Nella Penisola del Sinis debutta in prima nazionale ‘Deledda e Duse – La rivoluzione silenziosa’, opera multidisciplinare che celebra il centenario del Nobel a Grazia Deledda.

Nel centenario del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda, la Penisola del Sinis diventa palcoscenico di un grande evento celebrativo: la prima nazionale di Deledda e Duse – La rivoluzione silenziosa, in programma mercoledì 5 agosto in Piazza Is Ballus a San Giovanni di Sinis, frazione di Cabras (OR). Un progetto che intreccia danza, musica dal vivo e parola per restituire al presente la forza discreta di due protagoniste assolute della cultura italiana.

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Lo spettacolo è il cuore artistico del programma Deledda 100, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama insieme all’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio. Un omaggio che parte dalla Sardegna per parlare di emancipazione femminile, memoria e libertà.

L'etoile Emanuela Bianchini in scena con la compagnia Mvula Sungani Physical Dance per Deledda e Duse

Un dialogo tra Grazia Deledda ed Eleonora Duse

Al centro di Deledda e Duse – La rivoluzione silenziosa c’è l’incontro ideale tra la scrittrice nuorese e l’attrice che rivoluzionò il linguaggio della recitazione. Punto di contatto è Cenere, il romanzo di Deledda che nel 1916 diventa film muto interpretato da Eleonora Duse nella sua unica esperienza cinematografica: un’opera simbolica che unisce letteratura, teatro e cinema, trasformandosi nel nucleo poetico dello spettacolo.

La figura di Deledda emerge nella sua modernità: prima donna italiana insignita del Nobel nel 1926 e anche prima candidata al Parlamento nel 1909, quando il voto era ancora riservato agli uomini. La sua storia, riletta attraverso la vicenda di Olì e del figlio Anania in Cenere, diventa riflessione universale su maternità, sacrificio, responsabilità e dignità umana.

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Danza, musica dal vivo e parola per una rivoluzione silenziosa

Ideato e diretto da Mvula Sungani, lo spettacolo nasce durante la pandemia come progetto dedicato alla memoria della madre e della nonna del regista, entrambe sarde, e oggi approda in una nuova produzione rielaborata dall’étoile Emanuela Bianchini, che firma la struttura coreografica definitiva. In scena, insieme a lei, il primo ballerino Damiano Grifoni e i solisti della compagnia Mvula Sungani Physical Dance, mentre la parola è affidata all’attrice Lia Careddu.

La scena si configura come uno spazio sospeso in cui danza, musica e parola si fondono in un unico linguaggio espressivo. Nel silenzio, come nel cinema muto, ogni gesto diventa racconto e ogni movimento custodisce una memoria: è la cifra poetica della physical dance di Mvula Sungani, in cui il corpo non accompagna la narrazione ma la genera, traducendo in movimento sentimenti e conflitti interiori.

Performance di danza di Emanuela Bianchini ed ensemble Mvula Sungani Physical Dance tra i paesaggi del Sinis

Le voci dei cantautori italiani e i temi di Deledda

La musica dal vivo ha un ruolo centrale: sul palco le voci di Flo e Serena Pisa, accompagnate da Ernesto Nobili alla chitarra e direzione musicale, Erasmo Petringa al violoncello e basso, Francesco Di Cristofaro a pianoforte, fisarmonica e flauti e Marco Caligiuri a batteria, percussioni ed elettronica, con la partecipazione del Quintetto d’Archi. Il percorso sonoro attraversa alcune tra le pagine più significative della canzone d’autore italiana, da Lucio Battisti a Vasco Rossi, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, Franco Battiato e Renato Zero, insieme ai canti della tradizione popolare.

Le canzoni, rilette con arrangiamenti che intrecciano sonorità acustiche ed elettroniche, diventano parte integrante della drammaturgia. A emergere è il rapporto tra madri e figli osservato da uno sguardo maschile che si confronta con fragilità, responsabilità e capacità di riconoscere il valore della cura: lo stesso percorso che attraversa Anania in Cenere, quando comprende che l’amore nasce dal riconoscimento dell’altro e dalla consapevolezza del suo dolore.

Biglietti a 28,75 euro, prevendita online su Box Office Sardegna. Lo spettacolo si inserisce nella rassegna I Giganti dell’Arte 2026 – Penisola del Sinis, confermando la vocazione del territorio a crocevia tra patrimonio paesaggistico, memoria letteraria e nuove forme di spettacolo dal vivo.

Foto: Ufficio Stampa

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