Ludwig: «Presento ai giovani la mia adolescenza»

L'1 maggio è uscito 'Boom Boom', il nuovo singolo di Ludwig, un tributo alla musica dance degli anni '90. La nostra intervista.
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L’1 maggio è uscito Boom Boom, il nuovo singolo di Ludwig. Tributo all’intramontabile hit dei French Affair, My Heart Goes Boom, Boom Boom arriva dopo la versione acustica di Domani Ci Passa e celebra gli anni ’90 in tutto il loro splendore vintage. Ne abbiamo parlato con Ludovico.

Ciao Ludwig, partirei subito da Boom Boom. Come è nata questa tua passione per le sonorità dance anni ’90?
Sono stato sempre un fan della musica dance, sin da quando ero piccolo. Adesso ci son stato a stretto contatto perché ero a casa in quarantena, come tutti. Ascoltando una playlist degli anni ’90, mi sono ricordato di questa canzone che mi piaceva e mi son detto Perché non scriverci qualcosa su?. Così è nata la canzone, ma son sempre stato appassionato di musica dance. Ho un fratello più grande che quando tornava a casa sentiva queste canzoni e io appresso a lui. Mi considero molto ferrato.

Come hai lavorato al brano da casa, visto che è nato in quarantena?
Alla produzione ho lavorato usando programmi come Zoom. Come gli studenti insomma. Mi vedevo col produttore in video, registravo le voci nel mio studio, lui le prendeva e poi ci passavamo i progetti. È stato un andirivieni. Purtroppo potevamo fare solo così perché non potevamo vederci. Ci siamo adattati.

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Tra l’altro io ti seguo sui social e so che hai un pubblico di giovanissimi. Riesci a far avvicinare i ragazzi alla musica dance?
Sì, è il mio scopo. Il mio intento è proprio questo, speriamo che capiscano il messaggio. Tramite stories su Instagram ho presentato oggetti come la big bubble, il tamagotchi, Crystal Ball. Tutti giochi degli anni ’90. Ho lanciato così il singolo, con questi indovinelli cercando di portare un po’ della mia adolescenza, dei miei giochi e del genere musicale che ascoltavo. Perché no? È sempre musica, con cassa dritta, elettronica, che piace. Ovviamente poi l’ho riadattata con un testo che ha un linguaggio adatto ai giovani d’oggi. Parlo di una pischella, in fondo.

Sì, lo apprezzo. Ma che ti hanno risposto quando hanno visto cose tipo il tamagotchi?
Uno mi ha scritto Sei ubriaco non ti è passata. Qualcuno ha capito, ma molti col tamagotchi mi hanno scritto proprio Ma che è sta cosa?.

Hai fatto un live a fine febbraio. Ne parliamo?
Sì, l’ultimo live a Roma prima della quarantena.

Come hai vissuto questa cosa?
Avevo un po’ d’ansia anche nei giorni prima del live, perché avendo molti amici a Milano sapevo che su avevano bloccato già tutto. Là il virus era veramente già presente, mentre a Roma c’erano 30 casi. Pochissimi. Però si percepiva che qualcosa non andava. Qualche fan ha venduto il biglietto, infatti. C’era tantissima richiesta e lo hanno rivenduto subito, ma i genitori avevano un po’ di paura. Ero un po’ preoccupato, poi mi sono presentato lì ho visto che c’era il sold out. È andato tutto bene, dai. Il giorno dopo tutto bloccato anche a Roma. È stato l’ultimo live e l’ultima festa romana.

Una festa anche per la carica immagino.
Sì è stata una vera festa, poi c’erano un sacco di ospiti. C’erano Tony Effe, Random, Lazza, Damiano Er Faina. Una bella energia. Abbiamo chiuso così. Meglio un bel ricordo che niente.

Un ottimo tempismo.
Tempismo perfetto direi.

Di recente è uscito anche il video della versione acustica di Domani ci passa. Un video casalingo. Stai pensando a qualcosa di simile anche per Boom Boom?
Stando a casa in quarantena intuivo che era ‘na cosa lunga. Dato che la canzone era già uscita da un anno ed è diventata una hit con milioni di streams, volevo dare qualcosa in più. Visto che i fan hanno resto questo brano così importante, ho pensato dovessero essere loro i protagonisti del video. Non l’avevo mai fatto il video di Domani ci passa, avevo caricato il video su YouTube con una foto. Ho fatto dei contest e i fan mi hanno inviato dei filmati. Poi abbiamo contattato i genitori perché c’erano di mezzo anche minorenni. In alcuni video, pensa, c’erano anche i genitori che ballavano. È stato bello, perché in un momento così ho notato che in tutti i video c’era un sorriso ed erano tutti felici.

Sotto il video, la gente commenta che ha nostalgia dell’estate.
Sì perché c’era una challenge su Tik Tok con questo tema. Partendo dalla canzone, racchiudevano i video-ricordi dell’estate. È stata una cosa tipo Ludwig ricorda l’estate. Io vengo sempre associato a un personaggio che fa ridere e divertire, ti fa ballà e ti fa stare bene.

E ti fa piacere?
Avoya. Io so’ così. Per Boom Boom, invece, avevo pensato all’inizio di fare un bel video fuori però non ci hanno dato il permesso di uscire il 4. Quindi per ora non ho idee.

Quanto è importante Roma nella tua musica?
Direi che è fondamentale. La romanità è la chiave. Sono attaccato a Roma e al mio quartiere, Corso Trieste. Sono cresciuto per strada, nella piazzetta vicino casa. La vivo e voglio continuare a viverla.

E lo slang?
Ma sai che me sto pure a impegnà. Te dico la verità.

Secondo me va bene così! Come vivi la vita sui social, la trovi stimolante o limitativa?
I social sono intrattenimento, un passatempo, e anche fonte di informazione. Basta vedere Conte che non fa le dirette in tv, ma su Facebook. Penso siano fondamentali. Almeno per me avere un rapporto coi fan è decisivo. Ci sono a pieno contatto.