Il Museo, che fa parte dello Smithsonian già precedentemente attaccato dall’amministrazione americana, viene accusato di attivismo politico con un documento rilasciato proprio il 4 luglio
Nell’anno in cui gli Stati Uniti d’America festeggiano il 250° anniversario dell’Indipendenza, il Museo Nazionale di Storia Americana deve fronteggiare un attacco diretto da parte della Presidenza Trump. Con un documento di 162 pagine i vertici del National Museum of American History (che è parte dello Smithsonian) vengono accusati di attivismo politico. Il dossier sostiene che il museo abbia sostituito una narrazione patriottica con un’ideologia radicale, che si concentra eccessivamente su razza, genere e ingiustizia sociale.
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Il Domestic Policy Council attacca: la storia americana come strumento politico per dividere
Il Museo riceve oltre il 60% dei finanziamenti dallo Stato e questo conferisce al Presidente un’influenza non trascurabile sulla governance. Proprio il 4 luglio il Domestic Policy Council, il principale organismo del governo degli Stati Uniti che coordina l’elaborazione e l’attuazione delle politiche interne del Presidente, ha diffuso il documento nel quale si accusa il Museo di non presentare più la storia americana come un’eredità nazionale condivisa, ma come uno strumento politico volto a dividere i cittadini, dipingendo gli Stati Uniti come un paese intrinsecamente segnato da razzismo sistemico, supremazia bianca e oppressione.
Inoltre il Musseo viene accusato di non dedicare grandi mostre dedicate ai Padri Fondatori (come Washington e Jefferson) o alla Rivoluzione Americana. Mentre figure come Benjamin Franklin e Alexander Hamilton verrebbero introdotte principalmente per i loro legami con la schiavitù, ignorando il loro ruolo storico e i loro sforzi abolizionisti.
Secondo il Domestic Policy Council, sotto la guida di Anthea Hartig il museo avrebbe rimosso l’espressione storia americana dalla propria missione per superare la mentalità dell’America First. Inoltre, il museo viene accusato di promuovere attivamente l’immigrazione clandestina (collaborando con attivisti e chiedendo la cittadinanza per gli irregolari), l’ideologia transgender (anche in mostre rivolte ai minori) e l’attivismo contro le armi e a favore dell’aborto.
Infine, la contestazione delle Ricorrenze Nazionali. In occasione del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti (2026), la dirigenza ha esplicitamente cercato di problematizzare la ricorrenza, omettendo celebrazioni patriottiche il 4 luglio o il Flag Day e ridefinendo il Giorno del Ringraziamento come una Giornata Nazionale di Lutto.
In una nota, lo Smithsonian ha ribadito il proprio impegno verso una ricerca «indipendente e apartitica», riaffermando una missione che da oltre 180 anni costituisce uno dei principi fondanti dell’istituzione.
