Giulio Cesare Giacobbe: “Rinneghiamo la favola del Principe Azzurro”

La nostra intervista allo scrittore e psicologo Giulio Cesare Giacobbe, autore de "Il Principe Azzurro non esiste".

Si intitola Il Principe Azzurro non esiste il nuovo libro di Giulio Cesare Giacobbe edito da ROI Edizioni, un’analisi ironica e puntuale su uno dei miti più intramontabili e tossici della società moderna. “Il principe azzurro ha rovinato la vita delle donne più del colera, della tubercolosi e della poliomielite messi insieme” dichiara, non a caso, Giacobbe nel testo. Ma noi abbiamo voluto approfondire ulteriormente, chiedendo direttamente allo scrittore, psicologo e psicoterapeuta di spiegarci più nel dettaglio tutte le derive nefaste delle storie d’amore a lieto fine che ci accompagnano sin da quando siamo bambini.

Iniziamo dal principio, quali spunti hanno generato la necessità di scrivere un libro così categorico?
In tutti i miei libri precedenti – e sono già una ventina – il tema del principe azzurro mi è sempre capitato tra le mani. Sarà che scrivo sempre per le donne e questo discorso, veramente, usciva in continuazione. Mi ero detto che prima o poi dovevo scriverci un libro. Mi sono deciso a farlo.

Sembra una questione fondamentale nelle relazioni di coppia…
Lo è, nonostante siano cambiati i tempi. Sai, l’invenzione del principe azzurro risale ai primi del ‘900, almeno con questa denominazione. Perché la favola di Cenerentola, in realtà, è antichissima e risale ai cinesi. Addirittura agli egizi. La storia della ragazza morta di fame che sposa l’uomo ricco e di successo è un vecchio cliché, che poi è stato stilizzato nella figura del principe azzurro, in riferimento al Principe di Savoia. Era azzurro proprio perché l’azzurro era il colore dei Savoia. L’idea che l’ultima donna del branco possa sposare il maschio alpha è una vecchia aspirazione femminile, ma è assolutamente falsa nei fatti.

Come mai?
Non è mai successa una cosa del genere. L’uomo di successo, in quanto tale, se ne frega delle donne. Uno così, che dedica la propria vita a una donna, semplicemente non esiste. Questa illusione femminile è costruita su una fantasia che non corrisponde a nessuna realtà e finisce per diventare pericolosissima. Se una ragazza va avanti con questa illusione e sposa un uomo qualsiasi – pensando che sia il principe azzurro e poi scopre che non lo è – di solito, invece che prendersela con se stessa, se la prende con il supposto principe azzurro. Il rapporto, quindi, salta. Come psicologo e psicoterapeuta ho visto scattare questo meccanismo decine e decine di volte. Le donne si devono mettere in testa che questa faccenda non sta in piedi. Non solo non hanno alcuna possibilità di sposare il principe azzurro, ma nessuno degli uomini che incontrano saranno mai principi azzurri.

Il libro è in realtà molto ironico. Inizia con dialoghi molto cinici e con pensieri realisti sia del Principe Azzurro che di Cenerentola…
Sì, è necessario che questa favola smetta di circolare e sia ufficialmente rinnegata. Il bisogno di una donna giovane di trovare un protettore è talmente forte, che finisce per attaccarsi a questa favola perché ne ha bisogno. Bisognerebbe dirle chiaro e tondo che è una favola che non sta in piedi. Il problema è che nessuno glielo dice.

Ma quanto potrebbe essere complicato sradicare una convinzione simile?
Finché le donne non si emancipano, non si mettono in testa di crescere e imparare a difendersi e proteggersi da sole, saranno sempre alla ricerca di un protettore e quindi continueranno a credere al principe azzurro. L’unica salvezza è che diventino adulte e imparino ad arrangiarsi da sole. A quel punto, non avranno più bisogno di un principe azzurro. È tutto lì.

Lo spiega bene, del resto, alla fine del libro: l’ultima soluzione è che le donne siano indipendenti.
Sì, e questo non impedisce di avere un rapporto d’amore o un matrimonio che dura tutta la vita. Per far questo, però, bisogna diventare genitori. Perché l’unica personalità in grado di amare è il genitore. Il bambino ha bisogno di essere amato, l’adulto si fa i cavoli suoi e non ama nessuno. Per cui, l’unico che può amare è il genitore. Bisogna diventare genitori per mettere su famiglia e dedicarsi non solo ai figli, ma anche all’altro. Ma quanti ce ne sono di genitori che hanno una personalità genitoriale? Quasi nessuno.

Pensa che sia un problema attuale anche questo?
Sì, assolutamente. Il problema è che non esiste nessuna cura alla crescita psicologica. Né da parte della scuola, né da parte delle famiglie, né da parte dello Stato. Perché i matrimoni non durano? Oggi la durata media del matrimonio è di 3-4 anni. La risposta è che si sposano tra bambini o tra adulti che si fanno i cavoli propri e nessuno ha cura di diventare genitori e esser capaci di dedicarsi agli altri. Questo dovrebbe essere un compito dello Stato, perché una nazione fatta di persone altruiste e capaci di dedicarsi agli altri è uno Stato che va lontano. Uno Stato fatto di adulti rapaci e bambini bisognosi di protezione, no. Gli USA, ad esempio, sono uno Stato di adulti rapaci. Cosa viene fuori? Che è una nazione continuamente in guerra con qualcuno, uno Stato di guerrafondai, di prepotenti e di predatori. Non è una nazione che fa tanta strada.

