Va all’asta da Sotheby’s, a New York, uno dei più grandi e completi scheletri di Tyrannosaurus Rex mai ritrovati.

Va all’asta oggi da Sotheby’s, a New York, uno dei più grandi e completi scheletri di Tyrannosaurus Rex mai ritrovati. Il fossile, scoperto nel 2021 in un ranch del South Dakota e lungo quasi 12 metri, ribattezzato Gus, potrebbe diventare uno dei più costosi della storia, con una stima fino a 30 milioni di dollari.

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Tuttavia, la vendita di Gus, probabilmente a privati, è destinata a riaccendere lo scontro tra il mercato dei fossili e la comunità scientifica. Secondo numerosi paleontologi, se il T-Rex finirà in una collezione privata potrebbe diventare di fatto inaccessibile alla ricerca: le principali riviste scientifiche non pubblicano infatti studi basati su reperti non custoditi in collezioni pubbliche e permanentemente accessibili agli studiosi.

Il ritrovamento

I resti del dinosauro vennero individuati da Thomas Heitkamp, paleontologo professionista e fondatore di Theropoda Expeditions, azienda texana specializzata nello scavo di fossili su terreni privati, in un ranch di 6.500 acri nella contea di Harding, South Dakota, di proprietà di Gary “Gus” Licking. Fu proprio l’allevatore, abituato a raccogliere denti e frammenti ossei affioranti dal terreno, a indirizzare il team verso l’area corretta. Licking individuò la posizione approssimativa dello scheletro, ma morì nel 2022, prima che gli scavi — durati complessivamente tre estati, tra il 2021 e il 2023 — venissero completati.

Con una lunghezza di 11,6 metri e un’altezza di 3,8 metri, e un cranio di 137 centimetri, Gus, chiamato così in onore del proprietario del ranch, è uno degli esemplari di T-Rex più grandi mai ritrovati, secondo Sotheby’s. Lo scheletro comprende 183 elementi ossei fossili — a cui si aggiungono 30 delle 32 rarissime gastralia, le costole ventrali — risultando completo per circa il 61% in termini di numero di ossa e per il 75-80% in termini di massa. Il cranio, in particolare, conserva circa l’82% delle ossa originali, comprese tutte le dentizioni.

Nonostante questi numeri, l’esemplare resta meno completo di alcuni dei suoi “predecessori”, come Stan, venduto da Christie’s nel 2020 per 31,8 milioni di dollari e oggi ad Abu Dhabi, e soprattutto Sue, il primo fossile di dinosauro battuto all’asta, nel 1997, il cui scheletro — completo al 90% — detiene tuttora il record di integrità tra i T-Rex conosciuti ed è oggi conservato al Field Museum di Chicago.

Gus presenta inoltre segni di morsi e fratture a cui l’animale sopravvisse in vita, oltre a diverse patologie visibili su costole e cranio: elementi che, secondo Sotheby’s, potrebbero accrescerne ulteriormente il significato scientifico.

La protesta dei ricercatori

Nonostante queste particolarità, non c’è alcuna ricerca scientifica formale su Gus, perché la maggior parte dei paleontologi si rifiuta di studiare esemplari di proprietà privata. La vendita — che rientra nella tradizionale rassegna Geek Week di Sotheby’s, dedicata alla storia naturale — riaccende così un dibattito ormai ricorrente sulle aste di fossili e sulla progressiva scomparsa degli scheletri di dinosauro dal dominio pubblico.

Stuart Sumida, professore di biologia alla California State University di San Bernardino e presidente della Society of Vertebrate Paleontology, da anni si oppone fermamente a questo tipo di vendite: se l’esemplare dovesse finire in mani private, sostiene, rischierebbe di non essere mai più accessibile al pubblico né sottoposto a un vero studio scientifico, dato che nessuna rivista autorevole pubblica ricerche condotte su reperti che non sono di dominio pubblico.

Sulla stessa linea anche Richard Butler, paleontologo dell’Università di Birmingham, che ha definito «molto preoccupante» la messa all’asta, temendo possa alimentare ulteriormente il collezionismo di fossili di dinosauro a scapito dei musei, sempre meno in grado di competere con simili valutazioni. Concorda anche Filippo Bertozzo — in procinto di trasferirsi all’Università di Lisbona dopo un’esperienza al Museo Reale di Scienze Naturali del Belgio — secondo cui esemplari unici come Gus possono restituire un’enorme quantità di dati scientifici, ma solo se resi accessibili: se finiscono tra le mura di casa di un collezionista privato, quel valore si perde.

Il caso di Gus non è isolato: gli ultimi cinque dinosauri più costosi mai battuti all’asta risalgono tutti agli ultimi sei anni, un mercato che si conferma sempre più vivace — e sempre più fuori portata per le istituzioni pubbliche. Il record resta per ora quello dello stegosauro Apex, venduto sempre da Sotheby’s nel 2024 per 44,6 milioni di dollari.

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