Sabato 18 aprile Paris Internationale Milano ospita Aperto Italia, il progetto ideato da Massimiliano Gioni e Fondazione Nicola Trussardi per riflettere sullo stato dell’arte contemporanea italiana dopo il record negativo di presenze italiane alla Biennale Arte 2026.
Se l’Italia non riesce a qualificarsi ai Mondiali di calcio, ormai quasi non fa più notizia. Ma se alla Biennale Arte di Venezia gli artisti italiani diventano sempre meno, allora forse dovremmo iniziare a preoccuparci davvero. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha segnato un dato simbolico e piuttosto pesante: le presenze italiane sono ai minimi storici in oltre 120 anni. Non perché in Italia manchino gli artisti, ma perché sembra essersi inceppato il sistema che dovrebbe sostenerli, produrli, raccontarli e portarli all’estero.
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È da questa domanda, semplice ma scomoda, che nasce Aperto Italia, il progetto ideato da Massimiliano Gioni per la prima edizione di Paris Internationale Milano.
Perché oggi l’arte italiana sembra sempre più invisibile
L’appuntamento si terrà sabato 18 aprile dalle 11.30 alle 19.30 nell’area talk al terzo piano di Paris Internationale Milano, la nuova fiera internazionale che debutta quest’anno nel capoluogo lombardo dopo dieci anni di attività a Parigi. A organizzare la giornata è la Fondazione Nicola Trussardi, che torna così dentro una fiera d’arte con un programma pubblico dedicato non tanto alle opere, ma al sistema che ruota intorno agli artisti. Una giornata di conversazioni, che vuole provare a capire cosa stia succedendo davvero all’arte contemporanea italiana.
Per una volta il punto non è presentare una mostra o celebrare un artista, ma fermarsi e fare una domanda che aleggia da tempo: perché oggi fare arte in Italia sembra così difficile?
Aperto Italia a Milano: una giornata per interrogare il sistema
Secondo Aperto Italia il problema non è la mancanza di talento. Basta guardare i nomi coinvolti nella giornata milanese – da Yuri Ancarani a Patrick Tuttofuoco, da Marcello Maloberti a Grazia Varisco, passando per Adrian Paci, Giulia Cenci, Elisa Giardina Papa, Margherita Manzelli e Diego Perrone – per capire che gli artisti italiani continuano a esistere, produrre e lavorare a livelli altissimi.
Quello che sembra mancare, piuttosto, è tutto il resto: le strutture economiche, il sostegno istituzionale, il mercato, la capacità di accompagnare gli artisti nel tempo, i luoghi di confronto, le gallerie, la critica e forse persino una narrazione condivisa di cosa significhi oggi arte italiana.
Non a caso Aperto Italia riprende nel titolo la memoria di Aperto, la storica sezione della Biennale dedicata alle nuove generazioni. Negli anni Ottanta e Novanta quella piattaforma era stata uno spazio fondamentale per lanciare nuovi artisti e per raccontare un’Italia capace di dialogare con il contemporaneo. Oggi quel nome torna, ma in forma quasi opposta: non più come vetrina di un sistema forte, ma come occasione per chiedersi cosa si sia perso per strada.
Gli artisti invitati e i temi al centro degli incontri
Durante la giornata si alterneranno sette incontri che affrontano temi molto ampi, ma in realtà profondamente concreti.
Si parte con Arte programmata, una conversazione tra Patrick Tuttofuoco e Grazia Varisco sul rapporto tra generazioni diverse e sul modo in cui l’arte può ancora essere pensata come qualcosa di aperto e in movimento. Poi sarà la volta de Le metamorfosi, con Ambra Castagnetti, Giulia Cenci e Diego Perrone, dedicato al cambiamento continuo delle immagini e delle forme.
Nel pomeriggio si parlerà de La verità con Yuri Ancarani, Linda Fregni Nagler ed Elisa Giardina Papa, che rifletteranno su documenti, immagini e costruzione del reale. Geografie dello sguardo riunirà invece Marcello Maloberti, Adrian Paci e Grazia Toderi attorno ai temi dell’identità, dei confini e delle appartenenze.
A seguire, Sara Enrico, Chiara Enzo e Margherita Manzelli discuteranno di corpo e immagine nell’incontro La pelle, mentre Simone Berti, Guglielmo Castelli e Daniele Milvio affronteranno il tema delle paure contemporanee e delle figure disturbanti ne I mostri. La giornata si chiuderà con Il sistema degli oggetti, che vedrà dialogare Carlo Benvenuto, Iva Lulashi e Margherita Moscardini sul ruolo che oggetti e immagini hanno nella costruzione del nostro immaginario.
Temi che raccontano il presente
A moderare gli incontri saranno lo stesso Massimiliano Gioni, Nicolas Ballario, Lucrezia Calabrò Visconti, Gianfranco Maraniello, Marta Papini e Roberta Tenconi. La verità parlerà di immagini, documenti, finzione e fake news. Geografie dello sguardo rifletterà su identità, migrazioni e appartenenze. La pelle affronterà il corpo e il modo in cui ci mostriamo agli altri. I mostri ragionerà su ciò che ci spaventa o ci mette a disagio. Il sistema degli oggetti, infine, si concentrerà sul nostro rapporto con le cose, il consumo e la memoria.
Sono temi che raccontano non solo l’arte, ma anche il presente. E forse è proprio questo il punto: l’arte contemporanea italiana non è scomparsa perché è diventata meno interessante. Semmai rischia di essere diventata meno visibile, meno sostenuta e meno centrale in un momento storico in cui il resto del mondo investe sempre di più sulla cultura contemporanea.
In questo senso Aperto Italia sembra voler fare una cosa molto semplice ma necessaria: smettere di fingere che vada tutto bene. Perché se l’assenza degli artisti italiani alla Biennale è il sintomo, allora bisogna iniziare a discutere della malattia.
Quando e dove
Aperto Italia si terrà sabato 18 aprile 2026 dalle 11.30 alle 19.30 nell’area talk al terzo piano di Paris Internationale Milano. A moderare gli incontri saranno Massimiliano Gioni, Nicolas Ballario, Lucrezia Calabrò Visconti, Gianfranco Maraniello, Marta Papini e Roberta Tenconi.
Foto: Palazzo Galbani / © NICOLA COLELLA