Dal 4 al 7 giugno 2026 Torino ospita Archivissima e la Notte degli Archivi: quattro giorni di incontri, mostre e proiezioni per esplorare ‘quello che non c’è’ nei patrimoni documentali e nella memoria collettiva.
Dal 4 al 7 giugno 2026 Torino torna capitale della memoria con Archivissima 2026, il festival dedicato alla promozione dei patrimoni documentali che celebra quest’anno il tema Quello che non c’è. Cuore della manifestazione sarà la sede torinese delle Gallerie d’Italia (Piazza San Carlo 156), polo museale di Intesa Sanpaolo, affiancata da una rete diffusa di istituzioni culturali cittadine.
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Nata nel 2018 dall’esperienza de La Notte degli Archivi, l’iniziativa festeggia il decennale del suo format di punta con l’undicesima edizione della Notte, in programma venerdì 5 giugno 2026. Oltre 500 realtà da tutte le regioni italiane parteciperanno con aperture straordinarie, incontri e contenuti digitali che mettono al centro ciò che negli archivi manca, è stato rimosso o non è ancora stato esplorato.

Un programma tra intelligenza artificiale, memoria e grandi storie
Il festival si apre giovedì 4 giugno alle 12:30 con una masterclass online a cura di Promemoria Group dedicata a intelligenza artificiale, tecnologia e innovazione applicate al lavoro archivistico. Nel pomeriggio, alle 17:30, alle Gallerie d’Italia la fotografa italo-togolese Silvia Rosi dialoga con Antonio Carloni sul ruolo della pratica d’archivio nella ricerca artistica, a partire dalla mostra Disintegrata realizzata per la Collezione Maramotti.
In serata le OGR Torino, hub della Fondazione CRT, ospitano OGR Listening Session x Archivissima, appuntamento curato da Recall che intreccia musica, archivi sonori e mixology, ispirato al cortometraggio The Archive di Sean Dunne. Tra gli incontri di punta della giornata di venerdì 5 giugno spiccano la conversazione con Germano Maifreda su La memoria restituita, dedicata alla persecuzione economica degli ebrei italiani, e l’incontro con Marianna Aprile sul libro La promessa, che mette in luce le assenze nella storia delle donne tra dati mancanti e memorie mai documentate.
Il weekend alle Gallerie d’Italia si concentra sulle geografie reali e immaginarie degli archivi: sabato 6 giugno alle 16 Marco Steiner e Patrizia Zanotti raccontano la biblioteca di Hugo Pratt e i luoghi di Corto Maltese, mentre alle 17:30 Serra Yılmaz guida il pubblico tra le trasformazioni di Istanbul con il documentario Komşu Komşu! Huu! di Bingöl Elmas e il libro Cara Istanbul. In serata, alle 21, Adrien Gardère, Carlo Massarini e Marco Zatterin firmano Sound and Vision, viaggio nelle collezioni dedicate a David Bowie a dieci anni dalla morte.

La Notte degli Archivi e il nuovo archivio degli archivi
Accanto al programma cittadino, La Notte degli Archivi del 5 giugno 2026 coinvolge archivi di Stato, enti locali, archivi aziendali, università, fondazioni e soggetti no profit con oltre 250 eventi a ingresso gratuito in tutta Italia. Dal sito archivissima.it saranno accessibili podcast, video e racconti inediti che declinano il tema quello che non c’è, mentre un nuovo portale ospitato su archivio.com raccoglie gli eventi e i contenuti digitali prodotti dal festival fin dalla prima edizione.
Alle Gallerie d’Italia il pubblico potrà poi visitare gratuitamente la mostra immersiva Aprendo il libro delle ombre, a cura di Collezione Maramotti, che trasforma il vuoto in catalizzatore di memoria, valorizzando materiali provenienti da trenta archivi italiani. In dialogo con il tema del 2026, il percorso intreccia disastri naturali, guerre, reti infrastrutturali invisibili e storie individuali che continuano ad agire nelle pieghe della storia.

Tra le novità di quest’anno ci sono anche i Premi di Archivissima, nove riconoscimenti che valorizzano podcast, video, racconti narrativi, eventi dal vivo e progetti di archivi di Stato, comunali, corporate ed europei. Il voto del pubblico, attivo sul sito del festival da 4 giugno 2026 per gli eventi e dal 5 giugno 2026 per i contenuti digitali, peserà per il 20% sul risultato finale, affiancando le giurie interne e i partner.
Archivi di Stato, musei, fondazioni e archivi d’impresa diventano così protagonisti di un racconto corale che, come sottolinea la presidente e direttrice Manuela Iannetti, parte dai vuoti per generare nuove consapevolezze. Un invito a ripensare l’archivio non solo come luogo di custodia, ma come spazio vivo di immaginazione, ricerca e futuro.
Foto: Ufficio Stampa
