Jonis Bascir, ‘One Wish’ e il futuro del jazz: «Il jazz è morto? Spunto per un dibattito»

Jonis Bascir ci parla di 'One Wish' e del suo libro 'Il jazz e morto!? Ipotesi per una musica nuova'. La nostra intervista.
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C’è anche Jonis Bascir nel cast di One Wish, la nuova sitcom tutta al femminile in onda su DeAKids (Sky, 601). Bashir interpreta il Preside P.J. Mayo della Kane High School, dove ritroviamo Cloe Romagnoli nei panni di Anna e Noemi Brazzoli in quelli di Vivien.

«È stata una bella esperienza. – dice Jonis – Sono tutti piccolini, ma sono professionisti micidiali. Sono preparatissimi, stanno sul pezzo, sono veramente macchine da guerra. Chiaramente sono entrato in un tipo di serialità che richiede un’interpretazione sopra le righe. Per me è stato difficile abituarmi. Però i cartoni animati li doppio e ho compreso presto come funzionava. Mi sono sintonizzato con tutto il resto. Il personaggio è divertente, sui generis, un preside un po’ matto. È stato bello lavorare con tanti giovani».

Una recitazione esagerata, in cui però Bascir si è presto trovato a suo agio.

«I giovani sono più attivi di noi perché per loro la fruizione televisiva o social è pane quotidiano. – commenta ancora l’attore – Io ho quasi smesso di vedere la tv. Loro seguono tutto con continuità. È interessante. Ho condiviso qualcosa sui miei canali social, ma mi seguono i genitori. E mi hanno scritto in tanti perché vedono la serie con i figli. Torniamo, quindi, al punto focale. Saranno i più grandi a spingere figli e nipoti a vedere One Wish».

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Jonis Bascir, la musica e il jazz

Non solo recitazione. Nella vita di Jonis la musica è sempre stata infatti grande protagonista. Tanto da spingerlo a pubblicare nel 2021 il libro Il jazz e morto!? Ipotesi per una musica nuova per Arcana.

«Il jazz è morto!? Non è una domanda, ma un’affermazione un po’ interrogativa. – commenta subito – Oggettivamente la domanda può risultare banale, ma è uno spunto per un dibattito. A 13 anni avrei voluto fare il conservatorio, ma mia madre mi disse di no e fu un grande errore, perché era la mia strada. Ora infatti faccio colonne sonore per film e sta andando bene. La musica si è presentata in modo potente, tanto che mi sono iscritto al Conservatorio da grande, a 57 anni. Durante il lockdown volevo fare qualcosa di utile e ho intervistato i più grandi jazzisti italiani. Sto cercando di farne un documentario, perché ho le riprese ed è venuto fuori un discorso molto interessante. Le loro risposte sono estremamente eccitanti per chi suona e per chi ascolta musica. Ho fatto a ognuno di loro quattro domande, e ho imparato tantissimo».

Attraverso quattro domande specifiche – 1) Il jazz è morto? 2) Come si sta rinnovando? 3) Quale sarà il futuro? 4) Chi sono i nuovi alfieri e le nuove amazzoni del jazz? – il libro si pone l’obiettivo di stimolare il dibattito sull’evoluzione della musica jazz. Per capire insieme se è una musica defunta oppure se ha preso nuove sembianze continuando a sorprenderci.

«Il jazz italiano ora è considerato secondo a quello americano. – dice ancora Jonis – Una volta c’erano i francesi che erano molto forti, ma i nostri hanno fatto collaborazioni estere e molti sono più apprezzati all’estero che da noi. Mi fa sorridere che il futuro del jazz, per quelli che ho intervistato, sia rappresentato da 80enni. Secondo loro, alcuni jazzisti alla fine del loro percorso sono arrivati a un punto che fanno tre note talmente giuste che rappresentano il futuro. Fa ridere, no? Rava viene considerato un innovatore».