Il cast del nuovo film di Carlo Verdone si racconta tra autoironia, insicurezze e la convinzione che i sentimenti si possano, anzi si debbano, allenare. Interviste.

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Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa con Scuola di seduzione. Il film, disponibile dal 1° aprile su Paramount+, vede protagonisti sei personaggi fragili alle prese che le pene d’amore; per risolverle decidono di affidarsi ad un sentimental coach.

C’è una domanda che vale per tutti noi: se esistesse veramente una scuola per imparare a sedurre, quale sarebbe la prima cosa che dovremmo disimparare? Vittoria Puccini risponde senza esitare: «Parlare tanto di sé al primo appuntamento e non dare spazio all’altro, entrare a gamba tesa e diventare egocentrici, ego-riferiti». Lino Guanciale rincara la dose e aggiunge un’altra trappola, quella speculare ma ugualmente devastante: il riflesso di ribaltare sistematicamente ogni discorso su se stessi. «È quello che è successo a me dopo 10 secondi», quel meccanismo per cui l’altro ha appena cominciato a raccontare qualcosa e subito su finisce a parlare di sé. E poi, continua Guanciale nella nostra intervista, c’è anche «l’idea che l’altro sia una preda»: il seduttore o la seduttrice da manuale, quelli che lui chiama con ironia fulminante “terrapiattisti” delle relazioni.

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Scuola di seduzione: l’amore è qualcosa che sia può imparare

Il film che riunisce nel cast Vittoria Puccini, Lino Guanciale, Euridice Axen, Beatrice Arnera e Romano Reggiani parte da un’idea tanto semplice quanto urgente: l’amore è qualcosa che si può imparare. Non è una provocazione new age. È un atto di onestà intellettuale. Come osserva Guanciale, «l’idea che determinate cose si possano imparare significa accettare che si possa cambiare.» E questa disponibilità al cambiamento è già di per se una posizione sana. «È sano mettere in discussione l’idea che l’amore sia un concetto assolutore dogmatico» aggiunge. Il bello dei sei personaggi del film è proprio questo: nessuno vuole necessariamente rimettere in discussione la propria esistenza, eppure tutti sbattono contro qualcosa che non li rende felici e alla fine vogliono cambiare.

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Generazioni a confronto: la GenZ e i Millennials

Lo scenario sentimentale che emerge da Scuola di seduzione è quello di generazioni sovrapposte che fanno i conti con la paura del giudizio e l’incapacità di lasciarsi andare. Beatrice Arnera è netta: i giovani oggi «sono molto più timorosi e più cauti, e forse un pochino più consapevoli di noi millennials». Ma non basta. L’educazione sentimentale, non solo sessuale ma relazionale, dovrebbe essere obbligatoria a scuola ed è una materia che anche gli adulti dovrebbero continuare ad imparare. Romano Reggiani aggiunge un tassello prezioso: ai giovani di oggi manca la spensieratezza. «Si tende a pianificare tutto, a decidere tutto in anticipo, senza lasciare che le cose vadano come debbano andare. Nel bene e nel male, perché a volte uno non accetta anche quando le cose vanno bene perché troppo importanti». Euridice Axen chiude il cerchio affermando «Non siamo preparati all’amore, perché non siamo preparati ad amare noi stessi, e chi non ama se stesso non riesce ad amare altro». E siccome non esiste un libretto delle istruzioni – lo dicono tutti ridendo – «facciamo dei casini pazzeschi che potremmo evitare».

Un film in cui lo spettatore potrà riconoscersi

Tra gli aspetti più riusciti della sceneggiatura, su cui il cast torna più volte, è la capacità di fotografare uno spettro larghissimo di piccole insicurezze condivise. Arnera parla di uno spettatore che «sarà in grado di riconoscersi in diverse fragilità» e che, alla fine della visione, capirà che «la più grande fortuna è sapere che forse in fondo condividiamo tutti le stesse paure». Reggiani porta come esempio l’esperienza del suo personaggio: «Si tratta di una tematica molto particolare sul fatto di sentirsi inadeguati, di non accettarsi per come si è, anche fisicamente», un punto di partenza per conoscersi e, soprattutto, condividere i propri limiti con gli altri.

L’importanza dell’autoironia

E infine c’è Carlo Verdone maestro indiscusso del racconto dell’inadeguatezza in amore attraverso l’ironia. L’autoironia, concordano tutti, non è un vezzo è una competenza razionale. «Sapersi prendere non troppo sul serio per me è fondamentale. Non solo nelle relazioni, ma proprio nella vita», ci racconta Vittoria Puccini. Guanciale confessa che è ancora qualcosa su cui sta lavorando: «So che è una cosa su cui devo imparare ancora tanto, ma i piccoli passi fatti su questa strada a me hanno fatto molto bene, come credo abbiano fatto bene a Bruno, a Giuliana e a tutti i personaggi. Viva il cambiamento».

Incontrarsi con onestà

La soluzione alla fine è sorprendente semplice: incontrarsi con onestà. Romano Reggiani la mette in termini pratici: capire cosa di è in grado di dare in una relazione, fare delle scelte «la cosa più faticosa». Euridice Axen va dritta al punto: «Relazionarsi con onestà: in quel caso non diventa neanche così difficile incontrare qualcuno». Altrimenti scattano le dinamiche di default, gli incastri che non funzionano, i fraintendimenti, le tattiche. «Una noia mortale», dice con sincerità. «Se ci fosse un incontro un pochino più vero, un pochino più autentico, si risolverebbero metà dei problemi».

Forse questo è il cuore di Scuola di seduzione: non una guida alla conquista, ma un invito a smettere di fingere di sapere già tutto sull’amore. Perché il coraggio di non sapere e di voler imparare, è già in sé il gesto più romantico che esista.

Foto: Ufficio stampa Paramount+

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