Livio Berruti è morto il 9 agosto a 87 anni, ma l’immagine con cui l’Italia lo ricorda è ferma al pomeriggio del 3 settembre 1960: Stadio Olimpico di Roma, corsia numero 5, un ventunenne studente di chimica che corre i 200 metri con un paio di occhiali scuri calzati saldamente sul naso. Quel giorno Berruti eguagliò due volte il record del mondo — 20″5, prima in semifinale e poi in finale — diventando il primo atleta europeo a vincere l’oro olimpico su quella distanza, davanti allo statunitense Lester Carney.
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Perchè Livio Berruti correva con gli occhiali
Gli occhiali, però, non erano un vezzo da fotografia. Berruti soffriva di una miopia di circa quattro diottrie e mezzo, e correre senza lenti avrebbe significato affrontare curva e traguardo praticamente a fuoco sfumato. Quella scelta pratica, unita a una falcata leggerissima e decontratta che i cronisti dell’epoca paragonarono a un volo, finì per fissarsi nell’immaginario collettivo assieme a un altro dettaglio quasi casuale: nel filmato ufficiale dei Giochi, uno stormo di colombe si alza in volo proprio davanti al corridore, pochi istanti prima del traguardo.
Il risultato fu un’icona costruita più dal caso che dal calcolo: una pista di cenere rossa, calzini bianchi, lenti scure e un corpo che sembrava non toccare terra.
Un’immagine che continua a rappresentare, oltre sessant’anni dopo, uno dei simboli visivi più riconoscibili dell’Italia del boom economico — la stessa che oggi, nel giorno dell’addio a Berruti, milioni di persone stanno tornando a cercare online.
