Nel docufilm ‘La città verticale’, Genova diventa simbolo di ascesa e memoria. Un viaggio tra funicolari, lanterne e vite che si riscoprono salendo.

Genova non si guarda soltanto: si scala. Stretta tra il mare e le colline, è una città che si è dovuta reinventare in verticale, costruendo nel tempo un paesaggio sospeso tra ferro e cielo. Le sue funicolari, gli ascensori e la Lanterna che svetta come una lama di luce sono vene d’acciaio che collegano epoche, storie e destini. È da questa tensione verso l’alto che nasce La città verticale… Ma non ci siamo già visti?, il nuovo docufilm diretto da Alessandro Bazzana e prodotto da Calima Entertainment, con il contributo del PR FESR della Liguria e in collaborazione con Genova Liguria Film Commission.

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Il film – di cui sono appena iniziate le riprese – attraversa Genova come un corpo vivo, un mosaico in movimento che si riflette nelle sue architetture e nei suoi abitanti. Dalla Funicolare del Righi a quella di Sant’Anna, dall’ascensore di Montegalletto – unico al mondo per il suo doppio movimento orizzontale e verticale – fino al maestoso ascensore di Castelletto e alla storica Cremagliera di Granarolo: ogni struttura è un frammento di un racconto collettivo, una linea che unisce mare e cielo, passato e futuro.

Il docufilm di Alessandro Bazzana e Calima Entertainment

Protagonisti del film sono Marco (Matteo Traverso), giovane documentarista, e Anna (Laura Repetto), guida turistica appassionata di architettura e cultura locale. Insieme intraprendono un viaggio alla scoperta della Superba e dei suoi simboli verticali, intrecciando immagini d’epoca, fiction e documentario in un linguaggio cinematografico che alterna realtà e visione. Il risultato è un film nel film, in cui Genova non è solo sfondo, ma protagonista assoluta: un organismo che respira, sale, ricorda.

«Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, dove tutto si consuma a una velocità impressionante. — racconta il regista Bazzana — Riscoprire una dimensione lenta, ma essenziale, che ancora oggi è il fulcro di un sistema vitale, ci è sembrata una metafora di cui abbiamo bisogno ora più che mai».

Vivere è salire: la metafora di un tempo che resiste

Ed è proprio questa la chiave del docufilm: vivere è salire. Salire come gesto di resistenza alla frenesia, come ricerca di equilibrio tra il digitale e il reale, tra comunicazione e silenzio. Ogni viaggio in funicolare o ascensore diventa un atto poetico, un modo per riscoprire il senso dello stupore.

Per la produttrice Manuela Bianchi, raccontare Genova significa raccontare un carattere, un’anima: «È una città che si difende, ma che sa ancora stupire. Raccontarla significa aprirle le porte, lasciarsi attraversare dalla sua bellezza verticale e dai suoi contrasti». La città verticale… Ma non ci siamo già visti? non è soltanto un film su Genova, ma una riflessione sull’idea stessa di ascesa: per ritrovare se stessi, a volte basta soltanto salire.

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