All’inizio di via Ostiense, incastonata nelle Mura Aureliane, la Piramide Cestia racconta una Roma affascinata dall’Egitto e sopravvissuta nei secoli. Dalla moda orientalizzante di Caio Cestio alla riapertura con visite straordinarie, la storia di un monumento irripetibile.

Nel traffico di piazzale Ostiense, a ridosso di Porta San Paolo e del cimitero acattolico, svetta una piramide di marmo bianco: è la Piramide Cestia, o Piramide di Gaio Cestio, un mausoleo romano costruito tra il 18 e il 12 a.C. come tomba per un importante magistrato dell’età augustea. Alta 36,40 metri, con una base quadrata di circa 30 metri di lato, è uno dei monumenti della romanità meglio conservati e uno dei più singolari.

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Dall’Egitto a Roma: quando le tombe diventano piramidi

La presenza di una piramide a Roma è figlia di una moda precisa. Dopo la conquista dell’Egitto da parte di Ottaviano Augusto, tra il 31 e il 30 a.C., l’edilizia funeraria romana iniziò a ispirarsi ai modelli egiziani, dando vita a una tendenza orientalizzante che affascinò l’élite dell’Urbe. In questo clima, Caio (o Gaio) Cestio, pretore, tribuno della plebe e membro del collegio dei septemviri epulones – magistrati incaricati di organizzare i banchetti sacri in onore delle principali divinità – decise di farsi costruire una tomba a forma di piramide.

Lo raccontano le iscrizioni latine incise sui lati del monumento, che registrano nome, cariche e volontà del defunto. Proprio un’iscrizione sulla facciata orientale specifica che i lavori dovevano essere completati in un massimo di 330 giorni: se gli eredi non avessero rispettato il termine, avrebbero perso la ricca eredità. La costruzione, eseguita in tempi record, fu dunque terminata in 330 giorni – forse addirittura con qualche giorno d’anticipo – come ricorda la formula opus absolutum ex testamento diebus CCCXXX.

Architettura e decorazioni di una piramide romana

La Piramide Cestia non è un semplice omaggio ai modelli egizi: è una piramide profondamente romana nella tecnica e nella resa architettonica. La struttura è in calcestruzzo con cortina di mattoni e rivestimento esterno in lastre di marmo lunense (di Carrara), poggiata su una piattaforma di cementizio. La resistenza del calcestruzzo ha permesso di costruirla con un angolo molto più acuto rispetto alle piramidi d’Egitto, conferendole una forma più slanciata, capace di raggiungere un’altezza notevole con la stessa quantità di materiale.

All’interno si trova un’unica camera sepolcrale di dimensioni relativamente modeste (circa 5,95 x 4,10 metri per 4,80 di altezza), che rappresenta poco più dell’1% del volume complessivo del monumento. La camera, con volta a botte originariamente murata al momento della sepoltura, è dipinta di bianco secondo uno schema a pannelli e decorata da affreschi di gusto pompeiano: figure femminili – ninfe o sacerdotesse – anfore, e Vittorie alate (Nike) che reggono corone e nastri. Sulla parete di fondo, dove doveva trovarsi il ritratto del defunto, oggi resta un grande squarcio aperto dagli scavatori in cerca di tesori.

In origine la tomba era circondata da un recinto in blocchi di tufo, ancora in parte visibile, con quattro colonne collocate agli angoli della piramide e due statue di Caio Cestio ai lati dell’ingresso. Alcune di queste colonne sono state rialzate sul lato opposto della via Ostiense.

Dal bastione delle Mura Aureliane al sepolcro di Remo

Quattro secoli dopo la sua costruzione, nel III secolo, la piramide inglobata nelle Mura Aureliane divenne un vero e proprio bastione difensivo. L’attuale accesso corrisponde a una posterula che immetteva su una strada secondaria in direzione dell’emporio sul Tevere, il cui basolato è ancora visibile. Proprio l’inserimento nel circuito murario è con ogni probabilità la ragione per cui il monumento si è salvato dalle pesanti spoliazioni che, nei secoli, hanno colpito i rivestimenti marmorei di tanti edifici antichi.

Nel Medioevo la Piramide Cestia fu oggetto di un grande fraintendimento. In un’epoca in cui l’antico si leggeva attraverso la lente del mito, il monumento si identificava popolarmente come Meta Remi, il sepolcro di Remo, gemello di Romolo, per analogia con un’altra piramide, la Meta Romuli, che sorgeva nella zona di Borgo ed era considerata – questa sì – la tomba di Romolo. Anche un umanista raffinato come Francesco Petrarca si riferì alla Piramide Cestia come alla tomba di Remo. Solo la lettura dell’iscrizione con il nome di Gaio Cestio Epulo dissipò definitivamente l’errore.

