Superando la dimensione antropocentrica e restituendoci un’opera profondamente ambientalista, Isaac Julien ha portato negli spazi dell’Uccelliera di Villa Borghese ‘All That Changes You. Metamorphosis’.
Superando la dimensione antropocentrica e restituendoci un’opera profondamente ambientalista, Isaac Julien ha portato negli spazi dell’Uccelliera di Villa Borghese All That Changes You. Metamorphosis, installazione filmica curata da Lorenzo Giusti e disponibile fino al 25 ottobre, in dialogo con Metamorfosi. Ovidio e le arti, la mostra a cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten visitabile in Galleria Borghese fino all’11 ottobre.
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In uno splendido contrasto con i marmi e i soffitti affrescati dell’Uccelliera, l’installazione filmica è stata ripensata appositamente per gli spazi del museo romano: in All That Changes You. Metamorphosis mito, architettura e immagini in movimento dialogano fra loro interpretando la metamorfosi non come episodio isolato, ma come processo continuo che attraversa natura, storia, esperienza umana e rapporti tra specie.
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Da Palazzo Te all’Uccelliera della Galleria Borghese
L’opera di Julien è stata realizzata nel 2025 e prende avvio dal ciclo di affreschi di Giulio Romano a Palazzo Te, a Mantova: l’installazione iniziale su dieci schermi è stata ridotta per gli ambienti dell’uccelliera, ma non ha per questo perso in fascino e magnetismo.

Un gioco di frammentazione e di specchi, attraverso paesaggi e architetture differenti, rifrange le immagini della Cosmic House di Charles Jencks a Londra, delle foreste di sequoie del Redwood National and State Park, in California, delle profondità degli oceani e di diverse architetture moderne. In un rimando di luci e suoni, e in dialogo con il giardino seicentesco della Cipolla, Isaac Julien ci parla di metamorfosi intrecciando riferimenti letterari e filosofici diversi: dalle riflessioni di Donna Haraway sulle relazioni multispecie alla narrativa visionaria di Nalo Hopkinson, fino alla fantascienza di Octavia E. Butler. Ne deriva una prospettiva che supera la centralità esclusiva dell’essere umano e guarda alla trasformazione come strumento per ripensare la convivenza e il rapporto con il pianeta.
Sheila Atim e Gwendoline Christie tra mito e futuro
Protagoniste del film sono Sheila Atim e Gwendoline Christie (la Brienne di Tarth di Game of Thrones) interpreti di due enigmatiche figure celesti e profetiche. Il loro viaggio attraversa epoche, ambienti naturali e architetture, interrogando il mutamento come condizione permanente dell’esistenza e come possibilità di immaginare nuove relazioni tra esseri umani, ambiente e altre specie.
Il dialogo con Metamorfosi. Ovidio e le arti amplia il significato dell’installazione. Se nel poema ovidiano il cambiamento costituisce una legge universale che coinvolge uomini, divinità, animali e paesaggi, Julien ne propone una rilettura contemporanea, mettendo in rapporto il mondo naturale, quello culturale e quello tecnologico.
«Attraverso la fantasia e l’allegoria di questa nuova installazione filmica, cerco di sovvertire l’egemonia visiva che domina i regimi tecnologici della rappresentazione», spiega l’artista, che invita quindi a considerare la metamorfosi non soltanto come tema derivato dal mito classico, ma come pratica capace di generare nuovi immaginari e nuove forme di coesistenza.
Isaac Julien tra cinema, arti visive e installazione
Nato a Londra nel 1960, Isaac Julien sviluppa da oltre quarant’anni una ricerca al confine tra cinema, arti visive e installazione. Nei suoi lavori affronta questioni legate all’identità, alla memoria, alla migrazione, alla storia e alla rappresentazione, costruendo ambienti cinematografici spesso articolati su più schermi.
Le sue opere sono state presentate in importanti musei internazionali, dalla Tate Britain al Museum of Modern Art di New York, dal Centre Pompidou al Whitney Museum of American Art. Nel 2022 Julien ha ricevuto il Kaiserring Goslar Award e ha ricevuto la nomina di cavaliere dalla regina Elisabetta II nell’ambito dei Birthday Honours.
All That Changes You. Metamorphosis porta ora questa ricerca all’interno della Galleria Borghese, facendo dell’Uccelliera uno spazio nel quale memoria antica, paesaggio e tecnologia concorrono a interrogare le forme del cambiamento.