La storia lo sta dimostrando…
Aspetta che i cinesi diventino un po’ più forti e vedi dove vanno…

Curiosamente lei il libro lo dedica proprio ai suoi figli, sostenendo che – con un genitore come lei – non hanno mai creduto al principe azzurro…
Purtroppo mi sono sposato giovane. Non ero ancora un genitore. Bisognerebbe sposarsi a 70 anni e fare i figli a 80. I genitori migliori non a caso sono i nonni. Noi siamo troppo occupati a far carriera. È una tragedia.

A questo proposito, il libro è chiaramente rivolto alle donne, ma io lo consiglierei anche ai ragazzi. Potrebbe essere illuminante…
Lo so, ma i ragazzi oggi non leggono i libri. Non solo il mio, nessun libro. Ormai i ragazzi guardano solo le illustrazioni, usano i social, non hanno più la cultura letteraria, libresca che avevamo noi una volta. Io a 14 anni compravo i libri di George Bernard Shaw e Bertrand Russell. Oggi non sanno neanche chi sono. Ormai la cultura in Italia ha avuto una caduta verticale anche nella scuola. Ho insegnato per 48 anni e ti posso dire che oggi la scuola è una fabbrica di analfabeti. Ho lasciato l’università nel 2010 e, negli ultimi anni, gli studenti che si laureavano in Lettere non sapevano né leggere né scrivere. Leggevano un libro e non ci capivano nulla, scrivevano una relazione e tu non ci capivi nulla.

Qual è il problema secondo lei? Non penso possa essere solo colpa dei social.
Hai ragione, è un problema radicato. Risale al ’78. Tra le tante belle cose che si erano affermate quell’anno, se ne era affermata una deleteria: che la cultura tradizionale basata sull’erudizione dovesse essere distrutta e rimpiazzata. L’hanno distrutta alla fine. I laureati analfabeti che poi insegnano, cosa vanno ad insegnare? Niente. La caduta culturale alla lunga è diventata un analfabetismo di massa.

Pensa che non esista più il concetto di esercizio mentale?
Beh, non sarebbe una grande perdita se fosse solo una perdita di erudizione. Il problema è che è perdita di senso critico. La gente si beve qualunque cosa, dagli alieni agli angeli. C’è chi è convinto che gli zombie siano reali. Oggi se dici che gli asini volano con un po’ di convinzione raccogli sicuramente un seguito. Poi ci stupiamo se c’è un ministro che convince gli italiani che siamo invasi dagli africani e dobbiamo lasciarli morire in mare. Manca il senso critico. Che vuol dire intelligenza.

Se manca un pensiero critico alla base, la situazione è preoccupante.
Lo è, perché la mancanza di senso critico non fa credere al mio libro (ride, ndr).

Ecco, torniamo al libro. Come si fa secondo lei a convincere le persone che le relazioni richiedono impegno?
Di per sé, una relazione non sarebbe un lavoro. Penso che un rapporto sia più una crescita. Se una persona è abbastanza cresciuta e ha abbastanza esperienza da poter assistere gli altri, può costruire qualsiasi rapporto che duri nel tempo. Ma – se continua a fare il bambino e l’adulto predatore – è impossibilitato a costruire un rapporto che duri. Non bisogna fare sacrifici, ma crescere psicologicamente.

Però ci sono genitori che non sono per nulla responsabili.
Per fare i genitori bisogna esserlo. Questi non lo sono, sono bambini mascherati. Alla prima difficoltà mollano tutto. Di fronte ai sacrifici sbottano, fuggono dalla responsabilità. Parliamo dei femminicidi, ad esempio.

Un fenomeno preoccupante.
Sui femminicidi non è riuscita a passare una verità psicologica, e cioè che sono compiuti da uomini bambini che sono stati abbandonati dalla mamma. Sono uomini convinti che senza la mamma non possono sopravvivere. Sono uomini che si vendicano, questa cosa bisogna dirla. Gli uomini che ammazzano le donne sono bambini abbandonati, se vai a vedere bene le loro storie te lo dimostreranno. Un tempo, quando gli uomini avevano 14 anni, andavano a lavorare. Se crescevano e finivano per ammazzare una donna era per senso di possesso. Adesso non più. Adesso sono mantenuti fino a 30 anni. Come fanno a diventare adulti? Passano da una mamma all’altra. Poi, quando una donna si accorge di aver sposato un bambino e lo molla, quello l’ammazza. Nei media questa cosa non è passata, vengono date interpretazioni romantiche, ma non è così. Sono bambini abbandonati. L’amore e la gelosia non c’entrano nulla, è sopravvivenza. Sono convinti di morire se non assistiti. E, se l’assistente li molla, la uccidono.

Grazia Cicciotti

Giornalista, serialista, divanista.