Straight Circle di Oscar Hudson trionfa alla 40. Settimana Internazionale della Critica alla Mostra di Venezia 2025, vincendo Gran Premio IWONDERFULL e premio Verona. Ecco tutti i premi assegnati tra lungometraggi e corti SIC@SIC.
Straight Circle, doppio colpo alla 40. Settimana della Critica
Alla 40. Settimana Internazionale della Critica, sezione autonoma e parallela organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani nell’ambito dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (26 agosto – 6 settembre 2025), il titolo che si impone è Straight Circle di Oscar Hudson. Il film conquista il Gran Premio IWONDERFULL come miglior film e si aggiudica anche il Premio Circolo del Cinema di Verona come opera più innovativa, firmando uno dei percorsi più netti di questa edizione.
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Il Gran Premio IWONDERFULL a Straight Circle
La giuria internazionale della Settimana della Critica, composta da Valentina e Nicole Bertani, Nathalie Jeung e Lee Hong-chi, ha assegnato a Straight Circle il Gran Premio IWONDERFULL. Nelle motivazioni la giuria descrive il lavoro di Hudson come «una coloratissima e assurda commedia nera» che si trasforma progressivamente in «un incubo a occhi aperti», ambientato in un mondo distopico in cui due soldati di fazioni opposte si ritrovano a presidiare lo stesso confine deserto.
Colpiscono, per la giuria, sia il forte impatto visivo sia «l’interpretazione impeccabile dei due protagonisti». Straight Circle viene letto come una vera e propria parabola contro la guerra, in un tempo in cui «le dispute sui confini seminano discordia un po’ in tutto il mondo», capace di partire da un dispositivo narrativo apparentemente semplice — due figure bloccate su una linea di frontiera — per aprire una riflessione più ampia sull’assurdità dei muri, reali e simbolici.
Il premio del Circolo del Cinema di Verona e il cinema come confine
Il percorso di Straight Circle alla 40. Settimana della Critica si completa con il Premio Circolo del Cinema di Verona come film più innovativo, deciso da una giuria under 35 composta da Anna Sergio, Angela Giona, Giovanni Cicogna, Giovanni Delaini e Adele Kekulthotuwage.
Nella motivazione, la giuria parte da un’affermazione netta: «Il cinema è un confine. Non tra realtà e finzione ma tra lo spettatore e i confini stessi». La realtà cinematografica, prosegue il testo, ha la forza di «assottigliare i confini e aprire agli spettatori un varco verso la luce», mettendo in crisi la rigidità di una linea, di «un pezzo di terra con delle scritte» che può trasformarsi in «prigione inesauribile e inevitabile».
Il film di Hudson viene così interpretato come una profonda riflessione sull’incapacità di comprendere e superare le proprie insicurezze, sull’indecisione, sull’odio che si fa identità dell’individuo. L’immagine del «cerchio dritto» evoca una gabbia mentale e politica che «uccide il ricordo e la coscienza», restituendo la misura della radicalità con cui Straight Circle affronta il tema del confine e del nemico.
Il palmarès: tra distopie, identità e geografie luminose
Il trionfo di Straight Circle si inserisce in un palmarès che, in questa 40. edizione della Settimana Internazionale della Critica, torna più volte sui temi dei confini, delle identità e delle trasformazioni del reale. Il Premio del Pubblico va a ISH del regista Imran Perretta, che ottiene una votazione di 4,3 su 5, segnalando il forte coinvolgimento della platea nei confronti di un cinema capace di dialogare direttamente con gli spettatori.
Il Premio Luciano Sovena alla Miglior Produzione Indipendente è assegnato ad Agon di Giulio Bertelli. La giuria sottolinea «un lavoro attento di costruzione e di cura» che rende il film un esempio di cinema indipendente in grado di coniugare forza narrativa, ricerca e innovazione. I produttori vengono riconosciuti come figure che hanno saputo «sostenere con attenzione lo sguardo di un giovane autore» lungo un percorso complesso, garantendo qualità artistica e solidità produttiva pur all’interno di un contesto indipendente.
Waking Hours di Federico Cammarata e Filippo Foscarini ottiene invece il Premio Mario Serandrei – Hotel Saturnia per il Miglior Contributo Tecnico, deciso da una commissione di esperti formata da Sara D’Ascenzo, Davide Di Giorgio e Carlo Griseri. Il film, secondo la motivazione, attraversando «i tanti confini che lacerano il mondo», compie «un autentico passaggio di stato dell’immagine dalla materia all’astrazione», grazie a un lavoro fotografico sperimentale che non è mai fine a sé stesso e che disegna «nuove geografie umane in isolati punti luce».
SIC@SIC: i corti tra corpo, memoria e sguardo
Nell’ambito della nona edizione di SIC@SIC (Short Italian Cinema @ Settimana Internazionale della Critica), dedicata ai cortometraggi italiani, la giuria composta da Alessandra Speciale, Gianluca Matarrese e Alessandro Amato individua in Marina di Paoli De Luca il Miglior Cortometraggio. Il film viene premiato per un approccio visivo «fortemente sensoriale» e per un linguaggio che privilegia l’esperienza estetica interiore, raccontando con autenticità un percorso identitario ancora in divenire, attraversato da difficoltà emotive e turbamenti che approdano a una fragile serenità.
Marina conquista anche il premio per il Miglior Contributo Tecnico: la regia è riconosciuta per la capacità di trasformare ogni inquadratura in un «riflesso interiore», con una messa in scena delicata ma espressiva, e per una fotografia che costruisce «un racconto emotivo che accarezza i corpi», rivelando la complessità identitaria attraverso immagini di rara intensità e freschezza, «come un tuffo in piscina».
Il Premio per la Migliore Regia va a Festa in famiglia di Nadir Taji, per una messa in scena «consapevole e potente» che affronta una storia cruda e drammatica, raccontando con lucidità l’incapacità dei personaggi di confrontarsi con la fragilità di una famiglia segnata da un trauma che spezza gli equilibri. La giuria evidenzia la precisione della direzione attoriale e la padronanza di un linguaggio che rinuncia ai manierismi per costruire una drammaturgia solida e tesa dall’inizio alla fine.
Una menzione speciale è attribuita a El püti pèrs di Paolo Baiguera, per la capacità di intrecciare memoria personale e mito popolare in un racconto sospeso tra realismo e fiaba, trasformando il dolore in simbolo, il bosco in spazio di mistero e perdita, il legno in scultura, a restituire «l’enigma e la persistenza di una ferita mai rimarginata».
Il premio assegnato dal Centro Nazionale del Cortometraggio va infine a The Pørnågraph?r di Hariel. La motivazione lo definisce «un antidoto al veleno nostalgico che celebra il (cinema) classico»: un film breve che attraversa «lo sporco, il deforme e l’errore» per mettere alla prova l’algoritmo, lo sguardo e la carne, senza rinunciare all’empatia e al gioco. È, nelle parole della giuria, «anche la storia di tutti noi spettatori».
Nel complesso, tra lungometraggi e corti, la 40. Settimana Internazionale della Critica alla Mostra di Venezia 2025 disegna una mappa di confini in trasformazione: geografici, politici, emotivi, tecnologici. Al centro, il doppio riconoscimento a Straight Circle indica una direzione precisa, in cui l’innovazione formale si lega a una riflessione radicale sulla guerra, sulle frontiere e sulle gabbie — visibili e invisibili — che attraversano il nostro presente.
Foto: Ufficio Stampa
