Negli Stati Uniti le opere prodotte esclusivamente da un sistema di intelligenza artificiale non possono essere protette dal copyright. Lo ha ribadito di fatto la Corte Suprema americana, che ha deciso di non esaminare un ricorso destinato a mettere in discussione il principio secondo cui solo un autore umano può essere titolare dei diritti su un’opera creativa.
La scelta dei giudici supremi lascia così in vigore le decisioni dei tribunali federali che, nei mesi scorsi, avevano respinto la richiesta di registrare un’opera generata interamente da una macchina. Secondo queste sentenze, la legge statunitense sul diritto d’autore presuppone la presenza di una creatività umana e non può essere applicata a opere prodotte autonomamente da algoritmi.
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Il caso che ha acceso il dibattito
La vicenda nasce dalla richiesta avanzata da un ricercatore statunitense che aveva tentato di ottenere il copyright per un’immagine generata da un sistema di intelligenza artificiale da lui sviluppato, chiamato Creativity Machine. L’opera, dal titolo A Recent Entrance to Paradise, era stata registrata indicando la macchina come unica autrice.
Il Copyright Office statunitense aveva però respinto la richiesta, sostenendo che la normativa sul diritto d’autore tutela esclusivamente opere create da persone. La decisione è stata poi confermata dai tribunali federali, che hanno ribadito come l’autorialità umana rappresenti un requisito fondamentale della legislazione sul copyright.
Dopo queste bocciature, il ricercatore ha presentato ricorso alla Corte Suprema nel tentativo di ottenere un riconoscimento giuridico per le opere generate autonomamente dall’intelligenza artificiale. Il rifiuto dei giudici di esaminare il caso ha però chiuso, almeno per il momento, questa possibilità.
Intelligenza artificiale e creatività: cosa cambia
La decisione non impedisce agli artisti di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro. Software generativi, algoritmi e sistemi di elaborazione automatica delle immagini possono continuare a essere parte del processo creativo.
Il punto centrale riguarda però il riconoscimento legale dell’opera. Per essere protetta dal copyright, la creazione deve contenere un contributo creativo umano riconoscibile. Se invece un’immagine, un testo o una composizione sono prodotti integralmente da un sistema automatizzato senza intervento umano significativo, non possono essere registrati come opere protette.
Un dibattito destinato a crescere
La decisione della Corte Suprema arriva in un momento in cui l’uso dell’intelligenza artificiale nella produzione culturale e artistica è in piena espansione. Dalle immagini generate da software ai testi prodotti da modelli linguistici, le tecnologie generative stanno ridefinendo il confine tra creatività umana e produzione automatica.
Proprio per questo il tema del diritto d’autore applicato all’intelligenza artificiale è destinato a rimanere al centro del dibattito giuridico e culturale nei prossimi anni. Per ora, però, negli Stati Uniti la posizione resta chiara: senza un autore umano, un’opera non può essere protetta dal copyright.