Dal Landspeeder di Luke Skywalker a Frida Kahlo, Van Gogh e Banksy: il Lucas Museum apre a Los Angeles cancellando le gerarchie tra arte e cultura pop.
C’è il Landspeeder guidato da Luke Skywalker in Una nuova speranza, ma ci sono anche Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo, Vincent van Gogh, Norman Rockwell, Robert Capa, Diego Rivera, Banksy e i fumetti di Charles Schulz. Il Lucas Museum of Narrative Art apre al pubblico il 22 settembre 2026 a Los Angeles con un’idea semplice e, per un museo, ancora piuttosto radicale: le immagini che hanno costruito il nostro immaginario non devono essere separate in categorie considerate più o meno nobili. Pittura, cinema, illustrazione, fotografia, fumetti, manga e murales vengono presentati come parti di una stessa storia. Quella del modo in cui gli esseri umani hanno imparato a raccontarsi attraverso le immagini.
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Fondato da George Lucas e Mellody Hobson, il museo occupa un edificio di circa 28 mila metri quadrati progettato da Ma Yansong, fondatore di MAD Architects, insieme a Stantec. Al suo interno, oltre 9 mila metri quadrati sono destinati alle esposizioni, distribuite in più di trenta gallerie. «Gli artisti di questa collezione non hanno soltanto creato immagini. – ha spiegato Lucas – Hanno collegato la nostra immaginazione moderna alle nostre emozioni più antiche».
Che cosa contiene il Lucas Museum of Narrative Art
La collezione attraversa epoche e linguaggi molto diversi: dalle opere di Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo alle illustrazioni di Norman Rockwell e Frank Frazetta, dai fumetti underground di Robert Crumb ai materiali cinematografici del Lucas Archives, che raccoglie la produzione di George Lucas dal 1971 al 2012. L’idea non è mostrare la cultura pop accanto all’arte per renderla più attraente, ma riconoscerle lo stesso valore narrativo. Illustrazioni, fumetti e cinema vengono quindi osservati come strumenti capaci di creare miti, trasmettere valori e dare forma a identità collettive, esattamente come la pittura e la scultura hanno fatto per secoli.

«Volevamo un museo diverso da qualsiasi altro, capace di far entrare dalla stessa porta persone provenienti da ogni ambiente. – ha dichiarato Mellody Hobson – La collezione contiene così tante storie differenti perché ognuno possa riconoscervi, da qualche parte, se stesso e il mondo che conosce». Le mostre inaugurali presentano oltre 1.300 opere. Il percorso comincia con The History of Narrative Art: Heroes • Myths • The Sacred, dedicata al modo in cui il racconto visivo ha prodotto mitologie, consolidato comunità e contribuito a definire il potere politico e religioso.

Accanto alle opere originali compaiono riproduzioni ad alta fedeltà di luoghi e manufatti impossibili da spostare, realizzate attraverso immagini ad alta risoluzione e scansioni 3D. Tra queste figurano il soffitto della Cappella Sistina, i tori androcefali del palazzo di Sargon II conservati al Louvre, le pitture delle grotte di Altamira e la Pietra del Sole azteca.
Da Van Gogh ai manga, senza gerarchie
Ai piani superiori il racconto procede per temi, tecniche e generi. Amore, famiglia, lavoro, sport, avventura e paura attraversano opere di Van Gogh, George Bellows, Jacob Lawrence, Beatrix Potter ed Ernie Barnes. Altre sezioni sono dedicate alla fotografia, ai graphic novel, ai manga e ai murales, con lavori di Takashi Murakami, Gordon Parks, JR e Judith F. Baca. Una galleria rende omaggio ai grandi illustratori americani del Novecento, da Norman Rockwell a N.C. Wyeth, mentre lo spazio dedicato alle narrazioni monumentali presenta opere e materiali di Diego Rivera, JR e Banksy, insieme all’archivio di The Great Wall of Los Angeles, il murale lungo circa ottocento metri realizzato da Judith F. Baca.

Il museo rende così visibile una storia dell’arte che spesso è rimasta ai margini delle istituzioni: quella delle immagini riprodotte, stampate, proiettate o incontrate per strada. Immagini magari familiari a milioni di persone, ma raramente osservate insieme all’interno di uno stesso percorso museale.
Star Wars in Motion, gli archivi di George Lucas
Il cinema occupa naturalmente una posizione centrale. La mostra inaugurale Star Wars in Motion è dedicata ai veicoli terrestri comparsi nei primi sei film della saga creata da Lucas. Disegni preparatori, costumi e oggetti di scena raccontano come siano nati mezzi diventati parte dell’immaginario popolare: dal Landspeeder di Luke alla Wheel Bike del generale Grievous, della quale viene esposto il primo modello fisico.

Due sale cinematografiche propongono inoltre proiezioni continue. Il Robert Flaherty Theater esplora la capacità del cinema di registrare la realtà, mentre lo Slavko Vorkapich Theater è dedicato ai meccanismi che producono l’illusione del movimento: luce, colore, montaggio e suono. Gli spettatori possono entrare e uscire liberamente, seguendo programmi di durata compresa fra pochi minuti e un’ora e mezza.
Un museo senza una linea retta
Prima ancora delle collezioni, però, a imporsi è l’edificio. Ma Yansong lo ha immaginato come una forma sospesa nel parco, a metà tra una nuvola e un’astronave. Non presenta una sola linea retta e si solleva al centro creando una grande piazza coperta, attraversata da un arco di oltre 56 metri. La superficie esterna è composta da più di 1.200 pannelli curvi, ciascuno realizzato con una forma differente. Secondo l’architetto, il progetto non doveva limitarsi a contenere delle storie, ma diventare esso stesso parte del racconto: «Volevo creare un edificio leggero e libero come una nuvola o un sogno».

Intorno sorgono oltre cinque ettari di parco progettati da Mia Lehrer e Studio-MLA, al posto di quello che in precedenza era un parcheggio asfaltato. Più di trecento alberi, un giardino sospeso, un anfiteatro, una fontana a cascata e dieci sculture monumentali trasformano il campus in un nuovo spazio pubblico per South Los Angeles. Il parco è accessibile gratuitamente. Completano il museo una biblioteca di ricerca aperta gratuitamente ai visitatori, con oltre 30 mila fumetti, materiali della Skywalker Ranch Library e circa tremila libri d’arte donati da Steve Martin e dalla moglie Anne Stringfield.

Il Lucas Museum nasce così attorno a una domanda più ampia di Star Wars: quali immagini meritano di entrare in un museo? La risposta di George Lucas è che non conta se provengano da una tela, da una striscia a fumetti o da una galassia lontana. Conta la storia che sono riuscite a farci credere.
Foto: Ufficio Stampa Lucas Museum of Narrative Art
