‘Salutami tuo fratello’: Marco Ligabue si racconta nel suo primo libro

È in libreria ‘Salutami tuo fratello’, autobiografia di Marco Ligabue: “un libro spassoso con la giusta dose di leggerezza”. Le parole del cantautore.
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È in libreria (nel buon vecchio formato cartaceo e in digitale) il primo libro di Marco Ligabue, Salutami tuo fratello. In trentatré capitoli, che sono altrettante Cronache spettinate di un rocker emiliano come recita il sottotitolo, c’è una vita trascorsa sotto il segno di un cognome che è insieme croce e delizia, orgoglio e responsabilità. Nella musica quanto nel privato.

“Sono partito titubante nella scrittura”, ci spiega il cantautore alla sua prima fatica letteraria. “Capitolo dopo capitolo, però, è stato quasi liberatorio. Ed è stato anche un modo per aprirmi di più. Avevo pagine bianche per approfondire musica e vita privata, per tirare fuori tutta la mia testardaggine emiliana. Così è nato questo libro, ripercorrendo una vita in cui c’era quotidianamente quel ritornello del ‘salutami tuo fratello’”.

“Molti capitoli sono venuti di getto – continua Ligabue – soprattutto quando si trattava di singoli episodi, per cui sono andato molto diritto. In questo mio racconto penso che il primo capitolo sia indispensabile: sono praticamente nato nella balera gestita dai miei genitori, il Tropical. Lì ho capito che la musica mi faceva star bene e mi è entrata dentro fin da quando avevo tre, quattro anni quando assistevo ai concerti. E ci sono passati dei grandi, da Pavarotti a un giovanissimo Vasco”.

Marco Ligabue
Foto da Ufficio Stampa Red&Blue Music Relations

La famiglia, dunque, è il vero cuore di Salutami tuo fratello, autobiografia che l’autore ama definire “un libro spassoso con la giusta dose di leggerezza”. Da mamma e papà, a Luciano alla figlia Viola, fino alle donne della vita di Marco, chiamate tutte rigorosamente per nome.

“Ho messo sempre i nomi tanto che l’editor,come prima cosa, mi ha detto se ne fossi sicuro”, ricorda l’artista. “Ma la vita è fatta così: ci sono delle rotture che lasciano il segno, serve tempo e sono delicate da gestire. Io l’ho capito negli anni e mi è piaciuto anche andare a recuperare certi nomi e certi rapporti, come quello con Melania che è la mamma di mia figlia”.

Da una generazione all’altra. “Mi emoziono sempre rileggendo il capitolo della maratona – spiega ancora l’emiliano – perché aveva un sapore particolare. Era una promessa fatta a mio padre, un tipo che non mollava e andava sempre a fondo delle cose. Volevo dimostrargli di essere cresciuto come lui, con la stessa tenacia e ogni volta che rileggo quella parte torno a quel momento”.

Per il fatto di essere fratello di una leggenda della musica ho dovuto sudare sette camice per conquistare ogni cosa. (Marco Ligabue)

Marco Ligabue
Copertina ‘Salutami tuo fratello’ (Pendragon)

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Marco e Luciano: i fratelli Ligabue

Ma la presenza più forte, e per molti aspetti ingombrante, non può che essere quella del fratello maggiore Luciano. “Questa parentela l’ho sempre vissuta come qualcosa che ha portato luce ma capisco che possa bastare un attimo per finire nell’ombra”, esordisce Marco nel ritrarre la relazione fraterna. “Ho sempre cercato di fare le mie cose a testa bassa e con la mia caparbietà emiliana. Quindi non ho vissuto grande disagio e sono felice che la cosa sia reciproca.

Per me la presenza di Luciano è stata importante ma c’è ovviamente un rovescio della medaglia. Per esempio, ci resto davvero male quando vado in una piazza per un tour e, a mano a mano, conquisto tutti ma non faccio in tempo a scendere dal palco che mi chiedono di mio fratello. Ecco, lì un po’ mi urta: mi sono fatto un mazzo per due ore e non hanno l’accortezza di aspettare nemmeno un minuto”.

Marco Ligabue
Foto da Ufficio Stampa Red&Blue Music Relations

È bello camminare insieme a un fratello. Le parole di Luciano in questo libro mi hanno riempito il cuore, lui è meno espansivo di me ma quando parla dà un peso a ogni parola. Per questo le sue righe mi hanno colpito così tanto.

Mai sentito il bisogno di staccarsi? “È stata una riflessione che ho fatto a inizio del percorso di cantautorato. Io ho sempre creduto nella volontà di fare il cantautore e ho resistito alle critiche. Così come ai fischi di 60mila persone quando ero sul palco per aprire Caparezza”, ammette Marco.

E agli esordi ero in dubbio se mantenere quel cognome o trovare uno pseudonimo”, continua. “Ma mi sembrava più un modo di scappare, e io non voglio scappare. Sono orgoglioso di quel cognome, il cognome di mio padre, e ovviamente sono orgoglioso del percorso di mio fratello”.

Sicuro che la scrittura di Salutami tuo fratello influenzerà anche l’approccio alle prossime canzoni, Marco Ligabue guarda avanti. E sogna. “Ci sono storie che mi immagino o che vedo – sorride il cantautore – e chissà che non possa nascerne qualcosa. Ma da questo a parlare di un documentario ce ne passa. E poi non vorrei essere troppo come mio fratello! (ride, ndr) In verità il mio sogno è un concerto all’arena di Verona: quelle sarebbero le due, tre ore più belle di sempre”.

Foto da Ufficio Stampa Red&Blue Music Relations