Al Festival di Cannes 2026 il panel ‘La settima arte: è ancora un’arte?’ riunisce registi europei e statunitensi per denunciare la riduzione del cinema a semplice ‘content’ e chiedere tutele urgenti alla libertà creativa.
Al Festival di Cannes 2026 la domanda che attraversa l’industria è diretta: la settima arte è ancora un’arte o rischia di trasformarsi in semplice contenuto? Domenica 17 maggio 2026, un panel dal titolo La settima arte: è ancora un’arte? ha riunito registi e registe europei e statunitensi per discutere il futuro del cinema in un contesto dominato da concentrazione industriale, deregolamentazione e spinta alla standardizzazione.
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Promosso da organizzazioni come L’ARP, SRF, FERA e DGA, l’incontro Cinema Is Not Content ha messo al centro la difesa della libertà artistica e della creazione indipendente. Moderati dai registi Radu Mihaileanu e Zoé Wittock, i partecipanti hanno ribadito che il cinema, pur essendo anche industria, resta prima di tutto un’arte fondata su indipendenza, pluralità degli immaginari e responsabilità culturale verso il pubblico.

Europa tra AgoraEU, eccezione culturale e piccoli ecosistemi
Dal lato europeo, il panel ha espresso forte preoccupazione per le discussioni sul futuro programma AgoraEU, ritenute potenzialmente dannose per i meccanismi di sostegno alla creazione cinematografica. A rischio, secondo i relatori, sarebbero i principi di indipendenza artistica e diversità culturale che storicamente caratterizzano il modello europeo, insieme a strumenti chiave come l’eccezione culturale, il principio di territorialità e il sistema delle finestre di sfruttamento.
La regista estone Anna Hints ha portato l’esempio dei piccoli ecosistemi nazionali, ricordando come programmi europei di supporto, in particolare MEDIA, siano vitali per lo sviluppo e la circolazione delle opere. Nel caso dell’Estonia, a fronte di un sostegno annuale di circa 7 milioni di euro da parte dell’Estonian Film Institute, il programma MEDIA ha garantito 11 milioni di euro in 24 anni, permettendo al settore audiovisivo di crescere e raggiungere il pubblico internazionale. Il suo film Smoke Sauna Sisterhood, divenuto uno dei maggiori successi del cinema estone e distribuito in 33 territori, ha beneficiato in modo decisivo di questo supporto.
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Stati Uniti, crisi dell’indipendente e ruolo dell’intelligenza artificiale
Dal versante statunitense, il regista Ira Sachs ha descritto un quadro allarmante per il cinema indipendente. Secondo la sua stima, solo il 4-5% degli autori della sua generazione riesce ancora a realizzare film e non semplici prodotti, in un’industria sempre più guidata dalla commerciabilità e dall’associazione con celebrità. La collaborazione con grandi star diventa spesso condizione necessaria per ottenere finanziamenti e visibilità, mentre il crollo della rete delle sale ha visto la chiusura di oltre 1.000 cinema negli Stati Uniti, riducendo drasticamente le possibilità di distribuzione e scoperta dei film indipendenti.
Sachs ha sottolineato anche l’assenza di robusti strumenti pubblici di sostegno, in un contesto dominato da capitali privati e logiche commerciali. Ha parlato di una fortissima interazione tra ciò che si può vendere e ciò che si può raccontare, con registi spesso costretti a diventare venditori di se stessi e dei propri progetti pur di continuare a creare.
Modelli virtuosi, IA generativa e un appello per il futuro
Uno sguardo più ottimistico è arrivato dalla regista cipriota Athena Xenidou, che ha illustrato due strumenti ritenuti virtuosi nel suo Paese: il programma di incentivi fiscali (cash rebate) della Cyprus Film Commission, con un tetto annuale di 25 milioni di euro, e il Cyprus Cinema Advisory Committee (SEKIN), organismo di finanziamento selettivo sotto il Ministero della Cultura. La coesistenza di questi sistemi ha favorito la crescita delle voci locali, della narrazione nazionale e delle coproduzioni internazionali, con risultati sia commerciali sia artistici, compresa la presenza nei maggiori festival.
Il regista italiano Francesco Ranieri Martinotti ha invece richiamato l’attenzione sull’immenso patrimonio artistico europeo e sui rischi connessi all’intelligenza artificiale generativa. Pur riconoscendo che le opere creative europee alimentano sempre più l’addestramento dei modelli di IA, ha sottolineato come gli artisti restino estremamente deboli di fronte ai giganti tecnologici e abbia invocato una regolamentazione solida a tutela dei creatori e dei diritti d’autore.
Per i partecipanti, tutte le arti sono cultura e devono essere trattate come tali, non solo come industrie. AgoraEU, in questa prospettiva, non può limitarsi a essere uno strumento di finanziamento, ma dovrebbe incarnare una visione complessiva per il futuro culturale dell’Europa. L’avvertimento finale lanciato da Cannes è netto: se il cinema perderà la propria indipendenza e la propria diversità, rischierà di smettere di essere una vera forma d’arte.
Foto: Ufficio Stampa