MIA Photo Fair 2026: le ‘Metamorfosi’ come chiave di lettura del presente

Sono gli spazi in Tortona del Superstudio Più a ospitare, ancora una volta, l’appuntamento artistico ormai consueto a Milano. Si svolge, infatti, dal 19 al 22 marzo 2026 l’edizione numero quindici di MIA Photo Fair BNP Paribas che ha scelto come tema quello delle Metamorfosi. Un titolo che richiama volutamente l’opera di Ovidio, dove il cambiamento è descritto come una condizione strutturale dell’esistenza, una tensione continua che attraversa corpi, forme, identità e destini.

«Sono molto contenta del risultato di quest’anno», ci spiega la direttrice artistica Francesca Malgara introducendoci la fiera. «Ho visto un livello di progetti veramente alto e tutti hanno interpretato bene il tema che secondo me rappresenta proprio il linguaggio della fotografia che compie 200 anni quest’anno».

Nella manifestazione milanese il riferimento classico viene infatti reinterpretato alla luce del presente. Metamorfosi diventa, così, il nome delle trasformazioni che investono oggi i linguaggi visivi e le pratiche artistiche compreso il modo stesso di produrre e leggere le immagini. In effetti, il concetto delle metamorfosi è anzitutto da intendersi come processo di cambiamento della fotografia stessa in quanto tecnica e poi, del suo sguardo, sul reale.

Courtesy MIA Photo Fair BNP Paribs. Ph. ZIMA Studio

«Pensiamo a come si è trasformata dal punto di vista tecnologico, partendo dall’eliografia fino ad arrivare addirittura a creare un’immagine senza macchina fotografica», prosegue Malgara. «Ovvero, attraverso l’intelligenza artificiale, quindi i prompt, gli algoritmi e senza luce, che è poi la magia con cui è nato questo bellissimo linguaggio d’arte. Abbiamo scelto questo tema anche per questo: perché attraverso questi bellissimi 111 stand si comprende la metamorfosi che è avvenuta nel mondo della fotografia e dell’immagine».

L’intera articolazione di MIA Photo Fair 2026 – dalle sezioni curate ai premi, dai progetti speciali all’identità visiva – si sviluppa attorno a questa idea, rappresentata simbolicamente da una storica Polaroid di William Wegman, scelta come immagine guida.

LEGGI ANCHE: — La fotografia oltre il mito: «Il West è soprattutto un luogo mentale»

Quattro sezioni per leggere la fotografia contemporanea

L’edizione si articola in quattro sezioni principali, pensate per offrire chiavi di lettura differenti sul rapporto tra fotografia e contemporaneità: Main Section, Beyond Photography – Dialogue, Reportage Beyond Reportage e Focus Latino. E camminando tra gli stand la proposta è molto variegata, ma spicca una rinnovata attenzione alla natura. C’è, quindi, un rinnovato bisogno di dialogare con il testo che abitiamo? «Assolutamente sì – risponde la direttrice – Ho visto racconti molto diversi e possiamo partire da chi racconta la fotografia come Roger Ballen nello stand della galleria milanese BUILDING. Lui è un fotografo storico e molto grottesco, che racconta il dialogo tra l’uomo e l’animale: infatti nelle sue fotografie gli animali sono sempre presenti.

E arriviamo allo stand di ANIMAN, che propone un progetto dedicato ai bracconieri, al poaching, a come questi poveri animali vengono trattati. È una documentazione, un reportage ed è qualcosa di molto rappresentativo. Abbiamo anche un fotografo brasiliano che racconta il suo rapporto naturale e diretto con la natura in Amazzonia. Quindi forse sì, c’è questo elemento, però abbiamo davvero di tutto in fiera. Diciamo che si attivano tante tematiche e in questo momento Milano sta offrendo diversi ambiti di riflessione sulla fotografia».

Per la prima volta, poi, MIA Photo Fair dialoga con la città grazie a una serie di esposizioni fotografiche che costruiscono un dialogo. «Non era mai successo, usciamo dagli spazi della fiera grazie a un circuito off, di cui siamo molto contenti – sottolinea entusiasta Malgara –. Abbiamo costruito collaborazioni con i musei della città, i musei del Comune di Milano, che in questo momento ospitano mostre di fotografia: da Palazzo Reale al Mudec fino a Gallerie d’Italia. È proprio un circuito messo in atto».

Erwin Olaf, Fünf neue märchen, Das wunder von Bern trifft Die Blechtrommel inmitten von 99 Luftballons – Alter Elbtunnel, 2014. Archival pigment print, 90 x 120, ed. 12. Courtesy: Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

«Poi abbiamo fatto collaborazioni con tre spazi espositivi che hanno creato mostre ad hoc per noi, per la fiera e per il periodo della fiera: 10 Corso Como, Tecno ai Caselli di Porta Garibaldi e Hotel Senato, dove c’è una grande gigantografia. Secondo me è molto importante, perché l’idea è proprio creare un ecosistema della fotografia e, piano piano, diventare una settimana che non sia limitata solo alla fiera, ma coinvolga tutta la città».

Una sfida, e un impegno, per i prossimi anni dunque. «Sì – conferma la direttrice – oltre  ovviamente diventare sempre più internazionali, quindi avere ospiti che arrivano da tutto il mondo».

Todd Hido, 2154-a, 1998, Archival Pigment Print, 86,5 x 76,2 cm, 5 + 1 AP. Courtesy: Galeria Alta

Tutti i dettagli sugli espositori, i premi, le sezioni e gli eventi di MIA Photo Fair 2026 sono sul sito ufficiale a questo link.

Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati / In copertina: Aldo Salucci, Le dune della memoria, 2026. Fotografia digitale su CromaLuxe, 110×110 cm, ed. 5. Courtesy: A.MORE gallery