L’attrice americana ha parlato della sua esperienza con l’ictus e non ha risparmiato una battuta al presidente americano.

Sharon Stone è stata tra i volti più fotografati della giornata conclusiva della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War, la tre giorni che ha riunito a Roma trenta premi Nobel, ex capi di Stato e di governo, leader religiosi ed esperti di intelligenza artificiale, conclusasi il 16 luglio con la firma in Campidoglio della Dichiarazione di Roma per una Pace Disarmata e Disarmante nell’era dell’IA e delle armi nucleari.

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L’attrice, da anni impegnata su più fronti umanitari — tra cui la ricerca sull’Hiv — e insignita del titolo di Nuntius Magnifica Humanitas, ha preso parte all’incontro non in veste di esperta di tecnologia, ma presentandosi come “cittadina del mondo e madre di tre giovani uomini intelligenti”. Proprio da questa prospettiva materna è arrivata la frase destinata a fare più rumore della giornata: interpellata dai cronisti a margine dei lavori, Stone ha invitato Donald Trump a comportarsi in modo da rendere fiera la madre che avrebbe voluto avere. Sulla guerra tra USA e Iran, invece, l’attrice ha preferito non sbilanciarsi, osservando che nessuno le chiede un’opinione per stabilire cosa sia giusto o sbagliato.

Sharon Stone sui rischi dell’IA

Nel suo intervento ufficiale in Campidoglio, Stone ha invece toccato corde più generali, parlando di unità nel perseguimento del bene comune e nel rispetto dello stato di diritto, e ricordando che alla crescita delle capacità delle macchine deve corrispondere una crescita equivalente di responsabilità etica in chi le progetta. Ha chiuso il suo intervento con l’ormai consueto saluto in italiano, Pace e bene.

Accanto a lei, sul palco del Campidoglio, anche la giornalista filippina Maria Ressa, Nobel per la Pace 2021 e da anni in prima linea contro la disinformazione e l’autoritarismo nelle Filippine, ha lanciato un avvertimento più cupo: senza fatti condivisi non esiste più una verità comune, e la miccia del prossimo conflitto potrebbe non essere un missile, ma una menzogna prodotta dall’IA e diffusa a una velocità di gran lunga superiore a quella con cui viaggia la verità.

«L’ictus, un’esperienza che è un punto di riferimento»

Il documento firmato al termine del summit stabilisce che la decisione di impiegare un’arma nucleare non potrà mai essere delegata a un sistema automatizzato, chiede l’adozione di un trattato internazionale che vieti l’integrazione dell’IA nei sistemi di comando e controllo degli arsenali nucleari, e invita gli Stati dotati di tali armamenti a sottoporre i propri sistemi a verifiche di sicurezza contro manipolazioni non autorizzate. Allo stesso tempo, il testo non è soltanto un elenco di divieti: promuove anche uno sviluppo responsabile dell’intelligenza artificiale a beneficio della ricerca scientifica e medica, della tutela ambientale e della pace, e chiede un rallentamento coordinato nello sviluppo delle IA più avanzate, sostenuto da meccanismi di verifica condivisi tanto interni quanto indipendenti.

Per Sharon Stone, che nel 2001 sopravvisse a un’emorragia cerebrale che la portò in fin di vita, l’esperienza di quella vicinanza alla morte resta un punto di riferimento anche a distanza di anni: la vicinanza alla morte, ha raccontato in un’intervista concessa in occasione del summit, insegna a restare ancorati al presente, per essere pronti se dovesse succedere di nuovo.

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