Ingrassia e Benenato sono stati ospiti speciali della serata insieme ad Andrea Balestrieri, indimenticato Pinocchio dello sceneggiato di Comencini

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In occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, la suggestiva cornice del chiostro di Villa d’Este ha ospitato il ciclo di appuntamenti “Eterno Pinocchio – Duecento anni di Collodi”, promosso dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este per celebrare il burattino più famoso del mondo e il suo impatto nell’immaginario collettivo.

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Nel secondo appuntamento della rassegna, presentato dalla giornalista Martina Riva, il focus si è spostato dalla letteratura alla televisione per ripercorrere lo storico sceneggiato televisivo del 1972 Le avventure di Pinocchio, capolavoro diretto da Luigi Comencini. Tra gli ospiti attesi della serata, accanto ad Andrea Balestri (l’indimenticabile Pinocchio dello sceneggiato), un momento di particolare emozione è stato offerto dalla presenza dei figli d’arte Giampiero Ingrassia e Massimo Benenato, eredi dei leggendari Ciccio Ingrassia e Franco Franchi, che nello sceneggiato di Comencini interpretarono in modo magistrale il Gatto e la Volpe.

A margine della serata, i due si sono concessi a una toccante intervista a due voci, ricordando con ironia e affetto i celebri padri e quel legame indissolubile che continua a unire le rispettive famiglie.

«Se ci vedessero oggi? Direbbero: “A schifio finì!”»

Alla domanda su cosa direbbero oggi Franco e Ciccio vedendoli insieme a celebrare la loro eredità artistica, la risposta parte con la classica battuta in dialetto: «A schifio finì!», scherza la coppia, per poi ritrovare una nota di profonda tenerezza. «Credo che sarebbero molto contenti di vederci ancora così uniti» spiega Massimo Benenato. «Ci vogliamo veramente bene come due fratelli».

I due padri andavano incredibilmente orgogliosi dell’interpretazione del Gatto e della Volpe: «Era una delle loro migliori interpretazioni, ne andavano fieri», ricorda Giampiero Ingrassia. Ma come erano Franco e Ciccio tra le mura domestiche? Nessuna rivalità tra famiglie o battibecchi da star: «Mio padre era molto serio e riservato a casa, ma cazzeggiavano molto tra di loro e con noi figli. L’impronta era quella del “British” inglese», rivela Ingrassia.

Aneddoti d’infanzia e marachelle “da film”

Non mancano i ricordi d’infanzia legati proprio ai film di Franco e Ciccio. Massimo Benenato ha raccontato un episodio esilarante di quando, ad appena cinque anni, rischiò di combinare un disastro dopo aver visto il film I due pompieri: «Vidi una tenda e usai una pistola accendicigari aprendo il fuoco. Fortunatamente andai di là e dissi: “Papà, ho fatto come hai fatto tu nel film!”. Papà era sveglio, è corso di là e ha spento l’incendio prima che fosse troppo tardi».

Se nello sceneggiato interpretavano i personaggi corruttori del povero burattino, nella vita reale Giampiero e Massimo si dividono le parti con complicità: «Diciamo che io ero la Volpe e lui il Gatto», scherza Ingrassia. «La mia compagna dice persino che in realtà io sono il figlio di Franchi e non di Ciccio, tanto ho assimilato da entrambi!».

L’eredità umana e gli insegnamenti

La scelta di intraprendere la carriera artistica è arrivata per entrambi con il supporto e la benedizione dei padri, seppur con percorsi differenti. Per Benenato, la passione per la scrittura e la narrativa è maturata nel tempo, portando anche nei suoi romanzi tratti e caratteristiche del padre Franco. Per Ingrassia, la strada dello spettacolo è arrivata dopo gli studi in Giurisprudenza: «Mio padre avrebbe preferito che mi laureassi, ma poi si è reso conto della mia passione ed era felice. Mi disse solo: “Sarà un mestiere duro”. Ed aveva ragione, è durissimo».

A chiudere il ricordo sono le lezioni di vita che Franco e Ciccio hanno lasciato ai loro figli. Per Massimo è la disponibilità verso il pubblico: «Papà non ha mai mandato via nessuno per un autografo o una foto, cerco di seguire le sue orme». Per Giampiero è il costante desiderio di migliorarsi e la caparbietà: «Mio padre mi ripeteva sempre un suo gioco di parole: “Al meglio non c’è mai fine”. Se voglio fare una cosa e so che è giusta, mi ci metto con tutto me stesso».

Il ricordo di Andrea Balestri: «In me vive ancora lo stesso Pinocchio spontaneo»

A completare il quadro dei ricordi è stato Andrea Balestri, l’indimenticabile volto di Pinocchio nello sceneggiato di Comencini, che a più di cinquant’anni di distanza ha ripercorso il suo legame indissolubile con il personaggio: «Penso che il carattere che avevo nel film da bambino non sia cambiato per niente: sono rimasto spontaneo, birichino e vivace. Quel rapporto mi è rimasto dentro anche oggi».

Balestri ha ricordato la straordinaria regia di Luigi Comencini e l’atmosfera unica sul set accanto a giganti dello spettacolo come Nino Manfredi, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: «Comencini è riuscito a farmi fare le scene senza farmele recitare. Mi raccontava cosa doveva succedere e poi lasciava spazio alla mia spontaneità. Per me era come un babbo». E su quei grandissimi attori che lo affiancavano, Balestri conclude con affetto: «Erano come degli zii adulti. Avevano capito che non ero un attore professionista, ma solo un bambino preso da un rione e catapultato in un mondo nuovo. Ho ricordi bellissimi di tutti loro, erano d’una simpatia e d’una umanità uniche».

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