Nel bel mezzo delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, Michael Marcagi è arrivato a Milano per la sua unica data italiana. Un live atteso, che ha coinciso anche con l’uscita del nuovo album Under the Streetlights: dieci canzoni che – se possibile – perfezionano l’identità artistica del cantautore. Si tratta infatti dell’album di debutto per Marcagi, anticipato da I Should Know Better e rappresentato forse massimamente da Don’t Include Me (American Dream) e dal relativo visualizer.
«È divertente. – ci dice subito il cantautore, che incontriamo poco prima del concerto – Ho avuto modo di camminare ed esplorare un po’ oggi ed è stato davvero bello vedere tutti i poster olimpici e molte persone in giro. È stata una bella giornata».
Under the Streetlights: il primo album di Michael Marcagi
Under the Streetlights si presenta subito con una cover che mostra una certa continuità con il passato: uno scatto in bianco e nero – come quello del singolo Don’t Include Me (American Dream) e quelli degli EP precedenti. «Io e l’artista abbiamo lavorato insieme alla cover. – spiega Marcagi – Mi è sempre piaciuto il bianco e nero, penso semplicemente che sia figo soprattutto per la copertina di un album. Abbiamo scattato quella foto ad Upstate New York, quindi significava molto per me che fosse in quella zona dove abbiamo registrato anche la musica. È bello che sia proprio uno scatto sotto un lampione, è didascalico. Quando finalmente abbiamo scattato la foto, abbiamo pensato che fosse quella giusta. Era perfetta».
Upstate New York rappresenta, in qualche modo, il nucleo dell’intero album. Anche, e soprattutto, per il lavoro che c’è stato in studio. «Penso che questa sia la prima volta che, in realtà, sono riuscito a sedermi e a creare un corpo completo di lavoro: dieci canzoni invece di pubblicare solo un singolo. – commenta Marcagi – Penso che rappresenti gli ultimi due anni della mia vita. Il posto in cui registro si trova ad Upstate New York, sono andato lì per un mese e mezzo buono e ho fatto l’album in una sola volta. Penso abbia aiutato: ho potuto davvero isolarmi dal mondo esterno e concentrarmi sul fare musica, assicurandomi che tutte le dieci canzoni funzionassero insieme».
Don’t Include Me (American Dream) e la malinconia delle relazioni
Il sound di Under the Streetlights – oltre a regalarci un’atmosfera onirica preziosa – è infatti compatto, coerente: un viaggio nella musica di Marcagi pulito ed efficace. «Penso che dove e come l’ho fatto
l’abbiano fatto sembrare coeso», precisa l’artista. Ovviamente ci sono poi le singole canzoni, a partire da American Dream che vanta una cover in b/n e un visualizer, come già detto. «È stata una delle prime canzoni che ho scritto per l’album. – dice Marcagi – È una canzone triste, ma penso di essere abituato a scrivere canzoni tristi. Parla di una relazione che finisce e del dover ripartire da quello. Ho vissuto nello stesso posto praticamente tutta la mia vita, quindi è un po’ come vivere nella stessa città dove accadono cose positive e cose negative».
Nella tracklist spunta poi un unico featuring, quello sulle note di Rocksteady con Jade Bird (un piccolo gioiello): «Jade ha effettivamente registrato nel mio stesso studio con lo stesso produttore. – racconta Marcagi – Non l’ho mai incontrata davvero, ma sono sempre stato un grande un grande fan. Finalmente
ho avuto la possibilità di incontrarla e ci siamo seduti per qualche giorno. Siamo usciti per New York e siamo riusciti a scrivere una canzone insieme. Entrambi abbiamo avuto delle idee. È divertente che fosse una cosa dell’ultimo minuto per concludere l’album e ora sia una delle mie tracce preferite».
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Nel mentre, Marcagi continua il suo tour suonando – neanche a dirlo – anche le nuove canzoni. «Adoro suonare dal vivo. – chiosa – È davvero divertente prendere queste canzoni e cantarle davanti alle persone. È un’esperienza diversa dallo studio, ma preferisco suonare».
Foto Preview: Jimmy Fontaine