Con ‘Diluvium’, JR porta una grande onda sulla facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana. Nella videointervista racconta la paura, la memoria e la fragilità della conoscenza.

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Un’onda gigantesca sembra travolgere la facciata cinquecentesca della Biblioteca Apostolica Vaticana. Non è soltanto l’immagine di una catastrofe. Dentro quella massa d’acqua, JR ha concentrato una domanda che riguarda la memoria, la conoscenza e la loro vulnerabilità: che cosa riusciremmo davvero a salvare? L’artista francese è arrivato in Vaticano con Diluvium, l’installazione monumentale che apre AQVA, primo capitolo del nuovo ciclo espositivo quinquennale Catastrofe e Meraviglia. Visitabile dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027, la mostra mette in dialogo il patrimonio della Biblioteca Vaticana con gli interventi contemporanei di JR, del tipografo Bill Moran e dello chef Fulvio Pierangelini.

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Al centro c’è l’acqua, osservata nella sua doppia natura: può distruggere la carta e cancellare ciò che custodisce, ma è anche uno strumento utilizzato per restaurare e restituire vita ai libri. Una contraddizione che attraversa tutta la mostra e che, nell’opera di JR, assume le dimensioni di un’immagine impossibile da ignorare.

Diluvium, l’onda di JR sulla Biblioteca Vaticana

«Quando si crea un’opera d’arte come questa, può far pensare a una catastrofe oppure alla meraviglia, a qualcosa capace di farci sognare», racconta JR. «Penso però che la prima cosa che si provi davanti a un’immagine del genere sia la paura. – continua – Una grande onda richiama qualcosa di molto profondo dentro di noi: il suo potere, il suo rumore e anche ciò che più temiamo». Per realizzare Diluvium, JR è partito da un’incisione di Gustave Doré. Ha isolato l’onda dal contesto originario, trasformandola in un’immagine più universale e collocandola sulla facciata della Biblioteca. Dietro di essa sono conservati alcuni dei documenti più preziosi della storia umana.

«Installarla su una biblioteca introduce l’idea della protezione dei nostri archivi più importanti. – spiega – Ma pone anche una domanda: saremo davvero in grado di proteggerli? Vediamo sempre più spesso gli effetti del cambiamento climatico in diverse parti del mondo e ci chiediamo come sia possibile difendere piccoli pezzi di carta che contengono la conoscenza, ma sono così fragili. Questa dualità è presente in ogni aspetto dell’opera». La paura provocata dall’onda, dunque, non nasce soltanto dalla sua imponenza. Deriva dalla consapevolezza di ciò che potrebbe portare via.

«È così grande che ci si domanda che cosa sia effettivamente possibile salvare. – dice l’artista – Credo che sia una grande domanda e anche una metafora di ciò che cerchiamo di fare davanti a una catastrofe. Lo abbiamo visto anche quest’estate con gli incendi: le persone sono costrette a decidere che cosa possono davvero mettere in salvo».

L’acqua che distrugge e quella che restaura

Il paradosso dell’acqua continua all’interno della mostra. AQVA attraversa manoscritti, libri a stampa, incisioni e oggetti delle collezioni vaticane, fino a una sezione dedicata al Laboratorio di Restauro della Biblioteca. L’elemento capace di rovinare la carta viene impiegato anche nei procedimenti che permettono di pulirla e conservarla. «Quando sono stato invitato a seguire il filo dell’acqua, non sapevo esattamente che cosa stessi cercando. – ricorda JR – È interessante pensare che l’acqua possa distruggere un libro o un archivio, ma possa essere utilizzata anche per restaurarlo e ripararlo. Esistono molte tecniche che impiegano l’acqua per pulire i libri ed è anche ciò che la mostra dimostra, raccontando come siano stati salvati molti volumi dopo l’alluvione di Firenze».

Cuore scientifico e simbolico del percorso è l’Aquatilium animalium historia di Ippolito Salviani, trattato sui pesci pubblicato nel 1557 e presentato in due esemplari di particolare pregio. Intorno a esso, il percorso si estende dal De re coquinaria di Apicio ai racconti di viaggio di Giovanni Battista Ramusio, fino ai bestiari marini e alle opere contemporanee. JR firma anche Undae, seconda installazione site-specific concepita per gli ambienti della Biblioteca. In entrambe le opere la monumentalità dell’immagine si confronta con la fragilità fisica dei libri: oggetti minuti, vulnerabili, capaci però di trasportare pensieri e voci attraverso i secoli.

JR in Vaticano, tra architettura e memoria

JR ha costruito parte della propria ricerca trasformando edifici e monumenti attraverso immagini di dimensioni monumentali. Ha lavorato sui confini, nei quartieri delle città e sulla Piramide del Louvre. Il Vaticano, tuttavia, rappresentava per lui un luogo quasi impensabile. «Lavoro con l’architettura e non importa quale sia il luogo: può essere un confine, un monumento o la Piramide del Louvre. – commenta – Ma non avevo mai pensato che un giorno sarebbe stato possibile intervenire in Vaticano e, soprattutto, sulla Biblioteca Vaticana. È qualcosa di molto speciale».

Anche questo luogo conserva una memoria legata all’acqua. JR ricorda un’incisione che mostra la piazza vaticana trasformata in uno spazio allagato, attraversato da imbarcazioni e utilizzato per spettacoli acquatici. Un’immagine del passato che Diluvium sembra riportare in superficie, assegnandole però un significato nuovo. L’installazione è temporanea e, prima o poi, scomparirà dalla facciata. Ma per JR è proprio qui che un’immagine può dimostrare la propria capacità di resistere. «È interessante trovarsi in un luogo nel quale si possono riportare in vita immagini e ricordi del passato. – conclude – Quando quest’opera non ci sarà più, alcuni frammenti rimarranno dentro di noi. In questo senso, quell’immagine non se ne andrà mai davvero».

La mostra
AQVA, primo capitolo di Catastrofe e Meraviglia, è visitabile alla Biblioteca Apostolica Vaticana dal 25 settembre 2026 al 14 maggio 2027, il venerdì e il sabato. Il venerdì sono previste visite serali guidate; il sabato visite con audioguida in fasce orarie contingentate. La prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata almeno 48 ore prima. Qui le info.

Foto di Olivia Rainaldi

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