Dopo anni di attesa, Atelier of Witch Hat è finalmente arrivato in formato anime. L’adattamento dell’acclamato manga di Kamome Shirahama, pubblicato in Italia da Planet Manga, è disponibile su Crunchyroll dal 6 aprile, portando sullo schermo una delle opere fantasy più amate degli ultimi anni. Con oltre sette milioni di copie vendute nel mondo e numerosi riconoscimenti internazionali, la serie era considerata da tempo uno degli adattamenti più desiderati dai fan.
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Vanta, del resto, oltre sette milioni di copie vendute in tutto il pianeta e una lunga lista di riconoscimenti internazionali, tra cui gli Eisner Awards e gli Harvey Awards. Non è un caso che la stessa Kamome Shirahama abbia definito l’adattamento animato come una forma di magia. «Witch Hat Atelier è una storia di magia e maghi, ma la vera magia sta nel vedere i disegni sulla carta prendere vita», ha spiegato l’autrice, ringraziando i lettori che hanno trasformato una storia nata quasi in punta di piedi in un fenomeno internazionale.
Il peso della magia
A differenza di molti fantasy contemporanei, Atelier of Witch Hat non costruisce il proprio fascino sulle grandi battaglie o sugli scontri spettacolari. Al centro della storia c’è piuttosto il rapporto tra conoscenza, responsabilità e crescita personale. In questo mondo la magia esiste davvero, ma il suo utilizzo deve rimanere nascosto agli occhi della gente comune. Coco, una ragazzina che sogna da sempre di poter usare la magia, scopre accidentalmente il più importante dei segreti legati ad essa e, senza volerlo, provoca una tragedia che cambierà la sua vita.

A salvarla è Qifrey, giovane stregone che decide di prenderla come apprendista nel suo atelier. Dietro la premura del maestro, però, si nasconde un personaggio più complesso di quanto sembri, segnato da misteri e motivazioni che emergono lentamente nel corso della storia. Non è un caso che anche il character designer Kairi Unabara abbia sottolineato come il fascino dell’opera non risieda soltanto nell’incanto della magia, ma nella rappresentazione delle responsabilità e delle difficoltà che comporta il suo utilizzo. Una riflessione che attraversa tutta la serie e che rende il percorso di Coco qualcosa di molto più profondo di una semplice avventura fantasy.
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Un team creativo da sogno
Dietro l’adattamento anime troviamo alcuni dei nomi più apprezzati dell’animazione giapponese contemporanea. La regia è affidata ad Ayumu Watanabe, autore di opere come Children of the Sea, Summer Time Rendering e Komi Can’t Communicate, che ha spiegato di aver voluto preservare quella sensazione di magia quotidiana che caratterizza il manga originale. Per il regista, infatti, uno degli aspetti più affascinanti dell’opera è proprio la capacità di rendere straordinario qualcosa che sembra appartenere alla vita di tutti i giorni.

Alla sceneggiatura troviamo invece Hiroshi Seko, nome legato a successi come Attack on Titan Final Season, Jujutsu Kaisen e Chainsaw Man. Lo sceneggiatore ha paragonato Atelier of Witch Hat a «un piatto preparato con ingredienti freschi e genuini», capace di alternare delicatezza, dolcezza e momenti più intensi senza mai perdere il proprio equilibrio. Particolarmente interessante è anche la presenza di Yuka Kitamura alle musiche. Per gli appassionati di videogiochi il suo nome è leggendario: è infatti la compositrice delle colonne sonore di Dark Souls II, Dark Souls III, Bloodborne, Sekiro ed Elden Ring. Un curriculum che lascia intuire quanto la componente musicale possa contribuire a dare profondità e atmosfera al mondo di Coco e Qifrey.

Con il suo equilibrio tra meraviglia, mistero e crescita personale, Atelier of Witch Hat non sembra voler essere semplicemente il nuovo anime fantasy della stagione. Piuttosto, appare come il tentativo riuscito di trasformare in animazione una delle opere più amate e visivamente affascinanti del fumetto giapponese contemporaneo. E, a giudicare dalle prime reazioni dei fan, la magia sembra aver funzionato.