Terza edizione per ‘Il Festival Re Nudo’ sul tema ‘Un Futuro Bifronte’: la nostra intervista a Maria Fratelli, direttrice della Fabbrica del Vapore.
Dal 11 al 14 giugno gli spazi Ex Cisterne della Fabbrica del Vapore ospitano la terza edizione de Le Notti dell’Underground – Il Festival di Re Nudo, appuntamento che raccoglie l’eredità culturale della storica esperienza nata negli anni Settanta. E la rilancia in una forma contemporanea, aperta al dialogo tra linguaggi artistici, generazioni e soprattutto futuro.
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Tema 2026 è Un Futuro Bifronte, riflessione collettiva sulle tensioni che attraversano il presente. Da una parte, infatti, ci sono le paure legate alle crisi ambientali, sociali e geopolitiche. Dall’altra la possibilità di costruire nuovi modelli di convivenza e partecipazione. E saranno oltre cento gli artisti protagonisti di 33 appuntamenti con proposte che spaziano dal teatro alla musica, dalla fotografia alla danza e alla street art. Passando per il cinema, la poesia, la letteratura e le arti digitali, per un totale di 28 ore di programmazione gratuita.

Ma il festival è solo il culmine di un percorso iniziato mesi fa e sviluppatosi durante tutto l’anno attraverso workshop, incontri, laboratori e rassegne musicali dedicate ai giovani creativi. Tra le iniziative la mostra dedicata a Mario Convertino, figura centrale della grafica e della comunicazione italiana, visitabile negli spazi dell’Atelier Ex Cisterne fino al 14 giugno.
Abbiamo approfondito il significato di questa nuova edizione con Maria Fratelli, direttrice della Fabbrica del Vapore.
L’intervista
Come è cresciuto già in questi primi anni il festival?
«Re Nudo sta diventando un festival che è un appuntamento atteso. È nato come sperimentazione, open call numero zero a cui non hanno risposto solo per partecipare a tre giorni, ma hanno continuato a rispondere nel corso del tempo. Allora Re Nudo si è allargato, si è dilatato ed è diventato momento di incontro, di formazione con alcuni palchi aperti durante l’anno. E poi di nuovo la concentrazione nei tempi del festival, dove non si porta solo una scrematura di quello che si raccoglie, ma da adesso in poi, e già quest’anno lo si vede, si comincia a costruire insieme a chi ha voglia di costruire comunità. E complicità».
Qual è, soprattutto per i giovani artisti, il valore aggiungo di una rassegna che non si esaurisce in pochi giorni ma ha una continuità per tutto l’anno?
«Spazio e tempo, secondo me il valore è proprio questo. Il festival è il momento in cui si concentrano gli incontri, in cui si vedono generazioni molto diverse e molto distanti tra loro che parlano, si confrontano. I vecchi che parlano dei giovani e i giovani che giudicano, giustamente, l’operato dei vecchi. Cioè, sono momenti intensi, anche tesi a volte, ma in questa concentrazione si compone una rete che ha bisogno di essere tessuta con garbo, con cura, con serenità e con attenzione durante l’anno.
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Ecco perché punteggiare poi, tra un festival e l’altro, il tempo con altri momenti e altre opportunità di vedersi in uno spazio diventa importante. Vedersi in uno spazio e cominciare non solo a guardarsi da lontano, ma a parlare, a dialogare, a dire: “Ma insieme possiamo costruire qualcosa? Che cosa e per quanto?” E l’appuntamento è già certo: ci sarà un Re Nudo quarta edizione».


A proposito di futuro, il tema quest’anno è questo Un Futuro Bifronte. Cosa significa?
«Significa che in questo momento non ce ne accorgiamo, ma ogni nostra scelta conferma una direzione o apre nuove possibilità. Mette i ragazzi di fronte alla possibilità di esternare la loro paura di non avere un futuro, quindi le paure enormi che ormai pervadono l’umanità – quella della guerra totale, della mancanza di risorse, della distruzione del pianeta, dell’estinzione, cioè l’apocalisse –.
Dall’altro lato, però c’è la possibilità, un poco alla volta, con molta volontà, con molta determinazione, di ricomporsi e ricostituirsi come comunità capaci di senso e di giudizio critico. E in quella unità che si va componendo c’è l’alternativa all’accettazione. Non so se può essere rivoluzionaria, di sicuro è consapevole e nella consapevolezza c’è il potenziale dell’intelligenza e del logos».
Avete inaugurato la mostra dedicata a di Mario Convertino. Che cosa ci racconta questo artista oggi?
«Mario Convertino ci racconta tantissime cose. Ci racconta metodo, ci racconta sapienza, ci racconta esperienza, qualità grafica, artistica, digitale, anche se forse tecnologica si chiamava ancora ai tempi. Ci rivela tutta una serie di artisti che sono ancora dei ragazzini. Io sono entrata, ho visto Alberto Fortis e ovviamente non posso esimermi dalla gioia di incontrarlo. E ci rivela il fatto che quegli anni non sono finiti, sono sotto traccia, sono ancora fecondi e fervidi di possibilità e riscoperta di metodi.

Questi devono portare i giovani all’esplosione dei talenti e non al conformismo che purtroppo a volte li vede precipitare nell’essere impari rispetto al potenziale digitale che oggi sembra essere più bravo di loro. Non è vero. Fa solo una statistica dei più bravi di un tempo e bisogna ribaltare, superare, andare avanti ancora adesso. Perché la novità non è nella media, è nell’eccezione».
E come si inserisce il Festival di Re Nudo rispetto alla programmazione della Fabbrica del Vapore per l’estate e i prossimi mesi?
«Da quando la Fabbrica è passata all’Assessorato alla Cultura, si sono un po’ definiti e orientati i suoi obiettivi secondo la mission della contemporaneità e della produzione artistica. Alcuni festival hanno cominciato a diventare ricorrenti. Tutto quello che succede intorno cerca di mantenere alcune linee guida fondamentali. Ovvero, mostre belle, importanti e che hanno anche bisogno chiaramente di essere sostenute economicamente.
Ma ci sono tante mostre gratuite, in modo che questa Fabbrica sia un luogo con la porta aperta. In questo senso, è visitabile anche una bellissima mostra di un gruppo di artisti che si ricongiunge intorno al movimento dell’arte etica. Direi che già questa parola è, di per sé, un Re Nudo».


Le Notti dell’Underground – Il Festival di Re Nudo
Dall’11 al 14 giugno 2026
Milano, Fabbrica del Vapore, Atelier Ex Cisterne
Orari: Giovedì 11 giugno e venerdì 12 giugno dalle ore 18.00 alle 22.00
Sabato 13 giugno e domenica 14 giugno dalle ore 15.00 alle 22.00
Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati
