Palazzo Piccolomini dedica un pomeriggio speciale alla figura di Nicolò Piccolomini, tra racconti biografici, teatro e una rara visita agli appartamenti privati della dimora rinascimentale.
Un pomeriggio tra teatro, memoria e impegno culturale per riscoprire la storia di Nicolò Piccolomini e il legame profondo con il mondo dello spettacolo. Sabato 23 maggio, alle ore 16, le sale di Palazzo Piccolomini a Pienza ospitano un nuovo appuntamento della rassegna “Pienza città di luce”, curata da Opera Laboratori, che apre eccezionalmente le stanze private della storica dimora rinascimentale.
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L’evento, dal titolo “Un atto d’amore: Nicolò Piccolomini e la Fondazione per l’Accademia d’Arte”, intreccia racconto biografico e visita guidata per restituire la figura di un giovane conte che trasformò il proprio patrimonio in sostegno concreto agli attori più fragili.
Nicolò Piccolomini, dalla scena al cielo di guerra
Nato nel 1913, figlio di Silvio Piccolomini della Triana e Anna Menotti, Nicolò trascorse l’infanzia a Pienza in un ambiente sereno, distinguendosi per il carattere vivace e sensibile. Dopo la separazione dei genitori nel 1920, visse tra madre e padre, ricevendo un’educazione internazionale grazie alle istitutrici e ai numerosi viaggi all’estero che gli permisero di apprendere diverse lingue.
Alla morte della madre, nel 1932, ereditò importanti proprietà, tra cui Villa Floridi a Roma. Dopo un primo percorso universitario ad Agraria a Pisa, seguì la sua vera vocazione, il teatro, entrando alla Regia Accademia d’Arte Drammatica nonostante la disapprovazione paterna, sostenuto però dagli amici di famiglia.
Diplomatosi, fondò con Alessandro Brissoni la compagnia Il Carro dell’Orsa Minore, con cui ottenne apprezzamenti da pubblico e critica lavorando come produttore e regista. In quegli anni coltivò anche la formazione da pilota civile, fino all’interruzione dell’attività artistica allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Richiamato alle armi, chiese di partecipare ad azioni operative e nel gennaio 1942 morì a soli 28 anni in un’esplosione aerea poco dopo il decollo da Napoli.
La Fondazione Nicolò Piccolomini e la visita alle stanze segrete
Nel suo testamento, Nicolò destinò parte dei beni all’Accademia d’Arte Drammatica per creare una casa di riposo per attori anziani e indigenti. Dopo anni di controversie ereditarie, nel 1964 la Fondazione Nicolò Piccolomini entrò finalmente in possesso dei beni, realizzando la volontà del giovane conte e trasformando il suo gesto in un vero atto d’amore verso il teatro e chi lo anima.
Di lui resta il ricordo di una figura nobile e generosa, come raccontano le parole dell’amico e co-impresario Alessandro Brissoni, che ricordava come Nicolò preferisse farsi chiamare semplicemente Nico, nascondendo con modestia l’origine millenaria della sua stirpe e l’entità dei suoi possessi, poi donati agli artisti vecchi e poveri della scena.
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Ospite del pomeriggio sarà la direttrice della Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, la dottoressa Valeria Carovana, curatrice del volume Il Dono Giovane. Roma, Villa Piccolomini, Casa del Sole di Francesco Scoppola e Francesco Siravo, che verrà presentato durante l’incontro.
Al termine, il pubblico sarà accompagnato in una visita eccezionale agli appartamenti di Palazzo Piccolomini dove Nicolò visse con Anna Menotti e il conte Silvio, ambienti solitamente non accessibili. La giornata si concluderà con un brindisi nel giardino pensile, per un’esperienza che unisce scoperta storico-artistica e memoria familiare in uno dei luoghi simbolo del Rinascimento pientino.
Foto: Ufficio Stampa
