Galleria Continua torna ad animare la scena culturale della Capitale con Primavera Romana, mostra personale (la prima a Roma) di Adel Abdessemed (fino al 28 febbraio 2026). All’interno del prestigioso hotel The St. Regis Rome, con il quale Continua collabora dal 2018, i disegni dell’artista francese di origine berbera inaugurano un nuovo ciclo di esposizioni e interventi site-specific. «Sono stato invitato da Lorenzo Fiaschi, co-fondatore di Galleria Continua, per la riapertura di questo bellissimo spazio della Galleria. – ci dice Adel Abdessemed – Ci teneva a riaprire con le mie opere, ma tra la moltitudine del mio lavoro preferiva mirare ai disegni e ai soggetti che toccano il sacro e il profano. Potremmo semplicemente dire inerenti alla religione».
Salito alla ribalta nei primi anni Duemila, Adel Abdessemed è noto per le opere dal forte impatto visivo ed emozionale. Integrazione, razzismo, nudità e superamento dei tabù imposti dalle religioni sono i temi centrali del suo lavoro: Abdessemed viaggia tra diversi mezzi espressivi – dal video alla fotografia, dal disegno alla pittura – revisionando stilemi e concetti.
Adel Abdessemed: sacro, profano e immagini del presente a Galleria Continua
Primavera Romana, nello specifico, vanta disegni (che spaziano dalla dimensione intima ai grandi formati) sviluppati per nuclei tematici e realizzati tra il 2010 e il 2025. «Alcuni argomenti sono ricorrenti nella mia produzione. – ci rivela l’artista, che incontriamo proprio a Galleria Continua – La nudità, la religione, la violenza si ripetono, tornano. Li troviamo incarnati in questi fogli quasi bianchi su cui troneggiano nature morte».
Prima di arrivare alle nature morte e a cosa rappresentino per Adel, la prima sala indaga piuttosto immagini religiose disegnate col carboncino. Un Cristo crocifisso (al quale è stato aggiunto un braccio di filo spinato a doppio taglio) troneggia su una delle pareti: è Histoire de l’Art (2010), ispirato dalla pala d’altare di Isenheim dipinta da Grünewald che Abdessemed ha potuto ammirare al museo Unterlinden di Colmar. Di fronte, quasi in dialogo tra loro, spicca l’enorme Politics of the Studio, Pope: Papa Francesco in Piazza San Pietro che prega in totale solitudine negli anni della pandemia. E ancora, nella stessa sala, due disegni della recente serie Politics of Drawing: un asino e un agnello accovacciato su un giaciglio esplosivo.
Abdessemed, Paris ADAGP 2025, Foto: Giorgio Benni
«Dato che siamo a Roma – dice Adel – volevo indagare la città: in fondo Roma ti interroga e si lascia interrogare. C’è stato un vero dialogo tra me e Roma. Roma è questo: la sfida, la Cappella Sistina, Michelangelo. Senza bisogno di parole, direi che è qualcosa che ti sorvola e quindi ho scelto l’innocente, la figura universale di Cristo, fondamento di vita del Cristianesimo. Un asino, un cappello e il Papa, che ci ha offerto un’immagine straordinaria ma che ha creato polemica. Il Papa ha pregato per per tutta l’umanità, per tutti i fedeli in Piazza San Pietro. La trovo un’immagine bellissima, tra tutte le immagini molto forti che sono arrivate a noi».
Nature Morte: bellezza e pericolo nella quiete apparente
Proseguendo, le stanze di Galleria Continua si aprono alla serie Nature Morte di Abdessemed: vasi con splendide composizioni di fiori recisi, rami, melograni ma anche micce e candelotti di dinamite legati, disposti artisticamente attorno alla loro base. «Durante il Covid – racconta – non avevo niente. Avevo solo un melograno, un limone, alcune rose, rami che trovavo in terrazza. Cose semplici che arrivano a noi: è questa l’estasi di quei momenti di solitudine».
Infine, Politics of Drawing si declina anche nella serie Politics of Drawing, Glass of Water dove, nello spazio ristretto di un bicchiere, si muovono dei pesci. Una «natura morta vivente», come la definisce l’artista. «Questa è vita e morte allo stesso tempo. – rivela – La morte non è lontana, è sempre accanto. Mi sono un po’ ispirato ai pesci rossi di Matisse, ma nella mia natura morta c’è un vortice. Come diceva il nostro amico Michel Foucault: un bellissimo pericolo».
A tenere insieme l’intero percorso è proprio il rapporto con Roma, che Abdessemed affida a una dichiarazione conclusiva, quasi un epilogo meditativo della mostra: «Primavera Romana è una stagione introspettiva in cui Roma risveglia i suoi segreti più profondi. Un dialogo intimo con la Città Eterna: la sua luce, le sue ombre, i suoi silenzi. È una città che osserva tanto quanto si lascia osservare».
Primavera Romana, vedute della mostra, Galleria Continua, Roma. Foto: Giorgio Benni