Un documento finanziario rivela il valore dell’acquisizione di InterPositive. Ma che cosa sa fare davvero la tecnologia sviluppata dall’attore e regista?
Lo scorso 5 marzo Netflix aveva annunciato l’acquisizione di InterPositive, senza tuttavia rendere noto il valore dell’operazione. Ora un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission rivela la cifra, già ripresa dalle maggiori testate internazionali: 587 milioni di dollari in contanti per la società di tecnologia cinematografica fondata da Ben Affleck nel 2022. Più che il prezzo di una startup, è la misura della scommessa di Netflix sull’intelligenza artificiale. Non solo come tecnologia capace di generare immagini, ma come infrastruttura destinata a intervenire lungo l’intero processo produttivo di film e serie: dal set alla postproduzione, fino alla costruzione delle sequenze più complesse.
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InterPositive entrerà dunque interamente in Netflix, mentre Affleck continuerà a collaborare con l’azienda come senior advisor. La sua tecnologia sarà utilizzata in esclusiva dalla piattaforma.
Che cos’è InterPositive, l’azienda fondata da Ben Affleck
InterPositive nasce nel 2022, quando Ben Affleck comincia a interrogarsi sull’ingresso dell’intelligenza artificiale nel cinema. Il problema, secondo l’attore e regista, è che gli strumenti disponibili possono creare immagini, ma non conoscono davvero le regole di un film: non sanno come deve cambiare la luce tra un’inquadratura e l’altra, come lavora una macchina da presa o come mantenere coerente una scena. Affleck decide quindi di sviluppare un’intelligenza artificiale pensata specificamente per chi lavora sul set e in postproduzione. Per addestrarla, il suo gruppo filma scene costruite appositamente, riproducendo situazioni e problemi tipici di una produzione cinematografica.
Cosa può fare, dunque, in concreto InterPositive? Immaginiamo che, durante il montaggio, il regista si accorga che manca un’inquadratura, che lo sfondo contiene un elemento da eliminare oppure che la luce sul volto di un attore non coincide con quella della scena precedente. In alcuni casi sarebbe necessario tornare sul set o affidare la correzione a un lungo lavoro di effetti digitali. Gli strumenti di InterPositive possono invece intervenire sulle immagini già girate, completandole o modificandole secondo le indicazioni dei filmmaker.
Non si tratta quindi, almeno nelle intenzioni dichiarate dalla società, di affidare all’AI la creazione di un film o la recitazione degli attori. L’obiettivo è usarla per risolvere problemi tecnici, ridurre tempi e costi e ampliare le possibilità di chi dirige e monta le immagini. Per Affleck, il limite da non superare è il controllo creativo. «Dobbiamo preservare ciò che rende umana la narrazione, cioè il giudizio», ha spiegato. La macchina può correggere una scena, ma la decisione su come quella scena debba apparire deve restare all’artista.
Come Netflix sta usando l’intelligenza artificiale
L’acquisto di InterPositive non segna, ad ogni modo, l’inizio del rapporto tra Netflix e l’IA. Durante l’ultima presentazione dei risultati finanziari, il co-CEO Ted Sarandos ha dichiarato che circa 300 produzioni della piattaforma utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale durante alcune fasi del lavoro. L’impiego si concentra soprattutto sulla postproduzione e sulle sequenze tecnicamente più complicate. Il punto, almeno nella strategia descritta da Netflix, non è chiedere a un modello di inventare autonomamente un film, ma rendere più veloci e meno costosi processi che esistono già.
L’acquisizione di InterPositive arriva tuttavia in un momento in cui Hollywood si interroga proprio sul confine tra assistenza tecnica e sostituzione del lavoro umano. SAG-AFTRA, il sindacato statunitense degli attori di cui fa parte anche Affleck, ha ottenuto nuove tutele sull’impiego dell’intelligenza artificiale e sul diritto degli interpreti a controllare l’uso digitale della propria immagine e delle proprie prestazioni. Le dichiarazioni di Netflix insistono sulla centralità delle persone. Per la responsabile dei contenuti Bela Bajaria, le nuove tecnologie dovrebbero offrire agli autori «più scelte, più controllo e maggiore protezione» della loro visione. Resta però una domanda industriale difficile da eludere: se un processo può essere completato in metà tempo e con metà del budget, quali professionisti continueranno a svolgerlo?
I 587 milioni investiti in InterPositive raccontano dunque qualcosa di più di un’acquisizione tecnologica. Netflix non considera l’intelligenza artificiale un semplice generatore di immagini, ma una nuova macchina produttiva da collocare dentro il cinema. Ben Affleck vuole insegnarle a rispettarne le regole. Sarà il modo in cui verrà usata, tuttavia, a stabilire se servirà davvero a proteggere chi quelle immagini le crea.
Foto: Ufficio Stampa
