A Roma e San Gimignano, Galleria Continua mette Hank Willis Thomas in dialogo con Man Ray. Tra fotografie che cambiano con la luce, simboli in trasformazione e parole al neon, l’artista americano ci invita a ripensare ciò che vediamo. E, nella nostra intervista, racconta perché contraddirsi può essere un esercizio di libertà.

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Una fotografia cambia aspetto e forma quando viene colpita dalla luce. Un simbolo si trasforma davanti ai nostri occhi. Una parola al neon sembra immediata, finché non cominciamo a chiederci a chi si rivolga. Nelle opere di Hank Willis Thomas, guardare è un’attività che richiede disponibilità: bisogna accettare che una seconda immagine possa contraddire la prima, che il significato si sposti e che la nostra posizione abbia un peso in ciò che vediamo.

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HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

È una buona porta d’ingresso a Tomorrow I Shall Contradict Myself, il progetto che Galleria Continua presenta, in collaborazione con Territorio, a San Gimignano e Roma, mettendo il lavoro dell’artista americano in dialogo con quello di Man Ray. Le due esposizioni inaugurano la collaborazione tra Thomas e la galleria: un’occasione per incontrare in Italia una pratica che attraversa fotografia, scultura, video e linguaggio, interrogando il potere delle immagini e le storie che rendono visibili. Contemporaneamente, Continua a Parigi dedica all’artista la personale Afterimage.

Man Ray, la fotografia come invenzione

Man Ray aveva usato la fotografia per inventare realtà possibili. Nei rayogrammi, realizzati collocando oggetti direttamente sulla carta fotosensibile, e nelle solarizzazioni, che alterano i rapporti tra luce e ombra, il mondo familiare diventava qualcosa di inatteso. La camera oscura era un luogo in cui mettere alla prova la visione. Thomas raccoglie questa libertà e la porta dentro le contraddizioni del presente. Le immagini diventano strumenti per interpretare la realtà e interrogare le convenzioni che la rendono riconoscibile: chi viene rappresentato, da quale punto di vista, dentro quale racconto. Il legame con Man Ray nasce anche dalla sua formazione e da un’infanzia vicina alla fotografia, attraverso il lavoro della madre Deborah Willis, fotografa, artista, curatrice e docente.

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Ho conosciuto Man Ray a scuola, quando ho imparato il suo processo di solarizzazione e il suo approccio sperimentale alla fotografia. – spiega Hank Willis Thomas – All’epoca stavo ancora scoprendo le possibilità del mezzo fotografico e della creazione di immagini. Preparando questa mostra, ho iniziato a guardare davvero a Man Ray come a un mago: qualcuno che faceva della sperimentazione un modo per ampliare le possibilità del mezzo anche per gli altri».

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Ho potuto riconoscere l’eredità dei suoi esperimenti non soltanto nella fotografia, ma anche nella scultura, nel cinema e nelle opere di tanti artisti venuti dopo di lui. – continua – Sono pochissimi gli artisti capaci di lasciare una traccia simile… Voglio dire, ogni artista, mentre lavora nel proprio studio, immagina che tra cento anni si parlerà ancora di ciò che sta facendo. Il fatto che la sua curiosità per il mondo, per la cultura visiva degli oggetti e per il racconto abbia potuto influenzare così tante persone è qualcosa di davvero profondo».

Le immagini cambiano, e noi con loro

La sperimentazione di Thomas coinvolge direttamente chi osserva. Nelle opere realizzate con materiali retroriflettenti – To Be Continued, Unnoticed, ad esempio – un flash o un fascio di luce fanno emergere un’immagine che prima restava nascosta. Il cambiamento è concreto: basta una diversa illuminazione perché ciò che sembrava leggibile riveli un altro livello. Anche la videoinstallazione Black Righteous Space (Treble), del 2026, in cui i simboli del passato si trasformano mette in movimento significati che siamo abituati a considerare stabili. I neon, invece, portano le parole nello spazio, rendendole presenze con cui confrontarsi. Attraverso mezzi diversi, Thomas insiste sulla distanza tra riconoscere qualcosa e comprenderla. È qui che la sua ricerca assume una forza politica: nell’invito a esaminare le abitudini con cui interpretiamo immagini, identità e storia.

Hank Willis Thomas, Black Righteous Space (Treble), 2026, DVD (playlist e installazione video), microfono e Mac mini, durata circa 60 minuti. Cortesia: l’artista e GALLERIA CONTINUA. Fotografo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«La cosa più potente che possiamo fare è aprirci al cambiamento: è questo che ci permette di crescere, di diventare più saggi e più forti. – dice Thomas – Spesso, però, lo dimentichiamo. Ci ancoriamo alle nostre convinzioni: Questa è la verità, è così che vedo le cose. E a volte questa rigidità limita la nostra capacità di provare gioia e di creare opportunità per noi stessi e per gli altri. Siamo abituati all’idea che prevalga il più forte, ma in realtà a fare la differenza è la disponibilità al cambiamento. Per questo mi chiedo sempre: come posso guardare ciò che ho davanti in modo diverso? Come posso sfidare chi osserva il mio lavoro a cambiare prospettiva, a sviluppare una visione più complessa del mondo e di ciò che si trova davanti agli occhi?».

