Marie Ottavi racconta ‘Karl’: «La musica è stata onnipresente nella vita di Lagerfeld»

Dal 22 settembre è in libreria ‘Karl’, la biografia dello stilista Lagerfeld firmata dalla giornalista e scrittrice Marie Ottavi. La nostra intervista.
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Si intitola semplicemente Karl il corposo volume che Marie Ottavi ha dedicato al couturier di origini tedesche. Una vita, quella di Lagerfeld, che ha segnato iconicamente lo stile e non solo la moda, grazie a quella capacità visionaria e creativa che reinventa sempre se stessa. La biografia – in libreria dal 22 settembre per L’Ippocampo Edizioni – si fa leggere come un romanzo che attraversa mille esistenze, tutte nel segno della libertà di pensiero. Tra estrema sensibilità con punte di arroganza e una malinconia costante annegata nel lavoro.

In queste pagine Ottavi, vicina allo stilista, ha raccolto uno spaccato storico di quasi un secolo, frutto di una lunga inchiesta. Tutto è iniziato con due interviste esclusive che Karl Lagerfeld concesse alla giornalista, arricchite poi dalle testimonianze delle persone più vicine al designer. E tra le numerose personalità, anche Carolina di Monaco, Silvia Fendi, Tom Ford, Alessandro Michele, Valentino, Carine Roitfeld, Ines de La Fressange e Linda Evangelista.

 
 
 
 
 
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Come è nato il progetto di questo libro e a quale lettore vorrebbe rivolgersi?
Questo libro nasce in realtà come reazione, come continuazione del lavoro che ho effettuato per il mio primo volume dedicato alla figura di Jacques de Bascher. In quell’occasione ho avuto modo di parlare con Karl che si è molto confidato con me, al punto che tutto quello che mi ha raccontato custodiva un vero e proprio tesoro. In tanti, del mondo dell’editoria, mi hanno chiesto perché non scrivessi qualcosa in più su di lui proprio perché avevo tra le mani qualcosa di prezioso. Del resto, Karl non è una persona che incontri due volte nella vita: quello è stato il punto di partenza. Credo che tanti lettori possano interfacciarsi con il mio libro, a partire dagli appassionati di moda.

Come si racconta la vita di un uomo, un artista, un visionario, che ha saputo essere il primo narratore della propria stessa esistenza?
Gran parte del processo di scrittura è stata la verifica dei fatti, perché Karl si è raccontato molto e ha raccontato molto di sé ma amava anche l’arte della mistificazione. Quindi spesso mentiva. Quello che è interessante è filtrare tutte le informazioni che gli artisti, anche tramite i social, forniscono di sé. È la loro visione: trovare la verità è stata la cosa più interessante, in modo da costruire il racconto da un punto di vista più oggettivo. Ed è quello che ho cercato di fare in Karl.

Quali sono stati il maggior pregio e il peggior difetto dell’uomo e dello stilista Karl Lagerfeld?
Di certo una grande virtù del Karl uomo è il fatto che era un grande lavoratore, metteva tutto se stesso nel lavoro. Mentre l’aspetto negativo come persona era la sua tendenza molto dura a troncare delle amicizie, anche dall’oggi al domani, facendolo soffrire. Sapeva far cessare rapporti all’improvviso. Come stilista, invece, ha fatto cose molto interessanti per Chloé e Chanel, reinventando dei codici della moda. Ha sempre saputo reinventarsi con un occhio all’avanguardia. Forse, invece, il peggio lo ha dato in alcune collezioni meno ispirate in cui è prevalsa la sua ossessione per le grandi scenografie e set design. Rimanevi stupefatto dalla scenografia più che dai vestiti in sé.

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Qual è l’insegnamento – nella moda e non solo – che l’esempio di Karl Lagerfeld, anche attraverso le pagine di questo volume, consegna oggi ai giovani? E che rapporto aveva lo stilista con le nuove generazioni?
Karl può insegnare tanto ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro oggi perché può essere di grande ispirazione proprio per il suo modo di rapportarsi a esso. Allo stesso tempo può insegnare molto riguardo le nuove strategie di comunicazione che lui utilizzava e per le quali era all’avanguardia. Per esempio, ha saputo rendere se stesso un brand puntando sulla comunicazione di sé anche da un punto di vista iconico. Nel suo rapporto con le nuove generazioni, invece, l’unica cosa che mi viene in mente è che Karl era molto attento alle novità e alla tecnologia: di certo non voleva passare per un vecchio antiquato e non aggiornato.

 
 
 
 
 
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In che misura la musica ha ispirato Lagerfeld nella sua vita e nelle sue creazioni?
La musica è onnipresente nella vita di Karl ed è stata anche un grande supporto nella fase più creativa. Basta considerare che possiede decine iPod e ha sempre affidato la musica per le sue sfilate a Michel Gobert con cui spesso si confrontava personalmente. Quindi, la musica occupa davvero un posto importante sia nella sua vita sia nelle sue creazioni.

Milano, Roma e Parigi sono grandi capitali dello stile che non sempre vanno d’accordo fra loro. Ma che rapporto aveva il couturier con la moda italiana e in generale con l’Italia? Che cosa ne apprezzava di più?
Sicuramente dell’Italia come Paese amava molto il fatto di essere forse un po’ più rilassato rispetto ai ritmi della Francia, anche nella moda. Ma soprattutto amava la storia e la cultura, che erano una grande fonte di stimoli per lui. Tra l’altro l’Italia è stata cruciale anche per la sua scelta di passare al prêt-à-porter senza dimenticare l’esperienza da Fendi. È a Roma, infatti, che decise di trasformare, di rivoluzionare completamente la maison da azienda specializzata nella produzione di cuoio e pellicce a un vero e proprio brand di moda che tutte le donna borghesi dell’epoca volevano indossare. Karl amava moltissimo attualizzare, reinventare e reimmaginare un brand per renderlo desiderabile.

Foto Kikapress