Silvia Tancredi fra libertà, meritocrazia e ‘True Love’: «La mia riflessione sul senso dell’amore»

Il contratto con un’etichetta americana, un nuovo singolo e un album in arrivo: l’italiana Silvia Tancredi ci racconta i progetti in lavorazione sulla rotta USA - Italia.
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Silvia Tancredi fra libertà, meritocrazia e ‘True Love’: «La mia riflessione sul senso dell’amore»

Sono trascorsi quattro anni dal precedente progetto discografico e in questa fine anno Silvia Tancredi torna ora con un nuovo singolo, True Love, uscito per l’etichetta statunitense SMG Record & Media con la quale la cantautrice ha di recente firmato. Così, da oltreoceano l’artista si fa ascoltare in Italia con un linguaggio rinnovato dalle presenze internazionali mantenendo, al tempo stesso, la traccia originaria.

Ho sempre ricercato la massima libertà espressiva – ci ha spiegato Silvia a proposito del suo volo al di là dell’Atlantico – e la migliore qualità per i miei progetti, per cui delle tempistiche del mercato (se mai esistono davvero delle regole) non me ne curo più di tanto.

Ad ogni modo in questi quattro anni mi sono dedicata ai live all’estero, soprattutto negli USA, alle collaborazioni con un team internazionale e, non ultimo, è arrivata una piccola ‘monella’ nella mia vita…”

Raccontaci allora di True Love: come e quando è nata questa canzone?

L’arrivo di Lucrezia Marilù nella mia vita mi ha dato modo di riflettere sul senso dell’amore, quello “vero”, puro, incondizionato e viscerale. Ho pensato così di dedicare una canzone che potesse dar voce alla domanda su cosa sia esattamente “l’amore vero”, immaginando la fine di una relazione come momento massimo per una riflessione sul senso dell’amore nella nostra vita.

C’è un messaggio che desideri mandare attraverso questo brano?

Quando il vero amore arriva nelle nostre vite, la sua forza è talmente travolgente che si manifesta risolvendo ogni dubbio.

Recentemente hai siglato un contratto con l’americana SMG Record & Media: che emozione è stata mettere quella firma?

Direi che il senso di gratificazione è quello che più mi ha pervaso, consapevole del fatto che un nuovo mattoncino per il mio futuro era stato posato.

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E in che misura il confronto con il mondo oltreoceano ha inciso nella tua espressione artistica? Ti ha in qualche modo cambiata?

Quello che ho trovato oltreoceano è stata soprattutto una risposta alla mancanza di meritocrazia che purtroppo contraddistingue il nostro Paese, ahimè, non solo nel campo della musica. E il detto Yes, You Can è stato per me assolutamente corrispondente: se hai un talento puoi trovare il modo di esprimerlo nella piena libertà. In effetti proprio questo senso di libertà ha influito nella mia espressione artistica che ha trovato modo di formarsi nel pieno della sua essenza, senza condizionamenti dettati da sistemi di marketing o economici.

Ora sei al lavoro con un team internazionale: c’è un approccio diverso alla musica oltreoceano? Quali differenze hai notato rispetto all’Italia, per esempio?

Il team è formato da artisti e professionisti italiani e americani che abbracciano in pieno il mio progetto e trovano una propria corrispondenza espressiva in esso. Proprio l’unione di storie e culture diverse credo sia un prezioso arricchimento, ed essendo una super appassionata da sempre di black music, non potevo desiderare altro.

E guardando al 2020, quali progetti vorresti realizzare nei prossimi mesi?

Stiamo lavorando alla progettazione del prossimo videoclip per l’uscita del secondo singolo che porterà verso la pubblicazione dell’intero album.