Anyma porta a Milano ÆDEN, il nuovo universo audiovisivo tra musica elettronica, Rinascimento, arte classica e intelligenza artificiale.
Da quando le immagini della residency allo Sphere di Las Vegas avevano cominciato a circolare insistemente su Instagram, assistere a un dj set di Anyma era entrato di diritto fra i miei personali desiderata. Non che lo spazio cargo di Rho sia esattamente lo Sphere, ma l’appuntamento annunciato a Fiera Milano Live per il 19 settembre diventa presto l’evento più evidenziato in agenda in questo scampolo d’estate.
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In questo nuovo viaggio, per il dj e producer italiano Matteo Milleri,in arte appunto Anyma, l’ispirazione arriva anche dal Rinascimento. E l’arte è più che mai l’asse centrale di un’esperienza immersiva con cui l’artista ha alzato drammaticamente l’asticella degli eventi live di musica elettronica. Perché ciò che Anyma costruisce va oltre l’integrazione di suono, arte e intelligenza artificiale perché la somma genera un universo futuristico dall’impatto cinematografico potentissimo.
Ogni elemento si fonde in una continuità organica così realistica che le statue di ispirazione classica e rinascimentale in versione umanoidi giganti sembrano non essere un’ipotesi poi tanto remota sulla Terra. Almeno nell’arco delle quasi due ore del set. Non a caso la creatività del dj lo ha portato, in pochi anni, a esibirsi praticamente ovunque: dagli USA alla Cina, dalle Piramidi di Giza a Miami. E questo nuovo capitolo del viaggio, ÆDEN, unisce i poli opposti di una linea temporale che attraversa l’umanità fino a oggi. Raccontando quello che Anyma definisce nella sua ultima release Rinascimento Digitale.

Inaugurato sul prestigioso palco del Coachella, il tour sta attraversando Asia, Europa e America Centrale rendendo l’italiano protagonista del più grande concerto elettronico da headliner mai realizzato in Cina. E fin dalle prime note l’effetto immersivo è totale facendo apparire l’ormai diffusa espressione di ‘immersive experience’ quasi un abusivismo linguistico. Per la serie: da ora in poi o così o niente.
Raccontando sui social l’evoluzione del progetto ÆDEN – che dà il nome anche a una nuova etichetta – Anyma spiega anche il suo processo creativo. «Costruire una comunità di artisti e creativi è sempre stato un obiettivo importante del mio percorso artistico. L’ispirazione e l’innovazione sono fatte per essere condivise. Credo fermamente che i creativi, sostenendosi a vicenda, possano spingersi molto più lontano nella ricerca dell’espressione di sé, di uno scopo e di un’eredità da lasciare», si legge nel post.
Ma soprattutto: «Passato, presente e futuro si incontrano in questo nuovo progetto. ÆDEN è uno spazio che spero di costruire insieme ad artisti, creativi, fan e amanti dell’arte. Uno spazio che vuole rappresentare nuove idee, collaborazione e, forse soprattutto, sperimentazione. [Per] esplorare come la creatività possa evolversi in questo mondo moderno […]. Ed è il mio istinto a guidarmi verso ciò che sento appartenere autenticamente al mondo di ÆDEN».
Nell'ÆDEN di @anyma_eva a Milano a #FieraMilanoLive @FieraMilanoSpa @VivoConcerti #wordsforyou @RevenewsI pic.twitter.com/4snUCewY1B
— Paola Farina (@Paoletta_F) September 20, 2026
Nell’ÆDEN dopo Genesys: il nuovo concept
Se Genesys era una cybernetic opera con protagonisti i robot per una riflessione su umanità, natura e tecnologia, ÆDEN cambia prospettiva senza abbandonare quella domanda di fondo. Questa volta il passato sembra rivivere per provare a immaginare il futuro. A Milano, colonne, statue, riferimenti neoclassici e suggestioni greco-romane diventano materia visiva da attraversare e deformare. E la classicità che solitamente percepiamo come quanto di più statico possa esserci non è un fondale, ma una memoria da sottoporre a una nuova mutazione digitale.
È un passaggio tutt’altro che casuale. In un’intervista rilasciata al magazine americano DJ Mag, infatti, Milleri ha raccontato quanto la storia dell’arte sia radicata nella sua formazione. «Devo molto al mondo degli anime e dei manga, e molto anche al classicismo, all’arte rinascimentale, essendo cresciuto nel centro Italia».
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È qui che il mondo di Anyma trova una delle sue chiavi più interessanti. Michelangelo ed Evangelion possono convivere, il busto rinascimentale e l’umanoide possono appartenere alla stessa grammatica visiva. Non c’è contrapposizione o distanza temporale fra antico e tecnologico, ma una continuità fluida che annulla il tempo. E il corpo umano resta il riferimento, anche quando viene ricostruito attraverso metallo, codice, CGI e intelligenza artificiale.


