Si intitola Sognatori il nuovo singolo di Briga, brano scritto nel 2025 e uscito a fine gennaio 2026: una ballad romantica, che racchiude pensieri e consapevolezze. Il sogno più urgente che ha occupato la mente dell’autore negli ultimi quattro anni (condiviso chiaramente con la sua amata Arianna Montefiori) è stato infatti il desiderio di diventare genitori. Qui Briga torna dunque a parlare di autenticità, amore e libertà interiore.
LEGGI ANCHE: Il libro come memoria dell’arte: Alice Pasquini a Più Libri Più Liberi
La cover del singolo è stata realizzata dalla street artist Alice Pasquini, mentre il 30 gennaio esce il videoclip del brano, girato a Ravenna (Museo MAR) e interpretato dalla coppia di innamorati per la regia di Emiliano Bechi Gabrielli e prodotto da Daimon Film con il contributo della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna.
Briga e Sognatori: la nostra intervista
Sognatori è un brano molto intimo: come nasce?
«Nasce in un momento di fragilità. Non lo identifico a livello temporale, io e Ari come coppia siamo sempre stati molto uniti. Negli ultimi anni, però, ogni tanto c’era questo pensiero del bambino che non veniva. Capitava quindi di essere un po’ giù di morale, ma senza mai veramente aver attraversato un periodo buio. Siamo molto entusiasti, molto dinamici e questo pensiero non ha condizionato veramente una parte della nostra storia. Tuttavia, ogni tanto il pensiero tornava su questo aspetto che era proprio quello che ci mancava. Questa canzone è stata scritta riflettendo su ciò, per aggrapparmi ad una speranza, ad un grande desiderio. È come se, scrivendo questo brano, avessi manifestato il desiderio e l’avessi chiamato a realizzarsi».
C’è una frase che mi piace tantissimo: non fidarti mai di chi non ha ossessioni. Mi sembra frutto di una consapevolezza precisa, soprattutto di questi tempi.
«Questa convinzione l’ho sempre avuta. Secondo me la vita diventa speciale a seconda di come la impieghi o in base a ciò a cui ti dedichi. Se hai un’ossessione per qualcosa che rende la tua vita speciale, questa ossessione deve essere rispettata. È un po’ come dire: non ti fidare di chi non ama gli animali. Avere un’ossessione ti fa svegliare con un obiettivo: l’idea è un po’ quella. A me piace anche la frase del ritornello in cui dico non servono porte chiuse in faccia per sentirci fuori. Noi siamo già fuori, perché siamo sognatori. Già viviamo su un’altra bolla e quindi non serve che mi escludi da qualcosa».
Autenticità e coraggio
Potremmo dire che, in questo periodo, è controcorrente? Come il titolo Sognatori, che già ti porta in un luogo altro rispetto alla realtà.
«La mia musica è sempre stata molto coraggiosa. Se pensi che sono uscito nel 2012 con Honiro che era un portale hip hop e non era nemmeno un’etichetta… Uscii con una canzone chitarra e voce, Sei di mattina, che continua ad essere ascoltata da tanta gente. Insomma sì, la mia musica è sempre stata molto coraggiosa perché comunque sono coraggioso io. E questo è innegabile».
Sei sempre andato per la tua strada, in un certo senso.
«Non mi spaventa prendermi rischi, soprattutto in un lavoro così bello come il mio, perché sicuramente sono fortunato. Questa mia voglia di sperimentare un po’ l’ho pagata nel corso della mia carriera, ma d’altra parte mi rende unico».
Anche perché hai cantato sempre di te, quindi chi ti segue ha visto anche il percorso umano, oltre che artistico.
«Grazie per averlo notato, perché tanta gente è pigra e vede sono quello che gli va. Per me la musica è sempre stata una sorta di auto-terapia. Sono quello che sono anche perché ho scritto tanto e ho avuto la possibilità, scrivendo, di elaborare le cose che mi succedevano. Ho potuto cullare quei sentimenti negativi che a volte ti attanagliano e che poi, alla fine, tanto negativi non sono. Perché se riesci ad abbracciare anche la tristezza e la malinconia e canalizzarle in qualcosa di produttivo e in qualcosa che ti fa bene, se riesci ad accettarle, diventa stupendo. Ed è quello che, comunque, io faccio da sempre».
