Un volto ridotto a naso e labbra, il piede di un re abbattuto, un gesso colpito dalla guerra. A Palazzo Strozzi cinque sculture mostrano che non tutte le fratture hanno la stessa storia.
Di un volto sono rimasti soltanto il naso e le labbra. Il resto dobbiamo immaginarlo, senza sapere esattamente quando o come sia andato perduto. È uno dei frammenti più piccoli di Broken. Il potere del frammento, la mostra aperta a Palazzo Strozzi, a Firenze, fino al 24 gennaio 2027. Ed è un buon punto da cui cominciare: davanti a una scultura incompleta, la prima domanda è spesso: cosa manca?. La più interessante, tuttavia, è perché.
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Le oltre ottanta opere esposte attraversano epoche e luoghi lontanissimi. Alcune sono state danneggiate dalle guerre, altre abbattute per colpire il potere che rappresentavano. Altre ancora sono state ricomposte o create per apparire frammentarie. Cinque immagini della mostra aiutano a distinguere queste storie.
Akhenaton: un volto ridotto a naso e labbra
In mostra troverete un piccolo frammento in calcare provienente da Akhetaton, oggi Amarna, la città fondata dal faraone Akhenaton. Probabilmente apparteneva a un suo ritratto. Dopo la morte del sovrano, la riforma religiosa che aveva introdotto fu abbandonata: molte statue vennero distrutte o riutilizzate e si tentò di cancellarne la memoria.

Questo contesto non permette però di stabilire come si sia spezzato proprio questo ritratto. È una distinzione essenziale: conoscere la storia di un’epoca non significa conoscere ogni evento accaduto a un’opera. Il frammento, intanto, costringe lo sguardo a fermarsi sulla forma delle labbra, un dettaglio che in una figura intera forse non noteremmo.
Luigi XIV: il piede sopravvissuto a una statua abbattuta
Qui il momento della distruzione è noto. La grande statua equestre di Luigi XIV, collocata in Place Vendôme a Parigi, fu abbattuta il 12 agosto 1792, durante la Rivoluzione francese. A Palazzo Strozzi ne è esposto il piede sinistro in bronzo.

Un monumento equestre celebrava il sovrano nel cuore della città. Distruggerlo significava prendere di mira l’autorità che quell’immagine rendeva visibile. Il piede non racconta soltanto com’era fatta la scultura: testimonia il giorno in cui una parte della popolazione decise che non voleva più vederla al suo posto. Il percorso mostra altri casi in cui danneggiare una scultura rappresentava un attacco al potere politico o religioso. Tra questi c’è il busto di Mussolini realizzato da Adolfo Wildt nel 1923, perforato dai colpi inferti dai partigiani dopo la Liberazione. Le ferite non sono un incidente da cancellare: raccontano un momento successivo alla creazione dell’opera, decisivo per comprenderla oggi.
Canova: le ferite della Prima guerra mondiale
Il Busto de La Religione di Antonio Canova è un gesso conservato nella Gypsotheca di Possagno. Durante la Prima guerra mondiale, i colpi d’artiglieria che investirono il luogo danneggiarono anche le opere custodite al suo interno. La mostra presenta questo busto tra le testimonianze di quella distruzione.

Il gesso rende particolarmente concreta la fragilità della scultura. Non siamo davanti alla rovina di un’antichità remota, consumata nei secoli: l’opera porta i segni di un conflitto di cui conosciamo la storia. Guardarla oggi significa tenere insieme il lavoro di Canova e ciò che è accaduto dopo, quando quella scultura era già patrimonio da conservare.
Vezzoli: quando un frammento diventa una nuova opera
Non tutti gli artisti cercano di restituire a un frammento l’aspetto che aveva in origine. In The Swan (2023), Francesco Vezzoli unisce una testa romana in marmo, databile alla metà del II secolo d.C., a un busto frammentario realizzato molti secoli più tardi.

Le due parti non appartenevano allo stesso corpo. L’accostamento è visibile e voluto: Vezzoli usa materiali di epoche diverse per creare una figura nuova. È una risposta possibile alla domanda che percorre Broken: un frammento può essere conservato, restaurato, ma anche diventare il punto di partenza di un’altra immagine.
Michelangelo: il braccio che non doveva esserci
Il Bozzetto di nudo femminile, modellato da Michelangelo intorno al 1533 e conservato a Casa Buonarroti, sembra aver perso entrambe le braccia. Le due assenze, però, hanno origini diverse. Il braccio sinistro è spezzato, mentre sotto il margine dell’altro sono visibili le impronte delle dita dell’artista, che lo modellò perché terminasse proprio lì. Nella stessa piccola figura convivono quindi un danno e una scelta. Michelangelo le diede l’aspetto di un frammento: non occorre immaginare un braccio perduto per considerarla compiuta. È forse il dettaglio che più cambia il nostro modo di guardare le altre opere in mostra. Prima di chiedere a una statua che cosa le manchi, bisogna capire che cosa l’artista avesse deciso di farci vedere.

Nel cortile, Mark Manders riprende questa incertezza con Silent Studio (Reduced to 88%). La monumentale Tilted Head sembra modellata nell’argilla, ma è un calco in resina; gli arredi attorno sono ridotti all’88% delle dimensioni reali. Qui la fragilità è un effetto costruito: la resina sembra argilla e le proporzioni degli arredi alterano la percezione dello spazio. Anche ciò che appare provvisorio è stato progettato per restare esattamente così.
Broken a Palazzo Strozzi: date, orari e biglietti

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Broken. Il potere del frammento è visitabile a Palazzo Strozzi, Firenze, fino al 24 gennaio 2027. È aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20, il giovedì fino alle 23. Prezzi, riduzioni e acquisto dei biglietti sono nella biglietteria ufficiale.
Foto preview: Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio.
