Dani Faiv: «Il principio dell’arte pura è nella sofferenza»

Dani Faiv ci parla di 'The Wall of IntenCity', che unisce l'arte di Raptuz alla sua musica e al nuovo brano 'Nella City'.
- - Ultimo aggiornamento
loading

Un murale che si può ascoltare, interattivo e che in sé contiene la musica di Dani Faiv. The Wall of IntenCity – inaugurato il 30 marzo in via E. Schievano 8 a Milano – grazie a 8.6 è un progetto unico, che unisce arte e musica in una vera e propria experience multimediale. L’opera d’arte urbana è stata realizzata dall’urban artist Raptuz, ed è un’esperienza musicale unica nel suo genere. È infatti esclusivamente attraverso il QR Code posto sul muro che si potrà scaricare l’inedito di Dani Faiv Nella City.

LEGGI ANCHE: Ana Mena, Dani Faiv, Madame e Low Kidd e le sneakers per AW LAB

In occasione della prima limited edition di 8.6 a tema Street Art, il brand di birra olandese, parte di Swinkels Family Brewers, ha coinvolto due dei maggiori esponenti della cultura underground italiana in un progetto che interpreta il mondo di 8.6 a colpi di bombolette spray e barre: un modo per valorizzare le periferie attraverso il linguaggio espressivo della street culture.

Il murale interattivo The Wall of IntenCity di 8.6 Original, realizzato in collaborazione con Raptuz e Dani Faiv e ideato dall’agenzia Gitto Battaglia 22, sarà visibile a Milano, in via E. Schievano 8, fino al 29 aprile 2022. Abbiamo parlato di tutto il progetto con Dani Faiv.

8.6 The Wall of Intencity

Che progetto figo! Com’è nato?
È nato semplicemente dalla stima, credo, di 8.6 e del gruppo dietro quest’operazione nei miei confronti. Mi hanno contattato. Mi è piaciuta da subito l’idea. Avevo già in mente, tra l’altro, delle frasi e riferimenti sull’argomento e sul concept e ci siamo trovati subito sulla stessa linea.

È un progetto crossover, quanto è importante per te la contaminazione?
Moltissimo. Apprezzo un sacco l’arte, sotto ogni aspetto. Quando riusciamo con queste operazioni ad unire la musica con altri tipi di arte posso solo che apprezzare. Per dire, per il mio primo disco, chiamai un artista e la cover era un suo disegno. Un tributo massimo all’arte, sotto ogni aspetto.

Come nasce Nella City e quanto la canzone è stata influenzata dall’arte di Raptuz?
Mi hanno dato subito questa visione immaginaria di quello che volevano rappresentare. Avevo già dei riferimenti in testa che esprimevano più o meno la stessa cosa. Mi affascina la città, sia il lato positivo che negativo. Ho messo tante cose di me, ma anche tante cose in cui la gente si può rispecchiare. È nata così, poi Milano per la musica fa da collante un sacco quindi la viviamo anche sotto quell’aspetto. E nel pezzo ci sono tutti questi elementi.

Ecco, a proposito di Milano. Quanto la città è importante per te come fonte d’ispirazione?
Penso che l’arte pura, immediata e che riesce a trasmettere parta da un principio di sofferenza. O comunque di malessere interiore, che poi appunto uno esprime tramite la propria arte. Io Milano me la sono vissuta come svolta. È una città di svolta, di connessioni, di possibilità che in altre città – tipo la mia, da dove sono partito – non c’erano. Il lato negativo, che poi mi dà l’ispirazione per scrivere, è che comunque è una città grigia, piena di palazzi, di cemento. Soprattutto d’estate non è molto vivibile, mentre noi lavoriamo ai dischi e andiamo in studio. Quindi pro e contro, però anche i contro sono sempre positivi perché mi aiutano nella realizzazione dei pezzi. Se poi si deve parlare della città ancora meglio.

Musicalmente hai iniziato un nuovo corso. Questo singolo come si inserisce in questo percorso?
Rimane distaccato, pur unendosi e rimanendo a fianco al mio stile. Però, ecco, un pezzo così non l’avevo ancora fatto. Intendo così curato musicalmente, sia nel ritornello che nello special. Nella parte di suoni, c’è un crescere continuo e un incastro tra ritornello e intro che è molto musicale. Non andrà nel progetto che uscirà, se è questo che mi volevi chiedere. Però è cascato a pennello, quando stavo già uscendo con altro. E ho detto Perché non far vedere un altro lato di me?.