagine del paesaggio come campo di tensione tra identità, occupazione e ricordo, trasformando la geografia in testimonianza della guerra e della sua persistenza nel vissuto individuale.

Zhanna Kadyrova, Instrument, 2025, veduta della mostra, Galleria Continua, San Gimignano. Foto: Ela Bialkowska, OKNO Studio

«Ho lavorato a Behind the Fence durante un simposio di artisti contemporanei sul Mar d’Azov, in una piccola penisola da cui si vedeva la Crimea all’orizzonte, ma non era accessibile perché già sotto occupazione russa. – racconta l’artista – Per me il cancello è diventato il simbolo di qualcosa che impedisce di andare in un luogo. Ed è naturalmente doloroso».

Souvenir, più di semplici conchiglie

Accanto a Behind the Fence compaiono le conchiglie di Souvenir, opera in cui Kadyrova inserisce diapositive che documentano le recinzioni rimaste lungo la riva del mare. «È un ricordo personale – spiega – non una documentazione uguale per tutti. Devi prendere la conchiglia e guardare dentro: così ho cercato di rendere più vicino il mio sentimento e la mia memoria».

Zhanna Kadyrova, Souvenir, 2023, diascopi a forma di conchiglia, plastica, diapositiva fotografica, 10 × 10 cm, 3,93 × 3,93 in. Courtesy: l’artista e GALLERIA CONTINUA. Fotografia: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Infine Maps, lavoro più astratto ma altrettanto politico. «Parla solo di un confine tra pace e guerra. – conclude l’artista – C’è un fiume nel mezzo: da una parte la superficie è stata colpita da un proiettile, dall’altra è intatta. Ho realizzato altri lavori in cui compare una linea di confine: è sempre il segno di una frattura, di una separazione».

Foto Preview: Zhanna Kadyrova, Instrument, 2024. Organo a canne, frammenti di proiettili russi esplosi, 3,8 × 3 × 2,4 m, 1000 kg. Courtesy: dell’artista e di GALLERIA CONTINUA. Commissionato e prodotto dal Pinchuk Art Centre per la mostra Ukraine: Dare toDream, evento collaterale della 60. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia 2024. Fotografia: Ela Bialkowska, OKNO Studio.