A Palazzo Rondinini torna nella città che lo ispirò ‘Rome, from Mount Aventine’, atteso all’asta da Sotheby’s a Londra con una stima intorno ai 50 milioni di sterline. Julian Gascoigne ci accompagna tra le velature, le impronte e la luce di un dipinto rimasto sulla sua tela originale. Visitabile fino al 1° ottobre.

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Sui bordi della tela sono rimaste le impronte delle dita di Turner. L’artista le lasciava quando afferrava il quadro per spostarlo nello studio: un gesto di lavoro, sopravvissuto insieme alla pittura. Dentro il paesaggio ci sono invece strati di colore, passaggi di spatola e persino peli del pennello rimasti intrappolati nella materia fresca. Prima ancora di guardare Roma, in Rome, from Mount Aventine si può cercare la presenza di chi l’ha dipinta.

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È da queste tracce che Julian Gascoigne, Senior Specialist di British Paintings di Sotheby’s London, ci invita a osservare l’opera presentata il 29 settembre a Palazzo Rondinini, dove resta esposta al pubblico fino al 1° ottobre. Il dipinto sarà poi offerto all’asta a Londra il 9 dicembre, con una stima nell’ordine dei 50 milioni di sterline. Una cifra che spiega l’attenzione intorno al suo ritorno in Italia, ma che da sola racconta poco di ciò che accade sulla superficie.

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Per capirlo bisogna avvicinarsi. Seguire il Tevere, riconoscere i monumenti, poi lasciare che lo sguardo passi dalle architetture alla luce che le attraversa. E osservare come Turner abbia costruito questa immagine nel tempo, tornando sulla tela fino a ottenere la veduta esposta alla Royal Academy nel 1836.

Le impronte, le velature e una tela mai rintelata

Il primo elemento su cui Gascoigne insiste, durante la presentazione e nella nostra intervista, è lo stato di conservazione. Rome, from Mount Aventine è ancora sulla tela originale e non è mai stato rintelato: non gli è stata applicata sul retro una seconda tela di sostegno. Secondo Sotheby’s, conserva anche la cornice originale e non è stato sottoposto a interventi di restauro. Per il pubblico, questo dato tecnico ha una conseguenza molto concreta. Permette di leggere con particolare chiarezza il modo in cui Turner lavorava: le velature, cioè gli strati sottili di colore che modificano ciò che sta sotto, convivono con zone di pittura più densa, nelle quali resta riconoscibile il passaggio degli strumenti.

Gascoigne spiega che gli strati si sono accumulati attraverso successive sessioni di lavoro, talvolta distanti nel tempo. È così che prendono forma la profondità e la luce del dipinto, mentre gli edifici, le sponde e il fiume sembrano fondersi nell’atmosfera. Nei punti in cui la materia si fa più spessa, invece, la superficie conserva le tracce del pennello e del lavoro del pittore. Le impronte sui bordi aggiungono un’altra misura a questo incontro: quella delle mani che hanno sollevato e spostato la tela. Sotheby’s sottolinea anche i passaggi della spatola e i peli del pennello rimasti nella pittura. Dettagli minuscoli che aiutano a immaginare il quadro ancora nello studio, prima della cornice, delle collezioni e delle aste.

«È quanto di più vicino possiamo arrivare all’esperienza dell’opera di Turner così come la vedevano i suoi contemporanei», osserva Gascoigne durante la conferenza. La conservazione diventa quindi anche uno strumento di studio: offre informazioni sul procedimento del pittore e sul rapporto tra la materia del quadro e il suo effetto visivo.

Roma dall’Aventino, tra topografia e invenzione

La città si apre dall’alto dell’Aventino, con il Tevere che attraversa la composizione. Durante la presentazione Gascoigne indica i monumenti riconoscibili: la basilica di San Pietro sulla sinistra e, nell’angolo inferiore destro, il Colosseo. Proprio quest’ultimo introduce una piccola deviazione rispetto alla veduta reale: da quel preciso punto, spiega lo specialista, non sarebbe visibile. Turner lo include ugualmente. La città osservata e la città dipinta non coincidono in ogni dettaglio: la composizione accoglie un monumento che rende Roma immediatamente riconoscibile, anche a costo di modificarne la vista.

Nell’intervista Gascoigne distingue questa veduta dalle altre immagini romane dell’artista, spesso costruite come evocazioni dell’antichità o come visioni ideali. Qui Turner si confronta con la Roma del proprio tempo. Il paesaggio conserva un rapporto con la città contemporanea al pittore, pur lasciando spazio alla libertà con cui organizza gli edifici e la luce. È anche questo a renderlo un soggetto personale. Roma aveva occupato l’immaginazione di Turner molto prima del viaggio: attraverso le opere, le incisioni e un’intera tradizione del paesaggio, la città era già parte del suo orizzonte artistico.

Due viaggi e un quadro cresciuto negli anni

Turner arrivò a Roma per la prima volta nel 1819. Gascoigne descrive quel soggiorno come un’intensa esplorazione della città: l’artista percorreva strade e punti panoramici, riempiendo i taccuini di architetture e vedute. Quando tornò, nel 1828, aveva un progetto diverso. Era venuto per dipingere, con importanti commissioni a cui lavorare. Si sistemò in studi vicino a piazza di Spagna appartenenti all’amico Charles Lock Eastlake, pittore inglese residente a Roma. È a questo secondo soggiorno che risalgono gli schizzi su cui si basa Rome, from Mount Aventine. Secondo Gascoigne, è molto probabile che anche il lavoro sulla tela sia iniziato in città. Sotheby’s ritiene che Turner abbia definito in Italia la composizione e trasferito il disegno sul supporto.