La libertà di immaginare un futuro

Dentro questa complessità si incontrano le storie dell’emancipazione, le eredità del colonialismo, le lotte afroamericane e il problema di chi abbia avuto il diritto di costruire il racconto collettivo. Le immagini d’archivio e i riferimenti alla cultura popolare diventano materiali da rimettere in circolo, per leggere insieme storia dell’arte e rapporti di potere.

Hank Willis Thomas, Community (Rainbow), 2026, bronzo, patina arcobaleno, 254x253x54 cm.
Cortesia: l’artista e GALLERIA CONTINUA, Fotografo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Penso che la storia del ventesimo secolo sia una storia di libertà: le persone di tutto il mondo, che avevano vissuto in sistemi di oppressione molto confinati, che si tratti di schiavitù, del colonialismo, feudalesimo e poi il fascismo e il comunismo, hanno lavorato contemporaneamente per raccontare la storia della liberazione. – commenta Thomas – Non solo liberazione del corpo, ma liberazione dello spirito e della mente. E penso davvero che quella lezione sia importantissima ora, perché sembra che abbiamo dimenticato e che in qualche modo vogliamo rivivere il passato, piuttosto che creare un futuro migliore e ancora più libero per le prossime generazioni».

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La varietà dei mezzi risponde a questa precisa ricerca. Ogni passaggio apre una possibilità ulteriore, mentre cambiano anche le tecnologie e il modo in cui produciamo e consumiamo immagini.

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Ho iniziato come fotografo: amavo osservare, soffermarmi sulle cose, e questo mi bastava. – racconta l’artista – Negli anni della mia formazione e subito dopo sono arrivate le fotocamere digitali, poi l’iPhone. All’improvviso tutti potevano fare quello che facevo io. Continuare a guardare nello stesso modo in cui lo avevo fatto per anni non mi sembrava più così stimolante o interessante, perché non stavo mostrando niente di nuovo a nessuno. Così mi sono detto: Forse dovrei lavorare con immagini storiche. Poi ho pensato di realizzare un film, di dedicarmi alla scultura, all’incisione e alla pittura. Dall’arrivo dell’iPhone ho sempre sentito il bisogno di fare di più, di creare immagini capaci di sorprendere e di avere un impatto maggiore».

«Sono uno o sono molti?»

Il titolo della mostra riprende una dichiarazione di Man Ray e trasforma la contraddizione in un esercizio di libertà. Per Thomas significa anche sottrarsi alle definizioni che pretendono di esaurire una persona. L’identità può contenere esperienze, appartenenze e possibilità diverse, senza doverle ricondurre a un’unica etichetta.

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Quando dico alla gente che sono un artista, mi chiedono: Cosa fai? Che tipo di artista sei?. Spesso, da afroamericano, ho già un’etichetta addosso. Ma io sono sempre un uomo. – ci spiega – E sì, potrei accettare queste etichette, ma le vedo solo come una piccola parte di me. Il titolo della mostra, Domani mi contraddirò, è l’etichetta che potrei indossare oggi, ma potrebbe non essere applicabile domani. Come mi mostro, quindi, nelle mie moltitudini? La mostra è davvero una specie di richiesta allo spettatore di vedermi in una pluralità. È la mostra di un artista o una mostra collettiva? Sono uno o sono molti? Questi sono i temi ricorrenti di questa mostra».

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Community offre un altro punto da cui leggere il percorso: la comunità, il rapporto tra il singolo e gli altri, la possibilità di riconoscersi in un gesto condiviso. Nelle sculture di Thomas, mani che si stringono e pugni alzati acquistano una presenza monumentale. Il marmo porta questi gesti dentro una tradizione che per secoli ha stabilito chi e che cosa meritassero di essere ricordati.

«Ricordami»

Nell’ex sala del teatro-cinema di Galleria Continua, dove si visita l’installazione principale della mostra, appare – non a caso – il neon Remember Me: «Ricordami». Due parole che danno una forma concreta al desiderio di lasciare una traccia e diventano il messaggio che Thomas affida a chi attraversa questo spazio. In Italia, tra edifici, monumenti e sculture sopravvissuti per secoli a chi li ha creati, quella richiesta acquista una risonanza particolare.

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

«Quando viaggio attraverso l’Italia e vedo oggetti, edifici e sculture creati migliaia di anni fa per commemorare persone che volevano essere ricordate, riconosco il desiderio umano di continuare a vivere, di far sì che le nostre storie abbiano un significato anche nel futuro. – ci dice Thomas – Per questo penso che due parole così semplici, Ricordami, siano davvero potenti: racchiudono il motivo per cui facciamo quasi tutto ciò che facciamo. Vogliamo lasciare un segno nel mondo o nella vita di qualcuno, che magari racconterà a sua volta la nostra storia ad altri. E speriamo che sia una storia di cui essere orgogliosi».

HANK WILLIS THOMAS & MAN RAY – ‘Tomorrow I shall contradict myself’, veduta della mostra GALLERIA CONTINUA / San Gimignano, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio.

Dopo le immagini che cambiano e i simboli che si trasformano, a restare è quella richiesta luminosa: Remember Me. Ricordare qualcuno significa anche scegliere quale storia tramandarne. Thomas ci chiede di lasciarle abbastanza spazio perché possa contenere più di una versione.

La mostra: Tomorrow I Shall Contradict Myself, Galleria Continua, San Gimignano, fino al 31 gennaio 2027. Roma, 25 fino al 31 dicembre 2026.

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