Alla Biennale Teatro 2026 debutta TACET di Jacopo Giacomoni con la regia di Silvia Costa: una partitura scenica del silenzio che trasforma il minuto di raccoglimento in esperienza immersiva sul tempo condiviso.

Alla Biennale Teatro 2026, nell’ambito del 54. Festival Internazionale del Teatro “Alter Native” in programma a Venezia dal 7.06 al 21.06 2026, debutta in prima assoluta TACET, nuova creazione firmata dal drammaturgo Jacopo Giacomoni e dalla regista Silvia Costa. Lo spettacolo va in scena all’Arsenale Tese dei Soppalchi con due appuntamenti: sabato 20 giugno alle 19.00 e domenica 21 giugno alle 21.00.

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Vincitore del 58° Premio Riccione per il Teatro 2025 e di Biennale College Teatro – Drammaturgia Under 40 (2024-2025), TACET si presenta come una vera e propria partitura teatrale del silenzio. Niente scene o quinte tradizionali, ma sei performer, metronomi e leggii: strumenti minimi per sondare il tempo, farlo percepire come materia viva e costruire un’esperienza condivisa tra palco e platea.

Veduta dello spettacolo TACET alla Biennale Teatro 2026 con i performer in scena

Una sinfonia di silenzi tra filosofia, matematica e rito collettivo

Tra filosofia, metafisica e matematica, TACET nasce dall’idea della drammaturgia come cartografia temporale, un sestante per viaggiare nelle diverse grane del tempo. Lo spettacolo è costruito come una sinfonia teatrale in quattro movimenti più un interludio che giocano con il metronomo, interrogando cosa significhi stare insieme in silenzio, dentro un minuto e dentro un teatro.

La scena si trasforma in un laboratorio in cui il silenzio è desiderato, misurato, guardato, sezionato: parole, gesti, pulsazioni e respiri si tendono verso il vuoto che precede l’applauso. Ciascun interprete incarna un minuto di silenzio situato in un luogo e in un momento preciso della storia, componendo un coro di silenzi che attraversa rituali personali e collettivi, dal minuto di raccoglimento negli stadi al parlamento, fino alle aule scolastiche.

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Il lavoro si articola secondo una geometria precisa: sei linee che si incontrano, si sovrappongono o procedono parallele, come sei orologi o sei cuori che battono insieme sotto lo sguardo del pubblico. La forza dello spettacolo risiede proprio in questa frizione matematica, che rende tangibile il passare del tempo e invita a guardare il silenzio come materia scenica, in un’esperienza immersiva, rigorosa e radicale.

La visione di Silvia Costa e la partitura di Giacomoni

Per Silvia Costa, TACET non è un testo teatrale in senso tradizionale, ma una partitura da orchestrare: un dispositivo basato su unità di tempo, incastri sonori, accelerazioni, pause e molti minuti di silenzio. Ogni movimento ha un proprio tempo, allegro o adagio, veloce o rallentato, e contribuisce a una scultura complessiva del tempo. In scena servono sedie, microfoni, registratori, casse, leggii e metronomi: strumenti per contare, dare informazioni, riattualizzare tempi storici e farli passare realmente davanti allo spettatore.

Accanto a Costa e Giacomoni, il cast riunisce Gaia Ginevra Giorgi, Dylan Guzowski, Elena Rivoltini e Matto Zoppi. Le musiche sono firmate da Nicola Ratti, le luci da Andrea Sanson, mentre le sculture di scena sono realizzate da Plastikart Zimmermann & Amoroso. Lo spettacolo è una coproduzione fra La Biennale di Venezia, Cranpi e Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, con il contributo del MiC – Ministero della Cultura, il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago e il sostegno del Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Dopo il debutto veneziano, TACET intraprende una tournée nel 2026: il 10 luglio al Pergine Festival di Pergine Valsugana (TN), il 23 luglio a Kilowatt Festival a Sansepolcro (AR), il 23 agosto a BMotion a Bassano del Grappa (VI) e dal 6 all’11 ottobre al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano. La durata dello spettacolo è di 60′, un’ora in cui il tempo diventa materia da osservare, ascoltare e condividere.

Foto: Ufficio Stampa

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