Il dipinto fu però completato a Londra e presentato alla Royal Academy soltanto nel 1836. Tra il soggiorno romano e l’esposizione passarono dunque anni durante i quali Turner poté riprendere l’opera, perfezionarla e sovrapporre nuovi strati di colore. Nell’intervista lo specialista lega proprio a questa lavorazione successiva la ricchezza della superficie che vediamo oggi. Roma era stata la meta conclusiva del Grand Tour, il viaggio di formazione che portava in Italia artisti e viaggiatori europei. Per Turner aveva anche un significato più specifico: era la città di Claude Lorrain, il grande paesaggista che ammirava. Raggiungerla significava confrontarsi con i luoghi e con la tradizione pittorica che avevano contribuito a formare il suo sguardo.

«È nei soggetti a lui più intimamente legati che Turner esprime al meglio il proprio talento, e nessun luogo gli fu più caro di Roma», afferma Gascoigne. La veduta dall’Aventino nasce dentro questa relazione, tra studio della città e lunga elaborazione in pittura.

Da una commissione a un dono di nozze

Il primo destinatario fu Hugh Andrew Johnstone Munro of Novar, amico e mecenate di Turner, che commissionò il dipinto. Gascoigne ricorda anche la sua attività di artista dilettante e i viaggi dedicati al disegno compiuti insieme al pittore. Il rapporto tra i due aiuta a capire il tempo concesso alla realizzazione di un’opera tanto elaborata. Nel 1878, alla vendita della collezione Munro, il quadro fu acquistato per 6.142 sterline da Archibald Primrose, quinto conte di Rosebery e futuro primo ministro britannico. Lo scelse come dono di nozze per il matrimonio con Hannah de Rothschild. Secondo Sotheby’s, fu una cifra nettamente superiore a quella raggiunta da qualsiasi altro dipinto in quella vendita.

L’opera rimase nella famiglia Rosebery fino all’asta del 2014, quando Sotheby’s la vendette per 30,3 milioni di sterline, stabilendo il record d’asta dell’artista. Il comunicato della casa d’aste indica quel primato come ancora imbattuto e sottolinea che, dall’acquisto del 1878, il dipinto ha cambiato proprietario una sola volta. Questa continuità nella provenienza accompagna l’eccezionale conservazione. Il quadro arriva alla nuova vendita con una storia di passaggi molto limitati e una superficie che permette ancora di seguire da vicino il lavoro di Turner.

La destinazione del dipinto resta aperta. Gascoigne, nella nostra intervista, auspica anche un possibile approdo in Italia: «Sarebbe meraviglioso vederlo in un museo italiano». Lo specialista sottolinea il legame tra Turner e il nostro Paese, soggetto di alcune delle sue opere più importanti, e ricorda che l’asta sarà aperta tanto alle istituzioni quanto ai collezionisti privati.

Il ritorno a Roma e la prossima asta

«Credo veramente che non ci siano posti come Roma dove il dialogo tra il passato e il presente si percepisca in maniera così immediata e profonda», dice Mario Tavella, Chairman Europe, President di Sotheby’s France e Chairman of Major Collections, Europe, intervenendo davanti al dipinto. Tavella ricorda la lunga presenza di Sotheby’s in Italia, iniziata con il primo ufficio a Firenze nel 1968, e il rapporto con collezionisti e istituzioni. La scelta di presentare qui l’opera, prima dell’asta londinese, risponde però soprattutto al legame con la città che la ispirò. «C’è qualcosa di veramente evocativo nel tornare qui dopo due secoli», osserva.

L’esposizione offre inoltre al pubblico italiano un’occasione rara di incontrare una veduta di Turner di questa importanza. Sotheby’s la presenta come l’opera di maggior valore mai esposta in Italia da una casa d’aste: una dichiarazione legata alla stima attuale, che precede il risultato della vendita.

Lorenzo Rebecchini e il valore del quadro per Roma

Nella nostra intervista video, Lorenzo Rebecchini, Managing Director Italy e Senior Specialist di Modern & Contemporary Art di Sotheby’s, a Milano, insiste sulla possibilità di condividere il dipinto con la città: «Per noi è importante anche che la città di Roma e i cittadini di Roma possano venire ad ammirare un lavoro così importante che ritrae la propria città». Alla domanda sul mercato, esprime una valutazione positiva, richiamando i risultati delle aste primaverili e gli appuntamenti previsti entro dicembre. È il punto di vista della casa d’aste che si prepara a offrire l’opera. Il risultato di Rome, from Mount Aventine si conoscerà invece il 9 dicembre, a Londra: i 50 milioni di sterline sono la stima annunciata, non un prezzo già raggiunto.

Intanto, fino al 1° ottobre, il quadro resta a Palazzo Rondinini. Davanti alla tela si può seguire il percorso del Tevere, cercare il Colosseo spostato dentro la veduta e osservare gli edifici che affiorano dalla luce. Oppure tornare ai bordi, dove le dita di Turner hanno lasciato una traccia del suo lavoro: Roma dipinta, e le mani che la tenevano.

Foto: Sotheby’s

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