La cover firmata da Alice Pasquini
Volevo chiederti qualcosa della cover, che porta la firma di Alice Pasquini.
«Alice è una grandissima artista. La conoscevo per vie traverse, perché sua cugina andava a scuola al Mamiani, dove andavo io. Insomma, è da quando ho vent’anni che ne sento parlare. Poi un ragazzo del mio team mi ha chiesto se volessi accompagnarlo alla mostra di Alice Pasquini qualche tempo fa. Mi disse che la conosceva di persona e quindi l’ho accompagnato, ho conosciuto Alice e le ho chiesto se le andasse di darmi la sua arte per la copertina di questa canzone. Avevo già in mente di farla uscire perché era pronta. Da lì è nata la conoscenza con Alice e un’amicizia: sono andato a trovarla nel suo studio e abbiamo fatto qualche briefing prima di decidere di lavorare su una foto».
Quindi l’artwork nasce da un’immagine precisa?
«In realtà penso siano due foto diverse di me e Arianna che lei ha unito, le ha lavorate e ha creato tutta l’illustrazione intorno. Il mondo dei sogni, il mondo onirico si presta molto al suo stile secondo me. Lei ha lavorato ascoltando la canzone e costruendo lo sfondo di una città che può essere tranquillamente Londra, Brick Lane, un po’ sembra anche Parigi nella copertina, perché la prima parte della canzone è ambientata a Roma in Via del corso e la seconda strofa invece è ambientata a Londra».
Come mai?
«I viaggi, diciamo, per me e Arianna sono sempre stati una distrazione. Ho voluto scrivere una canzone dove parlavo delicatamente di una questione seria, che però poi veniva un po’ anestetizzata dai viaggi, dalla vita, dal dinamismo. Ecco: da una coppia che è entusiasta di passare del tempo insieme».
Trovo la copertina molto bella ed evocativa.
«Sì, pensa che Alice ha fatto l’illustrazione, poi l’abbiamo stampata in copisteria in formato grande e lei ci è andata sopra coi gessetti per fare delle sfumature. Però, insomma, il lavoro è stato digitale».
Il videoclip al MAR di Ravenna
A proposito di arte, il video – che esce il 30 gennaio – è ambientato al MAR. Come mai?
«I miei video sono molto semplici. Se volevo fare video complicati, facevo il regista e non cantavo proprio. Secondo me un video deve accompagnare con semplicità una canzone, farla scorrere, seguendone comunque il flow. Deve aiutare la canzone, perché se il video è più bello della canzone, poi i piani diventano squilibrati. Pensa che tanti video li ho fatti chiamando la troupe e chiedendo di seguirmi mentre faccio cose in giro per la città. Quindi figurati. In questo caso, invece, il video è un po’ più articolato, perché abbiamo semplificato la storia».
E com’è stato?
«Posso dirti che, per la prima volta, mi sono misurato in una cosa allucinante: il teatro danza. Ho una paura fottuta perché sono un tronco. Chiaramente non è che ci sono dei piani sequenza con qualche ballo. Però sai, il teatro danza consiste in movimenti che fai in sinergia con il tuo partner, si creano quindi un po’ di onde all’interno del video. Posso dirti che è girato al MAR e che gran parte del video è in bianco e nero all’interno di un riquadro che potrebbe sembrare un televisore. Per dare un po’ più di romanticismo e di sentimento, ci siamo io e Arianna che interagiamo con diverse modalità. Arianna a un certo punto viene colta dalla tristezza, dalla rabbia, dalla felicità. È come se ci fossero i quattro momenti del fidanzamento: l’incontro con la conoscenza, il matrimonio, la litigata e il lasciarsi per poi rimettersi insieme».
Il live a Milano di Briga
Chiudiamo in bellezza con il tuo live milanese, il 4 maggio ai Magazzini Generali.
«È un live che ho dovuto spostare, perché era previsto prima, insieme agli altri. Avevo un impegno importante per quanto riguarda la nascita della mia bambina. Questo per dirti che poi alla fine resta un po’ da solo questo live, è un po’ distaccato dal resto del tour. Motivo per cui mi prenderò anche la libertà di stravolgere un po’ la scaletta rispetto all’ultimo concerto di Roma, anche perché poi nel frattempo saranno entrate altre due canzoni. Una è Sognatori e la prossima penso che uscirà in concomitanza con la nascita di mia figlia».