Intanto il monumento continuava a incuriosire viaggiatori e studiosi. Nel 1663, per ordine di papa Alessandro VII, furono condotti scavi ai piedi della piramide: all’esterno vennero rinvenute le basi di due statue dedicate a Cestio, mentre un’apertura praticata nel corpo della piramide permise di accedere alla camera sepolcrale, trovata però già vuota e violata da tombaroli, probabilmente a partire dal Medioevo. Esiste anche un progetto di Francesco Borromini per trasformare la cella funeraria in una chiesa, che tuttavia non ebbe seguito. Anche in età più recente la piramide nessuno abbandonò la piramide: alla fine del potere temporale la struttura era ancora oggetto di interventi conservativi e fu dotata di un parafulmine, tuttora visibile in sommità.

La piramide, il Cimitero acattolico e i restauri moderni

A partire dal XVIII secolo, l’area ai piedi della Piramide Cestia – ancora entro la cinta urbana ma subito a ridosso delle mura – divenne il luogo di sepoltura per gli stranieri non cattolici morti a Roma. Il sito fu poi ufficializzato nel 1821 come Cimitero degli Inglesi, nucleo originario di quello che oggi è noto come Cimitero acattolico, dove riposano poeti, nobili e intellettuali.

La storia recente del monumento passa anche per un importante intervento di restauro: nel 2015 l’imprenditore e mecenate giapponese Yuzo Yagi, titolare della Yagi Tsusho Ltd, ha finanziato un restauro dal costo di 2 milioni di euro, restituendo nuova leggibilità al rivestimento marmoreo e agli affreschi interni.

Visitare la Piramide Cestia

La Piramide Cestia è oggi un sito accessibile, ma non in maniera continuativa. Secondo le informazioni della Soprintendenza speciale di Roma, il monumento può essere visitato solo in occasione di aperture straordinarie ed eventi, con un calendario di visite reso disponibile online. Le prenotazioni avvengono attraverso i canali indicati dalla Soprintendenza stessa.

La piramide si trova in via Raffaele Persichetti, all’inizio di via Ostiense, ed è affiancata dal Cimitero acattolico, che è invece visitabile senza prenotazione. Chi entra nella camera sepolcrale può vedere da vicino gli affreschi di età augustea e percepire la straordinaria sproporzione tra l’enorme volume esterno e il piccolo ambiente funerario interno, privo di tesori: già in antico, infatti, le leggi volute da Augusto scoraggiavano l’ostentazione del lusso nelle sepolture.

La riapertura dopo tre anni e le visite gratuite

Dopo tre anni di chiusura, la Piramide Cestia riapre al pubblico in una nuova veste grazie agli interventi realizzati dalla Soprintendenza speciale di Roma con le risorse del programma Pnrr-Caput Mundi. Il progetto ha previsto il completo rinnovo dell’impianto di illuminazione scenografica, esterna e interna alla camera funeraria, studiato per esaltare i volumi della piramide e gli apparati decorativi, rendendo più efficace la lettura del monumento anche nelle ore serali.

Oltre alla nuova illuminazione, troverete un percorso di accessibilità con nuova pavimentazione, la sistemazione delle aree verdi con il rifacimento dell’impianto di irrigazione, l’installazione di nuovi pannelli informativi, la riqualificazione delle recinzioni e la sostituzione del cancello di accesso da piazzale Ostiense, con l’aggiunta di un corrimano lungo la scalinata e una migliore organizzazione degli spazi destinati alla colonia felina. L’obiettivo dichiarato dalla Soprintendenza è migliorare l’accoglienza, la sicurezza e la fruibilità del sito, rendendo la visita più ricca e inclusiva senza alterare l’identità del monumento.

Calendario delle visite

Per celebrare la riapertura è in programma un calendario di aperture gratuite dal 4 settembre al 31 ottobre. Le visite serali guidate sono previste per tutti i venerdì di settembre (4, 11, 18 e 25), con tre turni di ingresso – alle 19.00, 20.00 e 21.00 – per un massimo di 30 persone per turno e prenotazione obbligatoria tramite la piattaforma Eventbrite.

Sono inoltre in programma aperture diurne gratuite: sabato 5, 12 e 19 settembre con tre turni di visite libere (massimo 50 persone) alle 16.30, 17.30 e 18.30; sabato 26 e domenica 27 settembre con sette turni di visita libera, senza guida, dalle 10.00 alle 16.00; infine, sabato 3, 10, 17, 24 e 31 ottobre con tre turni di visite libere – sempre alle 16.30, 17.30 e 18.30 – per massimo 50 persone. In tutti i casi la durata della visita è di 45 minuti e la prenotazione è obbligatoria fino a esaurimento posti.

Così, la piramide egizia di Roma, nata dalla moda orientalizzante dell’età di Augusto e sopravvissuta attraverso secoli di storia, torna a essere protagonista della vita culturale della città.

Foto: Ufficio Stampa

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