Alla Mostra del Cinema di Venezia The Sun Rises On Us All porta un melodramma contemporaneo ambientato nel Guangdong, dove colpa e destino si intrecciano nel confronto fra due ex amanti. Xin Zhilei si impone con un’interpretazione premiata con la Coppa Volpi.

Un mélo cinese nel cuore della Mostra

Tra i titoli che, qui a Venezia, stanno accendendo il dibattito sulla tenuta del melodramma contemporaneo c’è The Sun Rises On Us All, nuovo film di Shangjun Cai. Un’opera di 133 minuti che arriva dalla Cina e sceglie la via del mélo più ostinato per raccontare una storia di colpa, desiderio e destino, osservando da vicino le ferite aperte della società cinese di oggi.

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Il film, che porta in concorso il titolo originale Ri Gua Zhong Tian, è stato premiato a Venezia: l’attrice Xin Zhilei ha conquistato la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile grazie a una prova intensa, tutta giocata sulla fatica di esistere del suo personaggio.

Meiyun, Guangzhou e il peso della colpa

Al centro del racconto c’è Meiyun, che vive a Guangzhou e manda avanti con feroce determinazione un negozio di abbigliamento. Tra presentazioni live dei capi sui social e la caccia ai fornitori che le devono un rimborso, la vediamo muoversi in un ambiente in cui il lavoro è esibizione continua e guerra di resistenza.

La sua vita privata non è meno tesa: Meiyun ha una relazione con un uomo sposato e deve fare i conti con una gravidanza inaspettata. A complicare tutto, il ritorno nella sua vita di Baozhu, ex compagno che riappare dopo molti anni di assenza, ora in terapia dopo la scoperta di un tumore.

Fra i due c’è un segreto condiviso, legato proprio a quella lunga sparizione di Baozhu. Il film segue il loro ricongiungimento e il tentativo, doloroso e continuamente rimandato, di venire a patti con ciò che è accaduto. Rimorsi, dolori del passato, addii ripetuti e infine un abbraccio in cui i personaggi trovano un fragile conforto nel pianto: l’accumulo emotivo è la vera struttura portante del film.

Melodramma e trattato morale sulla Cina di oggi

Shangjun Cai costruisce il film come un mélo contemporaneo che non risparmia le sferzate: la vicenda procede per accumulo doloroso verso una conclusione inesorabile e lacerante. Ma sotto la superficie del melodramma si avverte un’altra ambizione, quella di un severo trattato morale sulla Cina odierna e sulla colpa sommersa.

L’ambientazione nel Guangdong, regione simbolo della smisurata crescita economica e della bulimia manifatturiera del Paese, diventa lo sfondo ideale per ritrarre individui spezzati, logorati da un debito morale che non riescono mai a saldare. La vita, nel film, è spesso descritta dai personaggi come qualcosa di durissimo, e il destino come un creditore da cui è impossibile fuggire.

Meiyun porta sulle spalle una colpa e un debito morale mai davvero affrontati, che la rendono quasi catatonica. Il sollievo sembra non arrivare mai: al contrario, la narrazione continua a rimestare in una serie di sfortune e gravidanze perdute, fino a un finale talmente lacerante da spostare il baricentro emotivo del film e metterne a rischio l’equilibrio.

Il ritorno di Shangjun Cai e una messa in scena liminale

Per Shangjun Cai, da tempo assente dalle scene, The Sun Rises On Us All rappresenta una tappa importante dopo il Leone d’argento vinto a Venezia nel 2011 con People mountain people sea e il successivo, meno riuscito, The conformist. Qui il regista ritrova una vitalità diversa, amara, incanalandola in un genere per lui nuovo come il melodramma.

La storia si snoda tra ospedali, centri commerciali e zone di servizio: luoghi di passaggio in cui i personaggi sembrano sospesi, come se vivessero in uno spazio liminale e perturbante. È proprio in questi non-luoghi che il film trova alcune delle sue immagini più forti: due ex amanti stremati e consumati seduti ai lati opposti di un ponte, o i loro volti che quasi si toccano tra le porte di un ascensore bloccato, in una co-dipendenza ormai ridotta a residuo.

Xin Zhilei, una Coppa Volpi nel segno della stanchezza

La performance di Xin Zhilei è al centro dell’accoglienza veneziana del film. L’attrice incarna le mille stanchezze di Meiyun, trattenendo a lungo lo sfogo emotivo fino a quel finale che rompe gli argini del racconto e dello stesso personaggio. È una prova che regge sulle sfumature: gli sguardi vuoti, le posture irrigidite, gli scatti di collera improvvisi.

La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile riconosce proprio questo lavoro di scavo, inserito in un contesto visivo che sfrutta appieno una fotografia dalla forte trama naturalistica, firmata dal coreano Hyun Seok-Kim, già direttore della fotografia di Poetry di Lee Chang-dong. Le composizioni restano spesso ancorate a una realtà cruda, ma lasciano emergere squarci di puro melodramma.

The Sun Rises On Us All chiede molto al suo spettatore – in termini di pazienza, disponibilità verso i codici del mélo, tolleranza per un dolore che non concede tregua – ma per chi accetta la sfida il finale promette una catarsi tanto dolorosa quanto necessaria. Ed è forse in questa promessa che si misura il peso del film nel panorama della Mostra di quest’anno.

Foto: Ufficio Stampa

 

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