‘Dear Van Gogh’, la nuova esperienza di ‘Sky: Children of the Light’, trasforma i dipinti dell’artista in paesaggi tridimensionali da esplorare. Ma che cosa cambia quando un quadro smette di essere una superficie da contemplare e diventa uno spazio nel quale agire?

I campi attraversati dal sole, i cieli notturni accesi di colore, le pennellate trasformate in paesaggi tridimensionali. Dal 17 luglio i dipinti di Vincent van Gogh non si limitano ad essere protagonisti di una passiva osservazione: si possono attraversare. Accade in Dear Van Gogh, la nuova esperienza interattiva lanciata all’interno di Sky: Children of the Light, il videogioco gratuito sviluppato da thatgamecompany.

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I giocatori entrano in ricostruzioni tridimensionali delle opere più conosciute dell’artista, tradotte in ambienti animati che riprendono i colori intensi e il movimento delle sue pennellate. Non si tratta però soltanto di un viaggio estetico dentro l’immaginario di Van Gogh. Il progetto ripercorre la sua vita, dalle prime incertezze alla scoperta della scena artistica parigina fino alla fragilità degli ultimi anni, portando in primo piano le persone che resero possibile la sua ricerca e ne conservarono l’eredità.

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Al centro si trovano il fratello Theo e sua moglie Johanna van Gogh-Bonger. Una scelta che sposta il racconto dall’immagine ormai mitologica dell’artista solo e incompreso verso la rete di relazioni senza la quale, probabilmente, Van Gogh non sarebbe diventato Van Gogh.

Dear Van Gogh trasforma i quadri in mondi giocabili

Sviluppato dallo studio che ha creato Journey, Flower e lo stesso Sky: Children of the Light, Dear Van Gogh applica al patrimonio artistico una grammatica propria del videogioco. I quadri non costituiscono semplicemente lo sfondo della vicenda, ma diventano ambienti percorribili e condivisi. I paesaggi riprendono lo stile pittorico dell’artista: il colore costruisce gli spazi, le pennellate acquistano movimento e ciò che sulla tela suggeriva profondità diventa un luogo tridimensionale. Il giocatore non resta davanti all’opera, ma entra al suo interno, la esplora e contribuisce a modificarne temporaneamente l’aspetto.

Attraverso una meccanica basata sulla pennellata, infatti, più giocatori possono collaborare per riportare colore e luce negli ambienti. È un’azione semplice, coerente con la struttura di Sky, videogioco incentrato sulla cooperazione e sull’incontro con gli altri. In Dear Van Gogh, tuttavia, assume anche un significato narrativo: nessuna creazione nasce davvero nell’isolamento. «Da Journey a Sky, il nostro studio costruisce esperienze nelle quali l’emozione è la meccanica, non soltanto l’azione. – ha spiegato Jenova Chen, CEO e direttore creativo di thatgamecompany – Con Dear Van Gogh volevamo far sentire ai giocatori quanto sia importante che qualcuno creda in te, soprattutto nei momenti in cui tu non riesci a credere in te stesso».

Theo e Johanna, la storia dietro il mito di Van Gogh

Il rapporto tra Vincent e Theo emerge attraverso le lettere scambiate dai due fratelli per anni: una corrispondenza fatta di dubbi, ambizioni, difficoltà economiche, scoperte e fiducia. Theo sostenne l’artista non soltanto materialmente, ma continuando a credere nel valore della sua opera quando quel riconoscimento era ancora lontano. A guidare i giocatori è però Johanna van Gogh-Bonger, moglie di Theo, figura decisiva nella costruzione della fortuna postuma dell’artista. Dopo la morte di Vincent, avvenuta a 37 anni, Johanna lavorò instancabilmente per far conoscere i suoi dipinti e preservarne le lettere. Il progetto racconta anche come la nascita di suo figlio abbia ispirato Van Gogh in una nuova fase della sua pittura.

«La storia di Van Gogh viene spesso raccontata come quella di un genio solitario e di una sofferenza tragica. – ha osservato Chen – Ma Sky rivela una verità diversa: Vincent forse non sarebbe mai stato scoperto senza le persone che lo amarono e credettero in lui quando quasi nessun altro lo faceva». Il videogioco non cancella la solitudine o il dolore dell’artista, ma prova a sottrarli alla lettura romantica che per decenni ha trasformato Van Gogh nell’archetipo del genio tormentato. Accanto alla sua visione inquieta compaiono così il sostegno di Theo, il lavoro di Johanna e una storia familiare che continuò anche dopo la morte del pittore.

Che cosa accade quando entriamo in un dipinto?

Trasformare un quadro in uno spazio percorribile modifica inevitabilmente il rapporto con l’opera. Davanti a una tela, lo spettatore può avvicinarsi, allontanarsi, seguire il movimento di una pennellata, ma resta sempre al di fuori dell’immagine. Nel videogioco quella distanza scompare: il paesaggio avvolge il giocatore e reagisce alle sue azioni. L’opera perde quindi parte della propria materialità – la scala, la superficie, la consistenza reale del colore – ma acquista movimento, durata e possibilità di interazione. Il rischio è che la pittura venga ridotta a un’estetica immediatamente riconoscibile, a un universo decorativo fatto di gialli accesi, azzurri profondi e cieli in movimento. Dear Van Gogh prova a evitarlo legando l’esplorazione al racconto biografico e soprattutto alla storia delle relazioni che sostennero l’artista.

È qui che il videogioco può offrire qualcosa di diverso rispetto a una normale trasposizione immersiva. Il giocatore non assiste soltanto alla trasformazione delle immagini, ma compie azioni, collabora con altre persone e partecipa alla ricostruzione del mondo. Non guarda semplicemente la storia di Van Gogh: ne attraversa simbolicamente i passaggi. Al termine dell’esperienza, Dear Van Gogh invita i giocatori a fermarsi, ricordare ciò che hanno visto e condividere ciò che li ha colpiti. Un ritorno alla contemplazione dopo l’azione. Come se, dopo essere entrati nel quadro, fosse necessario uscirne per provare finalmente a guardarlo in modo diverso.

Dear Van Gogh è disponibile gratuitamente attraverso Sky: Children of the Light su iOS, Android, Nintendo Switch, PlayStation 4 e PC tramite Steam. Lanciato nel 2019, il gioco ha superato nel 2026 i 300 milioni di download.

Foto: thatgamecompany

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