Trasferire le architetture dell’antica Grecia in un mondo post-apocalittico o innervare di cavi elettrici il David michelangiolesco sembrano una storpiatura dell’IA? Tutt’altro. Nella visione di Milleri, non esiste tecnologia destinata semplicemente a produrre immagini al posto dell’uomo. L’intelligenza artificiale è ormai strumento quotidiano ma ha ancora bisogno della creatività umana per darle forma e significato.
«L’IA ha ancora bisogno di qualcosa dagli esseri umani: la creatività e la spinta a creare arte», ha spiegato sempre a DJ Mag, raccontando la costruzione di ÆDEN. «Voglio ripercorrere la storia dell’arte attraverso le epoche e ricreare questo mondo digitale in cui le AI tornano a confrontarsi con questo concetto».
È un pensiero che Milleri ribadisce ancora più esplicitamente parlando di recente con Billboard Italia: «Non sostengo in alcun modo l’arte generata interamente dall’intelligenza artificiale, perché la visione, il gusto, l’emozione e il senso della narrazione devono comunque provenire dall’artista. La tecnologia dovrebbe semplicemente amplificare l’immaginazione umana, piuttosto che sostituirla».
Ed è forse proprio questa la differenza fra un semplice utilizzo spettacolare dell’IA e il modo in cui Anyma la inserisce nel proprio universo. La tecnologia non è il soggetto dell’opera: è uno degli strumenti attraverso cui l’artista prova a costruire un mondo.
Quando la musica prende forma il tempo si annulla
E in ÆDEN, questo mondo è fatto in egual misura di vista e udito, senza una gerarchia netta fra ciò che si ascolta e ciò che si vede. Lo stesso processo creativo di Milleri lo dimostra dal momento che, se da un lato la musica deve reggere anche da sola, il rapporto con i visual è fondamentale non solo in fase live ma anche nel momento della scrittura. Sono spesso, infatti, le immagini a ispirare un brano come si trattasse della colonna sonora di un film.
Per questo, la sensazione dal vivo non è quella di assistere a un DJ set accompagnato da visual, ma si vive una narrazione in cui suono e immagine nascono dallo stesso processo creativo che sovrappone e cancella epoche. I drop diventano snodi narrativi, i personaggi entrano ed escono dalla scena, le architetture digitali si trasformano seguendo la musica.

Ancora a DJ Mag, parlando del concept, Anyma ha spiegato che il suo ÆDEN è «un regno digitale nel cloud» in cui un’intelligenza cerca l’immortalità e continua a confrontarsi con ciò che l’uomo ha creato.
Da qui anche l’idea di un’arte che non viene cancellata dalla tecnologia, ma attraversata da essa. Le forme del passato rimangono riconoscibili, solo sottoposte a glitch, deformazioni e nuove possibilità visive. È come se Anyma prendesse la storia dell’arte e la trascinasse dentro un gigantesco laboratorio digitale.
E se l’obiettivo di Milleri è «stimolare il cervello, la mente e i sensi, in modo che tutte le emozioni vengano coinvolte» – definendo questo, più in generale, «lo scopo dell’arte» (GRAMMY.com) – il dj non può essere solo uno che suona davanti a uno schermo. «Devi diventare un regista, un artista, un videomaker». Non c’è che dire: il ragazzo ha ambizione e creatività visionaria.


Per un paio d’ore, a Milano, Anyma dimostra che il futuro ha radici antiche e il progresso non deve lasciare indietro ciò che è stato. Cosa che in Italia dovremmo sapere bene ma che dobbiamo sforzarci di non dimenticare.
Foto di Christian Della Torre da Ufficio Stampa
