Il curatore scientifico racconta ‘Ierofania – Sulle vie del Sacro’, il progetto diffuso del Ministero della Cultura che unisce siti archeologici e linguaggi contemporanei in sei tappe da Palestrina a Giardini Naxos.
Un santuario, un parco archeologico, un museo non sono contenitori vuoti da riempire con uno spettacolo. Conservano una memoria, un’identità e, spesso, una relazione millenaria con il sacro. È da questa consapevolezza che nasce Ierofania – Sulle vie del Sacro, la rassegna diffusa promossa dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura attraverso l’Istituto centrale per la valorizzazione economica e la promozione del patrimonio culturale.
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Il progetto attraverserà sei luoghi evocativi, da Palestrina a Paestum, passando per i Giardini Naxos, Lecce, Matera e Locri. Sei tappe unite da una domanda: in che modo il sacro continua a manifestarsi nel presente e come possono i linguaggi contemporanei aiutarci a riconoscerlo? A spiegarlo è Alberto Samonà, curatore scientifico della rassegna. «Ierofania significa manifestazione del sacro, dunque il sacro che si manifesta nella nostra realtà. – ci dice – Abbiamo voluto organizzare questo ciclo di incontri in sei luoghi evocativi, dal Lazio al Sud Italia, per raccontare siti legati alla dimensione del sacro e al rapporto che, nei millenni, l’essere umano ha avuto con ciò che lo trascende».
Dall’arte contemporanea alle passeggiate archeologiche
Non una rievocazione del passato, dunque, ma un tentativo di leggere quei luoghi attraverso forme espressive diverse. La rassegna mette insieme arte contemporanea, teatro, musica, poesia e danza, affiancandoli a tavole rotonde, narrazioni e passeggiate archeologiche. «Sono linguaggi apparentemente molto differenti – osserva Samonà – ma che proprio nella loro diversità possono offrire una rappresentazione plastica del rapporto che ancora oggi dimora in ciascuno di noi: quello degli esseri umani con il sacro. È una dimensione forse ineffabile, ma che vale la pena approfondire».

Il programma, in calendario da luglio a settembre 2026, alterna seminari, visite guidate, spettacoli, concerti e mostre. Ogni tappa nasce in rapporto con il luogo che la accoglie: dal Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina ai templi di Paestum, dall’Anfiteatro romano di Lecce ai Sassi di Matera, fino ai parchi archeologici di Locri Epizefiri e Naxos. Tra gli appuntamenti figurano il concerto-spettacolo Synaulia dedicato ai suoni e alle danze dell’antica Roma, il Mahābhārata a Paestum, l’Orchestra Popolare Italiana con Ambrogio Sparagna a Lecce, le danze indiane Odissi a Matera, la Zappalà Dance Company a Locri e l’Inferno di Dante interpretato da Corrado D’Elia a Giardini Naxos.
Valorizzare senza trasformare i luoghi in scenografie
Il punto centrale, per Samonà, è il rapporto tra gli interventi contemporanei e l’identità dei siti. Una distinzione non secondaria, soprattutto in una stagione in cui musei e aree archeologiche sono sempre più spesso chiamati ad accogliere eventi e spettacoli. «Tutto questo va nella direzione che il Ministero ha già intrapreso da tempo: valorizzare i luoghi senza trasformarli in location. – precisa – Questo è importante. Bisogna mantenere l’identità di ciascuno di essi e, allo stesso tempo, sperimentare ciò che può arricchire ulteriormente la riflessione di ognuno di noi».

L’arte, quindi, non arriva dall’esterno per occupare temporaneamente uno spazio antico. Diventa uno strumento per osservarlo meglio, attraversarlo e comprenderne le stratificazioni. «I linguaggi artistici contemporanei servono a entrare nei luoghi ancora più profondamente – conclude Samonà – ma probabilmente servono anche a entrare meglio in noi stessi. Possono aprire una riflessione e avvicinarci a questa dimensione artistica e spirituale».
