‘Null’, Recycle Group porta a Giza l’umanità sospesa: «Un reset spirituale»

Per il quinto anno di Forever Is Now, mostra internazionale di Art D’Egypte che mette in dialogo arte contemporanea e paesaggi archeologici, Recycle Group presenta Null. Si tratta di un’opera che affronta uno dei temi più urgenti del presente, ovvero la fusione tra identità umana, spiritualità e dimensione digitale.

L’installazione è composta da una massa di figure umane realizzate in rete plastica, sospese come corpi catturati in un sistema invisibile. Null è un simbolo sfaccettato: rappresenta uno zero cosmologico, un punto di partenza, un reset dei sistemi antichi e l’ingresso in quella che gli artisti definiscono una “quarta dimensione digitale”.

Lo zero non è solo un concetto matematico, ma un simbolo spirituale. Se la croce è stata la base della cronologia del mondo antico, lo zero diventa per Recycle Group il nuovo perno della civiltà contemporanea. La scelta della rete plastica diventa dunque metafora della condizione umana attuale. Un guscio che trattiene, assorbe, uniforma e svuota, proprio come le strutture digitali che modellano identità, memorie e presenza.

Credits MO4 Network

L’intervista

Null presenta una massa di figure umane sospese in una rete di plastica, simbolo di una transizione verso una nuova epoca digitale. In che modo l’idea di “zero” come azzeramento spirituale e cronologico risuona con il dialogo della mostra tra eredità antica e costruzione dei miti del futuro?

«Per noi, Null non è solo l’inizio di una nuova epoca digitale, ma un reset spirituale. Ovvero, un momento in cui l’umanità tenta di nuovo di comprendere che cosa sia davvero un inizio. Nelle culture antiche, questa ricerca emergeva attraverso la creazione di miti, attraverso tentativi di sfiorare l’idea di infinito. Oggi è emersa una nuova forma di esistenza: quella digitale. Le persone appaiono vive al suo interno, e anche dopo la morte possono continuare a “esistere” nella rete. È un paradosso – per la prima volta, il regno spirituale immateriale ha acquisito una manifestazione digitale visibile. Questi due mondi non materiali – lo spirituale e il digitale – sembrano ora competere per l’essere umano».

«Null riecheggia lo shen egizio, l’ovale dell’eternità, e si innalza da una base in calcare – la stessa pietra che un tempo ricopriva le Piramidi. Le sette figure sospese, numero sacro in molte tradizioni, rafforzano questa connessione cosmologica. A questa intersezione tra mito, memoria e realtà digitale emerge ciò che chiamiamo “zero” – la soglia della transizione».

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Il vostro lavoro esplora spesso come le identità virtuali ridefiniscano percezione e corporeità. In Null, le figure appaiono al tempo stesso presenti e vuote, assorbite da una quarta dimensione digitale. Quali domande spera che il pubblico si ponga riguardo all’evoluzione del rapporto dell’umanità con la realtà digitale?

«Speriamo che gli spettatori percepiscano che il nostro mondo è costruito dalle informazioni che ci trasmettiamo a vicenda. L’identità oggi non è definita solo dal corpo, ma da dati, tracce e codici.
È per questo che le figure in Null appaiono al tempo stesso presenti e vuote – dissolvendosi in una quarta dimensione digitale in cui il sé non è più integro. Invitiamo gli spettatori a considerare cosa accade dopo: possiamo preservare la nostra umanità in un ambiente in cui il virtuale diventa lo strato dominante della realtà? E cosa significa quando una forma di “eternità” è ora accessibile attraverso archivi di dati?»

Installata sullo sfondo senza tempo dell’altopiano di Giza, Null introduce un materiale e un concetto radicalmente contemporanei. In che modo vede la tensione tra i monumenti antichi della permanenza e l’esistenza fluida e interconnessa di oggi arricchire il significato della sua installazione?

«Per noi, la fusione tra antichità e futuribilità è una parte naturale del nostro linguaggio artistico. Da tempo esploriamo la tensione tra simboli antichi e la logica dell’esistenza in rete. Sull’altopiano di Giza questa tensione assume un significato speciale: le Piramidi rappresentano l’assoluta permanenza, mentre la vita digitale è fluida e in costante mutamento. Eppure i loro scopi inaspettatamente coincidono – sia le civiltà antiche che la cultura digitale contemporanea cercano modi per avvicinarsi all’idea di eternità. La base in calcare riconnette Null all’aspetto originario delle Piramidi, e la sua forma ovale collega lo shen antico a un portale digitale contemporaneo; anche la rete plastica simboleggia il vuoto del corpo, un semplice guscio. L’opera diventa la quintessenza dell’incontro tra antichità e mondo digitale – una ricerca condivisa dell’infinito».

Gli artisti

Recycle Group nasce a Parigi nel 2008 dall’incontro creativo tra Andrey Blokhin (1987) e Georgy Kuznetsov (1985). Il duo esplora le intersezioni tra materiale, spirituale e virtuale, affrontando temi come l’immortalità attraverso i social network e la trasformazione dei simboli sacri in forme digitali. Così come l’estensione delle installazioni fisiche in realtà aumentata.

Lavorano sperimentando con materiali riciclati e tecnologie avanzate, fondendo concetto e tecnica in opere che interrogano il rapporto tra corpo, memoria e rete. Hanno esposto in Francia, Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Belgio; hanno partecipato alla Biennale di Venezia nel 2011, 2013, 2015 e 2017; hanno realizzato installazioni per il Grand Palais di Parigi e la London School of Economics. Le loro opere sono presenti nelle collezioni di LVMH, Albright-Knox Art Gallery e del National Museum of Scotland.