Il critico e curatore internazionale racconta il nuovo polo culturale nell’ex Ospedale Sant’Agostino: un luogo in cui arte, scienza, fotografia e memoria potranno interpretare insieme la stessa realtà.

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Guardare un paesaggio con gli occhi di uno scienziato, di un artista, di un fotografo o persino di chi lo trasforma in una cartolina. La trasformazione dei musei passa anche dalla capacità di accostare questi sguardi senza obbligarli a rientrare in un’unica disciplina. È da questa pluralità che Aaron Betsky, critico e curatore internazionale, parte per raccontare AGO, il nuovo polo culturale che sta prendendo forma nell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena. Betsky è intervenuto alla presentazione di Origami, l’installazione collocata in Piazza Sant’Agostino che anticipa il funzionamento della futura copertura cinetica progettata da CRA–Carlo Ratti Associati insieme all’artista e ingegnere statunitense Chuck Hoberman. Un modello in scala che porta fuori dal cantiere uno degli elementi più riconoscibili del progetto e ne rende visibile il movimento.

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La copertura definitiva, ispirata alla geometria degli origami, potrà aprirsi e richiudersi modificando la quantità di luce e il grado di protezione del Cortile delle Tenaglie. Sarà completata entro il 2029, ma AGO inizierà ad aprire progressivamente i propri spazi al pubblico già dall’11 dicembre 2026.

Un museo costruito attraverso sguardi differenti

Per Betsky, il carattere più significativo del progetto non risiede soltanto nel recupero architettonico del complesso settecentesco, ma nella possibilità di riunire patrimoni nati con funzioni e prospettive molto diverse. «AGO riunisce collezioni così varie e con prospettive così differenti. – spiega – Una cosa è guardare un paesaggio o una persona come scienziato, come artista, come fotografo oppure come qualcuno che produce cartoline». Il nuovo polo culturale ospiterà infatti musei, archivi, raccolte, laboratori, attività di ricerca e formazione. Nei suoi circa 22.000 metri quadrati confluiranno realtà appartenenti alla Fondazione AGO, all’Università di Modena e Reggio Emilia e alle istituzioni culturali del territorio. Insieme al vicino Palazzo dei Musei, il sistema dei Campi di Modena raggiungerà una superficie complessiva di circa 43.000 metri quadrati.

Questa varietà non viene trattata come un problema da risolvere, ma come il punto di partenza del progetto. «Tutte queste diverse prospettive si apriranno davvero in AGO – continua Betsky – e si apriranno in un modo che permetterà di vederle tutte insieme». L’obiettivo non è quindi cancellare le differenze tra arte, scienza, fotografia, archivi e cultura popolare, bensì renderle visibili nello stesso spazio. Lo stesso soggetto potrà essere osservato attraverso strumenti, linguaggi e periodi storici differenti. «Si potrà vedere il mondo interpretato, il proprio mondo, il mondo moderno e quello che viene dopo, in tutti questi modi diversi nel corso della storia», afferma il critico.

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AGO non sarà un unico museo

È questo il principio sul quale si fonda AGO: non un singolo museo organizzato intorno a una collezione omogenea, ma un’infrastruttura culturale capace di produrre relazioni tra patrimoni, istituzioni e discipline. Il progetto architettonico, firmato dallo studio CRA–Carlo Ratti Associati insieme a Italo Rota, traduce questa idea in spazi flessibili e riconfigurabili. Anche la futura copertura del Cortile delle Tenaglie risponde alla stessa logica: l’edificio non viene restaurato per tornare a una forma immobile, ma per modificarsi in base agli usi, alle stagioni e alle persone che lo attraverseranno.

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L’apertura dell’11 dicembre sarà la prima tappa di questo percorso. Per l’occasione verrà inaugurata una mostra curata da CRA–Carlo Ratti Associati e Fondazione AGO, con oltre 150 opere provenienti dalle collezioni di Fondazione AGO, Università di Modena e Reggio Emilia, Museo della Figurina, Gallerie Estensi e Museo Civico, affiancate da prestiti e nuove commissioni internazionali. Circa cinquanta artisti saranno coinvolti in un percorso costruito intorno ai temi dell’abitare, del curare e dell’esplorare. Anche in questo caso, opere e materiali non saranno separati sulla base dell’istituzione di provenienza, ma messi in relazione per mostrare come uno stesso tema possa attraversare arte, ricerca scientifica e cultura materiale.

Aaron Betsky scopre Modena

Per Betsky, la presentazione di AGO è stata anche l’occasione per incontrare per la prima volta la città che ospiterà il progetto. «Devo ammettere che non ero mai stato a Modena fino a maggio. – racconta – Naturalmente è una bella città, non c’è assolutamente modo di negarlo». Il suo itinerario modenese passa dall’architettura contemporanea alla storia più antica della città. «Avrò un po’ di tempo per vedere il cimitero di San Cataldo, tornare indietro ed entrare finalmente nella cattedrale. – ci dice – È fantastico quanto siano antiche le città di questa regione».

Finora, ammette, ha conosciuto Modena soprattutto attraverso le sue raccolte. Ora quelle collezioni acquistano un luogo, una forma e una relazione concreta con il tessuto urbano: «Le conosco un po’ attraverso le collezioni, ma non vedo l’ora di sperimentarle davvero in tre dimensioni, nella vita reale».

Questo articolo fa parte dello speciale dedicato ad AGO. Leggi la guida completa: AGO a Modena: cos’è, quando apre e che cosa ospiterà.

Foto: Rolando Paolo Guerzoni

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